mercoledì 22 luglio 2020

Il tubero canadese che divenne brasiliano


Il signore François di Razilly, con la spedizione di Claude Delaunay, visitò il Brasile nei primi anni del XVII secolo e tornò a Parigi con sei nativi dell’isola di S. Luiz de Maranhao. Erano membri di una tribù guerriera dei Guaranis, nota come Topinambous. Attraversarono Rouen vestiti alla moda francese, poiché secondo l’usanza del loro paese essi andavano nudi, comprese le donne. Le loro danze erano accompagnate dal suono emesso da una zucca, come quelle che i pellegrini usavano per bere, con dentro una specie di chiodo o spillo. L’apparizione degli indigeni a Parigi creò notevole eccitazione tra la popolazione, furono presentati alla regina Maria de’ Medici il 15 aprile 1613. Ovviamente furono battezzati.

Montaigne, alcuni decenni prima, aveva assunto la loro difesa (Saggi, libro I, I cannibali), vedendo nella loro nudità completa, la loro poligamia e la loro antropofagia solo una poetica vicinanza alla natura, mentre denunciava le atrocità compiute dai conquistatori e le complicità della Chiesa.

I nativi esotici di Razilly divennero, come detto, una grande attrazione a Parigi, e ciò coincise con la commercializzazione dell’ultimo raccolto di uno strano tubero di recente introduzione, chiamato dapprima “tartufo canadese”. I venditori ambulanti, per attirare l’attenzione sulla loro offerta esotica, chiamarono quei tuberi (Helianthus tuberosus) con il termine topinambou. Rovesciando la geografia, si venne a credere che questo rizoma canadese provenisse dal Brasile, e fosse coltivato dai Tupinambas.

A questo equivoco contribuì in seguito e suo malgrado anche il naturalista Linneo, che, nella Specie Plantarum (1753), descrisse la sua origine come brasiliana, sebbene nel suo precedente Hortus Cliffortianus (1737) ne denotasse l’origine canadese.

Successivamente la parola topinambou andò a significare qualcosa di grossolano e assurdo. In molte lingue oggi è noto come topinambur, ma in qualche caso anche come topinambas, topinambo, topinamboer, carciofo di Gerusalemme, ecc..

Il suo sapore è delicato, vicino al carciofo e adatto, come la patata, per tutti i tipi di piatti. Va cotto in acqua o a vapore, poi saltato nel burro, gratinato con erbe spontanee, trifolato, ecc.. D’inverno lo preferisco con fegato di vitello e sfumato con Madeira (oppure con Marsala, ma non è la stessa cosa).

1 commento:

  1. Una volta li seminavo, poi ho smesso non ricordo perché. Mi ricordo che erano squisiti stufati con altre verdure. Mi hai fatto venire voglia di riassaggiarli, credo che il prossimo novembre li riseminerò!
    Pietro

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