venerdì 25 marzo 2022

Uno specchio lontano


Michail Kutuzov entrò a Vilnus solo il 12 dicembre 1812. La retroguardia del maresciallo Michel Ney aveva lasciato la città due giorni prima. Il generale inglese Robert Thomas Wilson, consigliere di Kutuzov, dopo aver visto “quattro uomini con le mani e le gambe congelate, ma ancora coscienti, e due cani che gli divoravano i piedi”, così commentò: “C’è di che invidiare i morti”.

Non si deve pensare che l’esercito russo fosse in una situazione migliore di quello francese. Kutuzov poteva gloriarsi di aver messo in fuga Napoleone, ovvero che questi non avesse avuto più alcun motivo per restare in Russia; tuttavia l’inverno, i parassiti e la fame avevano falcidiato allo stesso modo i russi e la Grande Armata, senza distinzioni di nazionalità. Kutuzov, dopo aver lasciato Mosca all’inseguimento degli invasori, aveva perso i due terzi dei suoi uomini: a Vilnus dei centomila soldati che erano partiti da Mosca gliene restavano appena trentamila.

Dopo questi fatti di Vilnus del dicembre 1812, seguirono le brillanti vittorie di Napoleone in Europa dell’estate successiva, l’improvvido armistizio che l’Imperatore concesse ai suoi avversari, quindi la ripresa delle ostilità, la catastrofe di Lipsia. Ebbene da Vilnus erano trascorsi quindici mesi e le truppe russe vittoriose nel marzo 1814 entravano a Parigi. Anche le sorti della guerra sono incerte quanto tutto il resto. Un solo errore, un cambio di vento, e dalla vittoria si passa alla sconfitta, e viceversa.

La “Guerra d’Inverno”, combattuta da Russi e Finlandesi tra il 30 novembre 1939 e il 12 marzo 1940, in 14 settimane costò ai sovietici 400mila tra morti e feriti. Helsinki fu sostenuta da tutto il mondo: dalla Gran Bretagna al III Reich. La “Guerra d’Inverno” (insieme all’errata valutazione sulla Guerra russo-polacca del 1919/21) ebbe un impatto determinante nelle decisioni di Adolf Hitler, per la sua valutazione sulla reale forza dell’Armata Rossa.

Erano trascorsi ventotto mesi dall’8 settembre 1941, quando nel gennaio 1944 le truppe della Wehrmacht stavano ancora accerchiando Leningrado. Quindici mesi dopo, nell’aprile 1945, l’Armata rossa combatteva una delle più cruente battaglie della seconda guerra mondiale. Caddero circa 80.000 soldati dell’Armata Rossa e 275.000 furono i feriti, ma Berlino cadde e il III Reich sfumò (*).

Non voglio tracciare alcun parallelismo tra il passato e la guerra ucraina attuale, poiché ne sono assenti quasi tutti i presupposti. Vorrei solo ricordare che le battaglie e le guerre non si vincono dieci a zero.

Gli assedi delle città, come ebbe a sperimentare Napoleone a San Giovanni d’Acri, le operazioni militari nelle città (Military Operation in Urban Terrain), sono tra le faccende più sporche e difficili di un conflitto bellico. I tedeschi lo sperimentarono a Leningrado e a Stalingrado, in quest’ultima l’assedio si trasformò in Rattenkrieg, guerra di topi, una dura lotta tra le macerie. I russi, da ultimo, ne fecero esperienza a Grozny nel 1991/92, gli americani a Cassino, per citare un nome noto, più di recente a Bagdad, Falluja e Mogadiscio.

L’ho già scritto, quando sento e leggo che i russi starebbero arrancando, impantanati in Ucraina, penso con quanta leggerezza, ignoranza e malafede si parla queste cose. Magari intervistando qualche compiacente generale in pensione che ha fatto carriera seduto a una scrivania. Mostrano sempre una carta dell’Ucraina senza scala delle distanze. Per fare un esempio, tra Mariupol, vicino al confino russo, e Cherson, quasi sullo stesso parallelo, la distanza è simile a quella tra Trieste e Milano. Su un terreno non facile e d’inverno.

Non c’è vero interesse a far comprendere come stanno le cose, e ciò conferma tutto l’andazzo dello spettacolo mediatico, dei milionari che lo interpretano e dei miliardari che lo controllano. Per esempio,  Kiev è un falso obiettivo, e non deve sorprendere che s’impieghino truppe di seconda scelta. A sud di truppe ne hanno mandate di migliori, ma non certamente d’élite. Stanno sacrificano qualche pedone. Non sono entrati in azione paracadutisti, brigate aviotrasportate, né gli specnaz, vale a dire i corpi speciali, eccetera. Ogni cosa a suo tempo. La prima guerra cecena è durata 20 mesi, la seconda 10 anni. Ci stancheremo prima noi di chiacchierare di queste cose che gli americani d’inviare armi e i russi di fare la guerra.

(*) La battaglia decisiva della seconda guerra mondiale in Occidente fu quella combattuta alle porte di Mosca nel 1941. Il 5 dicembre l’Armata Rossa lanciava un massiccio contrattacco che respinse i tedeschi a decine di chilometri da Mosca, con enormi perdite umane e materiali. L’8 dicembre, Hitler ordinò al suo esercito di abbandonare l’offensiva e ritirarsi in posizioni difensive. L’Operazione Barbarossa aveva fallito e i tedeschi non avrebbero più avuto il monopolio dell’offensiva.

Nell’Unione Sovietica, la Germania avrebbe perso non meno di 10 milioni dei 13,5 milioni di morti, feriti o prigionieri durante la guerra. L’Armata Rossa fu responsabile del 90% dei soldati germanici morti durante la Seconda guerra mondiale. 

5 commenti:

  1. Magari accuseranno anche questo signore di essere amico di Putin. A me da l'idea di uno che sa di cosa parla.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/24/russia-ucraina-il-generale-li-gobbi-flop-di-putin-nessuno-conosce-i-suoi-piani-lesercito-procede-a-velocita-discreta-e-se-avesse-voluto-una-guerra-lampo-avrebbe-attaccato-kiev-dalla-bielorus/6536692/

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    1. conosco Li Gobbi, vecchia scuola

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    2. ora solo fighetti che ti spiegano l'ovvio

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    3. «una crisi che impegna militarmente la Russia e indebolisce economicamente l’UE, inevitabilmente danneggia due dei maggiori competitor degli Stati Uniti su scala globale. Tra l’altro in un momento i cui si parlava di autonomia strategica europea, con un Macron che diceva “la Nato è morta”. Con la percezione di una minaccia militare da Est si rinsalda la Nato, che era uscita malconcia dall’Afghanistan e si rafforza il legame Europa-Usa, che era un po’ deteriorato sin dall’epoca Trump. Inoltre, inevitabilmente, il progetto di difesa europea, per il momento, rischia di essere rimesso in naftalina.»

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    4. Gliela ho suggerita proprio perché mi sembra una opinione interessante che affronta la questione su vari piani.
      Limitandosi al punto di vista tattico-strategico sicuramente più preparato dei giocatori di Risiko che imperversano sui media. Ma anche dal punto di vista politico ho letto più cose interessanti qui che altrove.

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