martedì 1 marzo 2022

La guerra in rete

 

La guerra virtuale, delle parole, sembra ancor più cruenta di quella reale. La maggior parte degli individui che abitano questa strana dimensione ha una gran voglia di combattere. Collegati ai loro dispositivi, la maggior parte di quelli che si sentono di sinistra o di destra si uniscono per una volta nella celebrazione di un evento che quasi nessuno osa apertamente dire ciò che esso è realmente. Afferma qualcosa fuori dal coro e gli abitanti di cui sopra ti morderanno con tutta la loro suscettibilità spaventosa. Insulti e offese cumulativi. Se il “nemico” proprio non è possibile eliminarlo, deve essere screditato con una rabbia che soffoca la sua voce contraria.

Mentre aspettiamo l’evolvere della guerra, quella vera, nelle redazioni dei giornali e delle tv, dove hanno preso l’abitudine di far accadere le cose, in frigo hanno già lo champagne e lavato i bicchieri. Ora che il covid sta esaurendo il suo potenziale mediatico, vorrete che si occupino di poveri, immigrazione, lavoro nero, disoccupazione, rincari dei prezzi, scuola, eccetera? Questa volta hanno messo l’elmetto per davvero e non solo metaforicamente. O sei con loro o sei contro. Sotto una valanga di propaganda vergognosa traspaiono evidenti cause e interessi essenziali.

L’Ucraina è solo il campo di battaglia fisico iniziale in quella che è, in sostanza e di fatto, una guerra tra la NATO e Russia.

La non appartenenza dell’Ucraina alla NATO è, ed è stata per diversi anni, in gran parte una finzione. Già sostanzialmente armata e con armi in arrivo, l’Ucraina è in prima linea in una guerra finalizzata al cambio di regime a Mosca e alla completa subordinazione della Russia alla NATO e dunque al suo player di maggior peso.

Gli sviluppi degli ultimi giorni lo chiariscono. In primo luogo, le massicce sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, dalle potenze europee e dalle dpendenti organizzazioni internazionali mirano a paralizzare l’intera economia russa. Le principali banche russe sono state disconnesse dal sistema di pagamento internazionale SWIFT, mentre gli asset della banca centrale russa sono stati di fatto congelati.

Ieri i mercati russi sono crollati all’apertura della giornata di negoziazione. Il tasso di cambio è salito alle stelle, a 140 rubli per un dollaro e 130 per l’euro. La Banca centrale ha deciso di aumentare il tasso di sconto al 20% annuo, e non sarà consentito a singoli e aziende di accreditare valuta estera sui propri conti e depositi presso banche e broker stranieri.

Le mosse contro la banca centrale russa avranno un impatto particolarmente devastante e immediato sull’intera economia russa. Con il rublo in caduta libera, si avrà un aumento dell’inflazione e una contrazione dell’attività economica.

La distruzione dell’economia russa e del rublo ha lo scopo di approfondire le divisioni all’interno della grande borghesia russa e alimentare il malcontento sociale, creando le condizioni per il cambio di regime e creare il caos nel paese. Se le persone non si fidano della valuta, il paese va in fumo.

In secondo luogo, i paesi della NATO stanno fornendo sistemi d’arma avanzati direttamente all’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno fornito un miliardo di dollari in aiuti militari all’Ucraina solo nell’ultimo anno, con l’ultima tranche di 350 milioni di dollari impegnata domenica dal Segretario di Stato americano Antony Blinken. Washington sta armando direttamente l’Ucraina con missili terra-aria Stinger e già da gennaio con razzi anticarro Javelin. La tecnologia Javelin è del tipo “spara e dimentica”, vale a dire con guida automatica a infrarossi.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato domenica che sarebbero stati stanziati 110 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi per l’esercito tedesco, quasi il doppio dell’importo dell’intero budget annuale, e che la Germania fornirà anche aiuti militari diretti all’Ucraina. L’Unione Europea sta inoltre finanziando direttamente, per la prima volta, l’acquisto e la consegna di armi all’Ucraina.

Terzo, incoraggiate dai governi, le forze di combattimento “private” vengono inviate dai paesi della NATO in Ucraina. Domenica, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che l’Ucraina costituirà una legione internazionale per la sua guerra contro la Russia, dicendo: “Chiunque voglia unirsi alla difesa dell’Ucraina, dell’Europa e del mondo può venire e combattere fianco a fianco con gli ucraini contro i criminali di guerra russi”.

Il ministro degli Esteri del Regno Unito, Liz Truss, ha dichiarato domenica di sostenere i cittadini britannici in partenza per lUcraina per prestare servizio come combattenti. Le reti per il dispiegamento di questi soldati di ventura esistono dal 2014. Hanno incanalato elementi di estrema destra nel reggimento Azov e nella Legione nazionale georgiana. Queste reti stanno ora ricevendo assistenza aperta dei governi britannico e americano.

In quarto luogo, i funzionari statunitensi ed europei stanno rilasciando dichiarazioni sempre più bellicose dirette a pianificare una guerra diretta contro la Russia. Ieri, alla domanda se le truppe aggiuntive sarebbero state incorporate nella forza di reazione rapida della NATO, attivata venerdì, il portavoce del Dipartimento della Difesa, John Kirby, ha detto: “Vogliamo essere sicuri di essere pronti”.

