I critici-critici del capitalismo, cioè gli ipercritici,
il tritume ampolloso alla Fusaro ad esempio, rilevano solo il lato negativo,
per così dire cattivo, del modo di produzione borghese. Essi vedono nel
capitalismo solo sfruttamento e miseria, non colgono nel suo sviluppo l’aspetto
rivoluzionario, distruttivo che rovescerà la vecchia società borghese, non
vedono nel movimento storico del capitale la produzione delle condizioni
materiali dell’emancipazione sociale. Perciò rimpiangono gli stalinismi e i
maoismi, pur con le necessarie cautele e virgolette del caso.
Si sottovaluta spesso il fatto che vi è progresso
anche laddove lo sviluppo estremamente unilaterale si accompagna a conseguenze
che immediatamente sono distruttive e che da un punto di vista etico e morale
respingiamo, ma che nell’ambito di una valutazione storica di una formazione
sociale sarebbe sciocco ridurre a un giudizio di valore morale. Ciò vale per la
schiavitù antica come per quella moderna, e sempre a tale riguardo tutta la
descrizione sugli effetti estremi tra ricchezza e povertà che scaturiscono da
questo sistema economico (*).
Tuttavia, storicamente questa forma sociale, il
capitalismo, era necessaria per sviluppare le forze produttive della società a
un grado che renderà possibile – e potenzialmente già oggi rende possibile –
uno sviluppo egualmente degno di tutti i componenti della società. Non è una
faccenda di breve momento, d’accordo, ma si tratta di una possibilità concreta,
e perciò realistica. Per questo scopo tutte le forme sociali precedenti,
comprese le società cosiddette comuniste del XX secolo, erano troppo povere.
Solo la produzione capitalistica crea le ricchezze e le forze produttive a ciò
necessarie.
Il superamento del modo di produzione capitalistico sarà
possibile solo in forza dal suo sviluppo e del movimento contraddittorio delle
sue stesse leggi. Allo stato si tratta ancora e solo di una possibilità, la
quale risulta necessariamente dalla realtà, poiché il possibile è una
componente indissolubile della realtà proprio come tutto ciò che di volta in
volta si attua nel grado della sua probabilità.
Studiando a fondo i nessi e i motivi del movimento storico della formazione
economico-sociale attuale, possiamo trovare quali delle possibilità esistenti
di trasformazione hanno un alto grado di probabilità e quali invece ne hanno
uno di molto limitato. Oltre non si può andare.
(*) «Solo la
schiavitù rese possibile che la divisione del lavoro tra agricoltura e
industria raggiungesse un livello considerevole e ciò rese possibile il fiore
del mondo antico: la civiltà ellenica. Senza la schiavitù non sarebbero
esistiti né lo Stato, né l'arte, né la scienza della Grecia: senza la schiavitù
non ci sarebbe stato l'Impero romano. Ma senza le basi della civiltà greca e
dell'Impero romano non ci sarebbe l'Europa moderna [altro che “radici
cristiane”, nota mia]. Non dovremmo mai
dimenticare che tutto il nostro sviluppo economico, politico e intellettuale ha
come presupposto uno stato di cose in cui la schiavitù era tanto necessaria
quanto generalmente riconosciuta. In questo senso abbiamo il diritto di dire
che senza l'antica schiavitù non ci sarebbe il moderno socialismo» (Engels,
Anti-Dühring, II sezione, cap. 4).
