Non è un caso che il termine “propaganda” derivi dalla Propaganda Fide (formalmente Sacra Congregatio de Propaganda Fide) del 1622, ovvero la fede che il papato desiderava diffondere. Il papato e gli imperatori disponevano di un vasto ed efficace apparato mediatico per la loro propaganda.
Sermoni in chiese gremite, simboli anti-islamici nella numismatica e nell’araldica, teatro, poesia, la moltitudine di opuscoli, le arti performative: ovunque, nel corso dei secoli, le argomentazioni venivano deliberatamente presentate come anti-islamiche e anti-turche.
L’islam, con la sua tradizione quasi priva di immagini e con la diffusione del Corano solo in forma calligrafica, non aveva nulla per contrastare questo apparato mediatico, sorto anche grazie alla nuova stampa.
Il papato tardo medievale fece di tutto per mantenere il proprio potere, che considerava minacciato dalla diffusione della “setta dell’islam”. Oltre alla sua influenza ideologica, alimentava la “minaccia turca” servendosi anche della riscossione della “decima turca” per finanziare gli eserciti delle “guerre turche”.
Gli stessi slogan maligni, ripetuti più volte, un intero arsenale di contenuti stereotipati: i turchi sono crudeli, rapiscono i bambini cristiani e li impalano sulle recinzioni dei giardini, violentano le donne, sono barbari, assetati di sangue, lussuriosi, bestiali.
Il catalizzatore di tutto ciò fu la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453. Naturalmente, la perdita della seconda Roma, fu una ferita dolorosa per i cristiani del continente europeo. Fu una sconfitta in guerra. E questa perdita dovette essere compensata da una campagna di propaganda il cui veleno aleggia ancora oggi.
Con il rafforzamento dell’impero e la sua manifestazione nel Sacro Romano Impero Germanico, e in particolare con l’impegno degli Asburgo nell’unificare gran parte dell’Europa sotto la loro guida, vennero reclutati eserciti congiunti sotto il comando asburgico.
Emersero anche forme di resistenza. La nobiltà e i ceti sociali emergenti bloccarono o ritardarono la riscossione delle tasse per proteggere i propri interessi finanziari. la Francia e la Repubblica di Venezia, ad esempio, mantennero per un certo periodo lucrosi scambi commerciali con l’Impero Ottomano, e anzi in accesa concorrenza tra loro.
Emersero gli Stati nazionali, che perseguivano i propri interessi e stringevano alleanze di convenienza. Anche le guerre di religione cristiane nel tempo persero forza e mordente. L’idea di un Occidente cristiano unificato, costretto a difendersi dall’”altro”, si dissolse.
L’Europa non fu mai una patria comune; non si sviluppò organicamente. Piuttosto, sorse e si sviluppò come potenza militare, plasmata da un senso di superiorità civile, alimentato dal rapido sviluppo borghese-capitalista e rafforzato da perenni menzogne propagandistiche.
Insomma un amalgama egemonico, fatto di espansione predatoria, colonialismo e opera missionaria cristiana. Un amalgama che oggi viene rimpianto. E dunque voce alla propaganda: la “minaccia russa”. Il nemico supremo è ancora una volta a Est. La Russia è barbara, dispotica e guerrafondaia. Sta minando i valori europei e distruggendo l’ordine democratico.
È quindi giunto il momento di alimentare nuovamente la paura e, soprattutto, di armarci per un presunto attacco imminente (che persino le agenzie di intelligence statunitensi negano). Vladimir Putin è il “sanguinario Vlad” in persona. Volodymyr Zelensky adotta il collaudato schema di disumanizzazione del nemico: “Putin riconosce la debolezza come un animale, perché è un animale”. Quando sente odore di sangue, Putin diventa forte “E divorerà tutti per cena, insieme alla vostra UE, alla NATO, alla libertà e alla democrazia”.
Esiste una stretta connessione storica tra la propaganda crociata medievale, la denuncia dei turchi all’inizio dell’età moderna e la russofobia odierna: noi contro di loro. La civiltà contro la barbarie. Noi, i giusti, contro voi, i falsi. L’Ucraina “europea” deve essere difesa dalla Russia “asiatica”.
Kiev, la città ai confini più remoti dell’Europa, non deve cadere nelle mani dei barbari come accadde a Costantinopoli. Le nostre sanzioni rovineranno la Russia. L’Europa è un giardino, il resto del mondo una giungla. Ormai l’unico collante politico che ancora tiene unita l’UE è la “minaccia russa”.
Non è una coincidenza che esista un innegabile parallelismo tra la disumanizzazione del nemico e il genocidio israeliano contro i palestinesi. Il ministro della guerra Yoaw Gallant, dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023, dichiarò: “Stiamo combattendo contro degli animali umani e ci comportiamo di conseguenza”. Pertanto, anche Ursula von der Leyen può affermare senza mezzi termini: “Russia e Hamas sono molto simili”.
È la guerra contro i “putinisti” (che si collocano subdolamente sia a destra che a sinistra), insieme alla vecchia spinta verso Est, a legittimare il riarmo. Proprio come faceva il III Reich, oggi la Germania funge da centro e forza trainante del movimento. Il Premio Nobel per la Pace assegnato all’UE nel 2012 è stato, e rimane, un premio fraudolento.
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