La NATO sta anche valutando di imporre una no-fly zone sull’Ucraina, in cui le forze militari statunitensi ingaggerebbero direttamente gli aerei russi.

Non ultimo, la campagna mediatica. La CNN presenta senza soluzioni di continuità reportage di presunte atrocità russe e il New York Times dedica la maggior parte delle sue pagine alla pubblicazione di questo genere di articoli. Ciò è combinato con la richiesta che le merci russe vengano rimosse dagli scaffali.

Anche in Europa i media puntano a creare un clima di odio verso la Russia e i russi. Le affermazioni secondo cui non si prende di mira il popolo russo sono smentite dalla campagna per impedire a musicisti e atleti russi di esibirsi e competere in eventi internazionali.

L’establishment putiniano è visto dai poteri forti occidentali come il fumo negli occhi. Ha represso gli oligarchi che fiorirono sotto Eltsin, ha rimosso il potere delle banche occidentali e ha ricostruendo le forze armate. Finora ha rappresentato gli interessi di una fazione importante della grande borghesia russa, e sta rispondendo alle conseguenze catastrofiche della dissoluzione dell’Unione Sovietica attraverso la promozione del nazionalismo russo, combinando il rischio nucleare e le minacce belliche dirette con un disperato tentativo di venire a una sorta di accordo con l’imperialismo americano ed europeo.

È questione di vita e di morte, lo sanno bene, poiché ciò si scontra inevitabilmente con gli obiettivi di lunga data dell’imperialismo statunitense ed europeo, ossia quelli di smembrare la Russia e controllarne le risorse. Divide et impera, è il motto di ogni imperialismo.

Ciò che sarà deciso, se verrà una decisione, ai colloqui in corso tra le parti, dipenderà dalla situazione sul campo di battaglia e da Washington. Come sottolineavo ben prima dell’attacco russo, l’Ucraina non si prende con un colpo di mano. È vasta esattamente il doppio dell’Italia, ha un’orografia difficile, decine di milioni di abitanti e grandi città, la russofobia è stata diffusa per anni a piene mani. Come sempre in questi casi in cui lo scontro non è aperto e diretto, ma in gran parte asimmetrico, il fattore tempo non gioca dalla parte di chi attacca.

Per analizzare il più obiettivamente possibile ciò che sta accadendo realmente è necessario, anche in questo caso, non essere catturati dall’emozione e travolti dalla propaganda dei media, che sono tutt’altro che indipendenti, disinteressati e onesti, e non badare ai loro galoppini a gettone, sparsi in rete e agli idioti che gli vanno dietro. Machiavelli direbbe che questo è il risultato della decadenza morale di un ordine sociale che non sa tenere il popolo al suo posto. Sappiamo che è vero piuttosto il contrario.

10 commenti:

  1. Marc Innaro, giornalista corrispondente Rai da Mosca ha osato dire: “Basta guardare la cartina geografica per capire che negli ultimi trent'anni chi si è allargato non è stata la Russia, è stata la Nato".
    Il giornalista è stato denunciato dal Pd alla Commissione di Vigilanza della Rai. Il Pd, è il partito più filoAtlantico d'Italia!

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  2. Intanto la ringrazio, questo blog è come un'oasi nel deserto della pseudo-informazione italiana.
    A suo avviso Putin non ha previsto quali potevano essere le ripercussioni interne alle sanzioni imposte dagli occidentali?
    Grazie.
    AG

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    1. Sicuramente ne avranno tenuto conto. Grazie a lei

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  3. https://officinadeisaperi.it/eventi/lorrore-e-lerrore-della-guerra-da-il-manifesto/

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  4. Riporto da Dagospia: "Noi occidentali stiamo perdendo la potenza delle armi perché non sopportiamo più di subire perdite in una guerra convenzionale. All'epoca dei nostri nonni un caduto era motivo d'orgoglio in famiglia, oggi è considerato inaccettabile. Lo è persino più che perdere la vita praticando uno sport insensato, guidando nel traffico o semplicemente perché qualcuno era no vax. Ma se stiamo perdendo la forza militare, adesso dobbiamo difenderci con tutta quella che abbiamo."
    Chi lo dice? Federico Fubini.
    Non ho parole.
    un saluto roberto b

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    1. poverino, non può dire diversamente, sotto le armi si deve solo obbedire: zitti e ... kiev

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    2. Lui lo sta già facendo.
      un saluto roberto b

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  5. La politica estera dell'impero romanamericano dal 1960 segue le prescrizioni del manuale di Daffy Duck, ma se riesce a triturare la Russia, consegna di fatto la Siberia nelle mani dei cinesi. Fine dei giochi. Anche i maggiorenti europei non stanno bene, sarà stato il covid che colpisce il cervello, ma sembrano più rincoglioniti del solito. Tutti a soffiare sul fuoco in una rissa da osteria. Desolation row.
    Morvan.

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  6. Fuori da Swift 7 banche russe, in pratica è per ora il gas è salvo.
    Gazprombank e Sberbank escluse dal bando dopo un lungo negoziato.
    https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2022/03/01/su-tavolo-ue-7-banche-russe-fuori-swift-non-ce-gazprombank_b7baeb44-073f-45c0-9c51-4498e18ed79f.html

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