Forza, tirate fuori i soldi, la guerra deve continuare. Lo ha detto Volodymyr Zelensky oggi al vertice UE di Bruxelles. Quando Zelensky è entrato questa mattina nella sala negoziale al vertice UE, proveniva da Londra, dove a quanto pare ieri si era assicurato l’appoggio britannico per il suo rifiuto di cessare gli attacchi alle raffinerie russe. Zelenskyy si è lamentato di un previsto nuovo deficit di bilancio di entità non specificata per il prossimo anno, che l’UE, ossia i relativi contribuenti, dovrebbe coprire.
Ciò vuol dire implicitamente che, visti i problemi di finanziamento degli aiuti all’Ucraina, Bruxelles ha probabilmente deciso di erogare quest’anno una quota maggiore del prestito di 90 miliardi di euro destinato a Kiev, originariamente previsto per due anni.
È pur vero che nell’immediato Zelensky non ha ricevuto promesse concrete, ma solo parole d’incoraggiamento, ad esempio dal presidente del Consiglio europeo António Costa: “Può contare su di noi, non solo per il suo sostegno in guerra, ma anche per il suo futuro come membro dell’Unione europea”. Zelenskyj ha ricambiato il complimento affermando che i capi di Stato e di governo dell’UE erano “veri leader”.
Solo lievi critiche sono giunte dal cancelliere austriaco Christian Stocker, il quale ha chiesto “maggiore trasparenza” riguardo al deficit in costante aumento. Il governo tedesco non è esplicitamente interessato a questo, tanto che a suo tempo è stato dichiarato che tale trasparenza era auspicabile, ma solo nella misura in cui non compromettesse “le capacità di difesa dell’Ucraina”. In altre parole: rubare per lo sforzo bellico è lecito.
Molti “opinionisti” fanno finta di non sapere che quando uno Stato (in questo caso gli Stati della NATO) fornisce aiuti in armi e finanziamenti a uno Stato in guerra, senza partecipare direttamente alle ostilità con le proprie truppe, non può dirsi “neutrale” e dunque è esso stesso uno Stato co-belligerante, tantopiù se fornisce informazioni di intelligence tattica in tempo reale finalizzate a colpire specifici bersagli o pianificare congiuntamente le operazioni militari sul campo.
Pertanto, anche quando si parla di minaccia russa nei riguardi dei Paesi della NATO, è necessario considerare che la Russia, quantunque come Stato aggredente, ha diritto, dal punto di vista legale, di colpire i convogli di armi una volta che questi entrano nel territorio del conflitto o persino in transito negli spazi internazionali (normata dal Diritto Internazionale Umanitario; il principio cardine è il Principio di Distinzione, codificato nell’Articolo 52 del I Protocollo Addizionale del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949); mettere in atto ritorsioni economiche o cibernetiche: lo Stato aggredente può rispondere con contromisure non armate, es. sanzioni commerciali, interruzioni energetiche, attacchi hacker (il quadro di riferimento per le risposte non violente è regolato dal diritto internazionale consuetudinario e dal Progetto di Articoli sulla Responsabilità dello Stato della Commissione di Diritto Internazionale del 2001, artt. 22 e 49-54).
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