domenica 18 ottobre 2026

Una protesta morale

 

Nelle redazioni della stampa cialtrona, le speranze di una ripresa economica sono ancora legate alla benevolenza degli oligarchi che controllano l’economia. Quanto alle imponenti manifestazioni giovanili di ieri in Francia, Repubblica online non ne fa menzione, salvo un’intervista con un rotto in culo di nome Jérôme Fourquet (*), direttore del dipartimento Opinioni e strategie d’impresa presso l’Institut français d’opinion publique (il più importante istituto demoscopico francese): “Abbiamo privilegiato la spesa per le pensioni rispetto ad altre politiche pubbliche, come l’istruzione”.

Non la spesa per gli armamenti e simili dissipazioni perpetrate dalla banda di delinquenti che sta impoverendo il pianeta e intere società, Fourquet straparla di altre “politiche pubbliche”, ossia le pensioni. Bisognerebbe tagliare le couilles a gentaglia del genere e infilzarli in un’asta, e invece sappiamo come siano bene educati e pacifici i giovani francesi (e soprattutto quelli italiani), che al massimo danno fuoco a dei cassonetti dell’immondizia e non, per esempio, alle sedi del private banking (avendo l’accortezza di farlo quando i banker sono al loro interno).

Anche da noi i giovani si stanno svegliando rispetto al torpore degli adulti (che si sveglieranno all’improvviso alla prossima ondata della rivoluzione dell’IA industriale). Cresciuti come consumatori in zone residenziali standardizzate, rotatorie e centri commerciali, cominciano a comprendere che anche la loro generazione è modellata dal proprio potere d’acquisto, e che con gli attuali chiari di luna è tagliata fuori da un lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito. Se la famiglia non avrà potuto sostenere economicamente per loro un cursus honorum universitario di prim’ordine, con il loro pezzo di carta dequalificato andranno a servizio nei fast food o smistare pacchi da Jeff Bezos.

Dunque, non si tratta solo di “posti letto”, come sembrano dar da intendere i ventriloqui del sistema, bensì di una totale sfiducia nella promessa borghese della meritocrazia.

La frammentazione sociale e la segregazione urbana, con centri urbani elitari e quartieri periferici, si traduce in esclusione e precarietà. In Francia, data la storia coloniale e immigratoria, si fanno sentire fortemente, oltre ai fattori economici, anche quelli etnici (mostrandoci ciò che accadrà anche da noi tra due-tre lustri). Da questo insieme di situazioni promana una rabbia che rappresenta il sismografo dei cambiamenti antropologici e culturali profondi intervenuti rispetto alle generazioni di giovani di qualche decennio fa.

Assistiamo perciò a una protesta priva di colore politico specifico, che ha per oggetto le spese per il riarmo, l’emergenza climatica (eco-ansia), la precarietà infrastrutturale scolastica e più genericamente la propria posizione esistenziale. Manca un’analisi teorica rigorosa dei meccanismi profondi del capitale e dunque, almeno per il momento, questa protesta, nel suo insieme maggioritario, non contesta il processo di valorizzazione e la logica intrinseca dell’accumulazione capitalistica.

La protesta degli studenti liceali ha una natura prevalentemente fenomenologica e morale, non strutturale. Né potrebbe essere diversamente. Punta illusoriamente a correggere gli “eccessi” e le “storture” del capitale su temi molto specifici sui quali riesce ad aggregarsi. Resta da vedere in che modo una simile protesta potrà espandersi e coinvolgere altre fasce sociali, e in che modo il sistema intende riuscire ad assorbire questo movimento di protesta, prima che scappi di mano e si arrivi una sua più ampia radicalizzazione politica.

(*) Stipendio di oltre 10.000 euro mensili, ai quali s’aggiungono i cospicui “gettoni” come ospite in talk show, trasmissioni televisive, emittenti radiofoniche e conferenze, oltre ovviamente i diritti d’autore e gli elevati onorari di consulenza aziendale ed elettorale.

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