lunedì 19 ottobre 2026

La primavera inizia a ottobre

Colgo una certa finta sorpresa a riguardo del fatto che la rivolta studentesca sia caratterizzata anche da contenuti etnici. Non in Francia, dove la cosa è del tutto naturale. E del resto la cosa si poteva prevedere anche qui da noi ed è anzi solo all’inizio. Né, tantomeno, deve sorprendere la collera di questo proletariato giovanile che si sente escluso non solo dal futuro prossimo ma già nel presente.

La borghesia, alta, media e bassa, continua a macinare successi finanziari, immobiliari, commerciali chiedendo peraltro di continuare a evadere o eludere le imposte già ridicole sul patrimonio e sui profitti estorsivi e fraudolenti. Può davvero ritenere che tutto ciò possa continuare all’infinito nel mentre almeno due terzi della società ne vengono di fatto esclusi?

Nel dettaglio: quando il presidente si rivolge direttamente alla nazione in televisione, la situazione è seria. Ed è proprio quello che ha fatto Macron ieri sera. Il giorno prima, sabato, centinaia di migliaia di persone erano scese in piazza in tutto il Paese, chiedendo migliori opportunità di istruzione, protestando contro l’alto costo della vita e manifestando contro la brutalità della polizia. No, non è un altro maggio ’68. Questi giovani non possono aspirare a qualcosa che questa società non può loro offrire. E l’hanno ben chiaro!

Alle proteste hanno partecipato studenti delle scuole e delle università in sciopero, sindacalisti e, per la prima volta, i Gilet Gialli. Secondo i dati degli sbirri, hanno partecipato 550.000 persone in tutto il Paese, di cui 110.000 a Parigi. Gli organizzatori hanno affermato che il numero dei manifestanti fosse di 800.000. Ad ogni buon conto si tratta di numeri importanti se si considera che non sono incentrati sul rifiuto collettivo di una specifica proposta governativa, come nel caso della riforma francese delle pensioni del 2023.

Ed in Italia? Il governo pensa a un nuovo decreto repressivo. I fascisti, di qualunque odore politico, possono pensare solo a reprimere. Compresa la sedicente sinistra, che ci ha fatto ingoiare per decenni privatizzazioni, precarietà e le prepotenze del grande capitale, mentre ora si dedica deliziosa ai “diritti” civili. Non può tollerare la “violenza” che ha come obiettivo la proprietà privata, ossia gli interessi dello zoccolo duro dei suoi elettori ZTL.

«Vorrei essere un bidone della spazzatura», ha scritto un giovane manifestante, «così la polizia mi proteggerebbe». Questa frase coglie la realtà, sia sotto l’aspetto delle violenze della polizia e sia sotto l’aspetto delle “violenze” dei manifestanti. Se questi ultimi, in Francia, Italia, Albania, Belgio e Portogallo vorranno che la primavera cominci davvero in autunno, dovranno alzare il livello qualitativo del confronto. Finora gli obiettivi sono stati piuttosto banali, con fuocherelli e lancio di sassi.

Per esempio, a Limoges, il municipio, edificio storico protetto, è stato parzialmente incendiato. Duemila persone sono state arrestate e quella gran figa in cipria di Macron le ha minacciate di gravi conseguenze legali. Perché rischiare così tanto per ottenere così poco? Mi pare evidente l’improvvisazione e la mancanza di strategia e di coordinamento. Sono cose che possono maturare con il tempo, e del resto non possono farsene carico solo gli studenti dei licei.

Ma soprattutto il ragionamento dev’essere politico. Guardiamoci intorno: che cosa potrà ancora venire da questo assetto sociale e dai suoi rapporti di produzione e di scambio? Non è un modo di dire! In un momento storico nel quale l’irrompere delle nuove tecnologie e una digitalizzazione pervasiva spiazza ogni giorno di più, chi non ha capitali da investire e non vive in una bolla di privilegio, dunque una qualsiasi persona “normale”, che cosa può aspettarsi già domani mattina?

Ecco cosa può aspettarsi: un generale sciroccato ma a capo di un esercito che invita la gente a prepararsi alla guerra e ai relativi “sacrifici” così come la si potrebbe invitare ad aderire a una raccolta fondi per una calamità naturale! Mi sembra ovvio e chiaro che qui in discussione non ci può essere solo scuola, alloggi, sanità, pensioni e simili. Ripeto: che cosa potrà ancora venire da questo assetto sociale e dai suoi rapporti di produzione e di scambio? Lo scrivevo in apertura di questo blog nell’ormai lontanissimo gennaio 2010:

È un classico della storia l’alternanza di fasi di stagnazione e di rapido sconvolgimento. Marx ha scritto pagine mirabili su questo tema. La quantità di tutto ciò che questa società ci impone e ci infligge ha già superato la soglia oltre la quale ogni equilibrio faticosamente costruito viene rotto con violenza. Marx ha scritto che ogni epoca si pone solo i problemi che può risolvere, e questo è vero; e oggi siamo giunti precisamente al punto in cui non è più possibile risolverne nessuno senza risolverli tutti.


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