giovedì 1 ottobre 2026

Ce n’est qu’un début?

 

Oggi, anche i grandi giornaloni hanno scoperto ciò che avevo descritto due giorni fa, e cioè che gli studenti medi francesi sono in rivolta. E quanto in Francia s’accende la rivolta, di solito è faccenda seria. Da più di una settimana protestano contro le pessime condizioni delle loro scuole e contro ulteriori tagli al bilancio dell’istruzione. In pochi giorni, la protesta si è trasformata in un movimento nazionale. I blocchi sono proseguiti anche ieri e l’organizzazione studentesca Union syndicale lycéenne (USL) ha invitato gli studenti a continuare le manifestazioni.

Le proteste sono iniziate il 21 settembre al Lycée Antoine de Saint-Exupéry, nella periferia parigina di Créteil. Come avevo segnalato nel mio post dell’altro ieri, da lì il movimento si è diffuso prima nella regione dell’Île-de-France e poi in tutto il paese. Martedì oltre 400 scuole superiori erano interessate da proteste e blocchi, rispetto alle circa 180 di lunedì.

Edifici fatiscenti, impianti di riscaldamento guasti, a corto di insegnanti e carenza di altro personale. Inoltre c’è anche una diffusa frustrazione nei confronti del sistema di ammissione universitaria di Parcoursup (tuttavia cento volte preferibile a quello italiano). Anche gli insegnanti partecipano a scioperi e blocchi stradali e, in molti luoghi, genitori e politici locali si schierano davanti alle scuole per sostenere i giovani e proteggerli dalla polizia.

Mi pare evidente che alla fonte di queste proteste così dure (centinaia gli arresti, decine i feriti) e protratte ci dev’essere dell’altro. Un malcontento e un disagio sociale diffuso. Storicamente i giovani francesi quando scendono in piazza sono come il dentifricio che esce dal tubetto, difficile da rimettere dentro. Sarà così anche questa volta?

Martedì, il movimento studentesco si è sovrapposto allo sciopero nazionale del settore pubblico. In numerose città, i dipendenti sono scesi in piazza per protestare contro le misure di austerità del governo e chiedere salari più alti (che dovremmo dire e fare in Italia? In molte località, anche gli studenti si sono uniti alle manifestazioni.

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, circa 9,8 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, circa 1,2 milioni in più rispetto all’inizio del primo mandato di Emmanuel Macron. Per contro, la ricchezza dei miliardari francesi è raddoppiata da quando Macron si è insediato.

Sempre martedì, citavo il Grande Vecchio: «L’epoca nostra, l’epoca della borghesia, si distingue tuttavia perché ha semplificato i contrasti fra classi. La società intiera si va sempre più scindendo in due grandi campi nemici, in due grandi classi direttamente opposte l’una all’altra: borghesia e proletariato».

C’è chi non ci crede perché ha acquistato (con una mesata di salario o con i danè del babbo?) il nuovo iPhone.