martedì 20 maggio 2014

Speculare


Beppe Grillo rivendica la propria “onestà intellettuale”, ben sapendo che si tratta dell’ultima qualità che viene chiesta ad un esponente politico. È come per le prostitute, una certa virtù è l’unica che non possono vantare. Tuttavia vediamo di quale “onestà intellettuale” si tratti.

Grillo sostiene che il comunismo “non ha funzionato” e il capitalismo “è questo qui che si mangia tutto”. Egli ha un sogno: cambiare il capitalismo, farlo funzionare “onestamente”.

Intendiamoci, c’è bisogno di sogni, ma anche di realtà, poiché i sogni da soli non solo non bastano ma possono diventare pericolosi in situazioni di grave crisi sociale e politica.



Grillo, per il suo sogno, s’appella agli indecisi, agli sfiduciati, agli arrabbiati, ma anche agli smarriti, a quelli che non hanno più un riferimento a destra e a sinistra, quelli che non sopportano di essere ciò che sono e hanno bisogno d'illudersi votando. Perciò Grillo rivendica di essere populista, perché si rivolge al popolo. Compresi i pensionati ai quali un anno fa diceva cose diverse da quelle che dice ora solo a una parte di loro (da 5.000 euro in su). Nel febbraio scorso scriveva nel suo blog:

«Ci sono una ventina di milioni d’italiani che hanno galleggiato sulla crisi, che non hanno voluto osare perché forse forse, sotto sotto, gli sta bene così.

[…] La cosa che mi dà malessere sono questi milioni di persone che galleggiano nella crisi, che sono stati solo sfiorati dalla crisi, che sono riusciti a vivacchiare a discapito degli altri milioni che non ce la fanno più. Il problema dell'Italia sono queste persone. E finché non gli toccheranno gli stipendi o le pensioni, per loro va benissimo immobilizzare il Paese, ma durerà poco, molto poco questa situazione».

State attenti, questo è il lato speculare del programma del capitalismo finanziario che ha deciso di distruggere il modello europeo e dalla firma del Trattato di Maastricht in poi ha scatenato un’aggressione neoliberista. Non facciamoci ingannare dai sogni apparentemente interclassisti, con le frasi ad effetto sul reddito di cittadinanza. Questa gente invita il proletariato a dargli il voto per edificare la nuova Gerusalemme, in definitiva cercano di far passare alla classe operaia la voglia di qualsiasi movimento rivoluzionario.

Al proletariato, se non vuole farsi infinocchiare ancora, non può interessare l'uno o l'altro cambiamento politico, ma soltanto un cambiamento delle condizioni materiali dell’esistenza, cioè dei rapporti economici. Questi sognatori non intendono con il termine di cambiamento l'abolizione dei rapporti borghesi di produzione, possibile solo per via rivoluzionaria. Essi promettono miglioramenti da realizzarsi solo sul terreno di quegli stessi rapporti di produzione che producono la crisi e tutte le altre porcherie del sistema. In definitiva (ed è perciò che alcune frazioni della borghesia guarda a loro con favore) essi non vogliono cambiare nulla in termini di rapporto fra capitale e lavoro salariato, ma semplicemente razionalizzare la spesa statale e con quei denari rendere gestibile la situazione dal lato della crescente disoccupazione con delle elemosine. Vogliono sostituirsi a una classe politica parassitaria e inetta mantenendo inalterato il quadro dei rapporti sociali.


Grillo usa un linguaggio e concetti diversi, ma il suo programma converge con quello della finanza internazionale. Tra qualche anno saranno molti di più a riflettere su questo tema. Sempre in ritardo.

14 commenti:

  1. Intanto le fanciulle di piacere capitalizzano l’invidia di molte donne ‘oneste’, questo dalle caverne, e la caduta del saggio di profitto ‘dell’origine del mondo di Courbet’ interessa in modo particolare le seconde più che le prime.

    Per molti (quanti?) è chiaro che i dirigenti orientino (o fanno di tutto per orientare) la massa affinchè chieda ciò che essi desiderano, che peraltro è contrario agli interessi generali, e questo avviene per rimozione o disperazione su ogni altra alternativa. Si tratta di uno dei pilastri del marketing.

    Resta il fatto che se da un lato si possono leggere esegesi, anche divulgative, del pensiero marxiano che oggettivamente resta imprescindibile, dall’altro siamo rimasti al mal funzionamento del comunismo (il sigillo di Stalin) e alla democrazia secondo l’aforisma di W.Churchill. Passano i lustri ma da lì non ci si schioda.

