Ieri mattina, arrivando in stazione a Venezia, la prima cosa che ho fatto è stato cercare un cestino dei rifiuti. Per liberarmi dell’inserto de Il sole 24ore. Dedicato integralmente a Francesco d’Assisi. Già ogni domenica sull’inserto vi defeca le sue larve Gianfranco Ravasi, ma francamente dedicare l’intera foliazione a un santo cattolico mi è sembrata un’esagerazione. Evviva la presunta laicità liberale.
Mi si potrà obiettare (ma chi obietta?) che Francesco d’Assisi è stato questo e quello, ma in tal caso mando cordialmente a cagare. Sì, a cagare, perché certa gentaglia non merita altro.
Il resto della giornata è proseguito molto bene. Appena fuori la stazione, sulla destra, imbarcadero D, si prende il vaporetto della linea 5.2 per Fondamenta Nuove. Da lì, imbarcadero A, ci si imbarca sul vaporetto della linea 12. Superata l’isola cimitero di San Michele, quindi il faro di Murano, l’imbarcazione si dirige verso l’isola di Mazzorbo, di discrete dimensioni e frontale a quella di Torcello.
Adoro questo periodo indeciso tra estate e autunno. Giornata soleggiata, celo terso, leggera brezza, silenzio assoluto. Non ti viene voglia di nient’altro. Si può percorrere il perimetro dell’isola camminando su ottimi viali, a tratti ombreggiati da piante d’altro fusto. Una passeggiata distensiva tra natura, cielo e la luce riflessa della laguna. Già Mazzorbo vale il viaggio.
L’isola è collegata a Burano da un ponte in legno (qualche decina di metri). A Burano trovi ciò che non c’è a Mazzorbo: centinaia e centinaia di turisti vengono vomitati da grandi scafi privati tutti insieme, così come si sbarcava ad Omaha Beach. Altre decine arrivano col vaporetto pubblico (Burano è, ovviamente, la fermata successiva a quella di Mazzorbo (dove non scende quasi nessuno). Burano viene in tal modo invasa da sciami di ebeti dal selfie compulsivo, ai quali è stato venduto un voucher per l’isola dei merletti e dei pescatori.
Mazzorbo
Un abitante di Burano ci ha raccontato, a tale riguardo, una scenetta che a vederla dev’essere stata esilarante. Aveva lasciato socchiusa la finestra del suo bagno. Un turista asiatico si era arrampicato sul davanzale per ritrarre chissà quale immortale scorcio. Sennonché l’acrobata s’era spinto troppo oltre e la finestra socchiusa non aveva retto la spinta. Il demente è caduto all’interno del bagno sopra la lavatrice. In seguito, la padrona di casa ci ha confermato il racconto del marito con altri nipponici dettagli.
Come ho ritrovato Burano? Beh, devo dire che rispetto a una trentina d’anni or sono mi pare vi siano meno abitanti e diverse abitazioni chiuse e in vendita (non tra le migliori, comunque). Non è facile, specie per i giovani, vivere in una realtà così isolata dal resto del mondo. In un locale ci hanno detto che non potevano servire il caffè perché la macchina era guasta e nessuno voleva fare il lungo viaggio per venirla a riparare.
Per il resto, il posto è come lo descriverebbe una lady inglese col suo inconfondibile ombrellino e accento da crema calda: pittoresco. Allego al post qualche immagine, spero non troppo sfacciatamente turistica.
Come si mangia nei locali dell’isola? Presumo come dappertutto: benissimo. Branzino ed orata coltivati in Croazia o in Albania, frittura congelata alla quale s’aggiunge una sardina per farla sembrare più “nostrana”. Attenzione, in certi locali a Venezia e dintorni non fatevi fregare con la cosiddetta granceola: di questo crostaceo nel piatto troverete solo il carapace riciclato, il resto è polpa di fantasia. Suggerisco di stare lontani anche dal pasticcio di pesce, cautela che dovrebbe suggerirsi da sé.
Gli antipasti di gamberi argentini, capesante atlantiche e, al posto dei moscardini, altre amenità sottozero. Abbandonate anche l’idea dei cicchetti, erano tutt’altra cosa e contesto. Le cozze: il granchio blu e soprattutto il gran caldo quelle nostrane le ha sterminate tutte, perciò datevi una regolata. Dunque, che si mangia allora? Portatevi della frutta, un cracker, per il resto godetevi la quiete, il sole o l’ombra di una panchina lontani dalla ressa di lingua anglo- asiatica.
Mazzorbo, il parco.
Altrimenti, non aspettatevi una frittura o un risotto con i go (ghiozzo), ma spaghetti alle vongole (non certo le telline), le stesse di ogni buco dalle Alpi ai Peloritani. La pasta non è certo Setaro, Cavalieri o simili, ma quella colla indigeribile che vendono al supermercato a due euro scarsi il kilo. Paradossalmente la maggior parte degli italiani non ha una vera cultura della pasta. Soprattutto qui nel profondo Nord. Eccetera.
Queste sono settimane di moeche, ma nei menù non le troverete. Per varie ragioni, non ultima quella che le moeche non si coltivano e costano, quando si trovano al mercato, ormai più di 100 euri al kilo. Il comune turista non capirebbe il prezzo (mentre il ristoratore è un cinico adepto del marginalismo), così come in genere non sa che quel mondo di merlettaie e di pescatori professionisti (salvo eccezioni) non esiste più. È solo cartolina.
Il campanile di Burano è alto 64 metri ed è inclinato di 1,85. Sei mesi fa è stato ultimanto il restauro, gli sono stati apposti dei tiranti. Da vicino, l’inclinazione è davvero impressionante.











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