    Resterebbero alcuni temi da approfondire più di quanto non se ne sia già parlato, il significato di populismo (Franco Venturi, Grillo, altri, ecc), e il fatto che una certa ‘apatia’ rivoluzionaria sia unicamente dovuta ai miraggi liberisti.

    Se dobbiamo restare forzatamente bassi e un po’ rozzi, mi verrebbe da dire comunismo, ma farlo funzionare ‘onestamente’. Ma questo è ancora un'altro discorso (ottimisticamente non ho scritto : sogno).

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  2. C'è anche chi sogna che con Grillo si potrebbe avere una situazione alla Kerenskij, tale da aprire un varco ad un nuovo Lenin:

    http://www.sinistrainrete.info/europa/3708-sandro-moiso-le-elezioni-europee-e-il-treno-di-lenin.html

    Oh, intendiamoci, è un bel sogno. Se non altro accadrebbe qualcosa in questa morta gora. Ma è solo un altro sogno.

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  3. Ma possibile che si costruisca un ragionamento su un'affermazione distorta?
    Olympe, cosa ti succede, le critiche a Grillo ci stanno ma almeno sui contenuti reali.
    Grillo afferma che il comunismo era una bella idea applicata male, cosa sempre sostenuta da molti di sinistra e anche da te. Il che implica la possibillità di applicarlo bene.
    Sul capitalismo dice che non è applicato male ma che è esattamente questo, che ammazza milioni di persone e disintegra i paesi. Il che significa che non è riformabile.
    E ancora il fraintendimento di scambiare un'analisi sui pensionati e sulle pensioni - reale e condivisibile - come un programma politico.
    Non è da te basta!

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    1. Ho scritto:
      1) Grillo sostiene che il comunismo “non ha funzionato”

      ed è ciò che ha dichiarato testualmente;

      2) il capitalismo “è questo qui che si mangia tutto”.

      Lui vuole restare, come scrivo, entro questi rapporti sociali e cambiare = riformismo

      3) la sua non è semplicemente un'analisi "neutra" dei pensionati poiché in ciò che ha affermato l'anno scorso non faceva distinzioni. dunque è il suo programma politico. se ora mi dici che ha cambiato idea, ne prendo atto, ma lo dici tu, non lui.

      ritieni che grillo sia il menopeggio, anzi il cambiamento? votalo! ciò che interessa al sistema non è come voti, ma che voti. il voto è il lucchetto della catena che chiudi con le tue mani.

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    2. 1) non "non ha funzionato"! "E' stato applicato male!" L'ha ripetuto decine di volte. Se poi tu hai sentito male o quella in cui si è sbagliato, tutte le altre è stato detto "applicato male".

      2) Il capitalismo "non ha funzionato male ma è questo che ammazza etc". Inoltre "il capitalismo non prevede la democrazia".
      Quindi non è riformabile!

      3) Sui pensionati ripeto che era un'analisi da te trasformata in un programma. Questione ancor più chiara con le sue nuove dichiarazioni che non cambiano ciò che aveva detto ma lo specificano. Avvalorando il fatto che la tua interpretazione era errata!

      Sull'analisi del voto o meno e a chi, concordo con le analisi di Sollevazione.blogspot, che non mi paiono proprio analisi di gente che ha scelto le catene!

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    3. L'ha ripetuto decine di volte? un riferimento, please

      il capitalismo non prevede la democrazia? la democrazia è un portato specifico del capitalismo, il suo involucro preferito

      non farmi perdere tempo

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    4. I comizi in piazza, p.es treviso,napoli,etc.
      Ci sarebbe da discutere sul significato di democrazia e sul perdere tempo, ma occupalo pure a pensare che in queste elezioni il non voto è rivoluzionario e il voto a grillo un voto neoliberista per il capitalismo finanziario.

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  4. Ma semplicemente mi domando: le restanti forze politiche che cosa propugnano come alternativa la grillismo?
    Se da un lato Grillo è un comico prestato alla politica, la politica vera dove latita?
    Detto questo io vedo come unica soluzione la lotta di classe operaia, in cui io includo tutti i lavoratori subordinati di tutti i livelli, i sindacati deilavoratori e non dei sindacalisti, i colletti bianchi che sono operai senza tuta blu e tutte le categorie sociali subordinate.
    Ma chi potrebbe mai resuscitare la lotta operaia in Italia?
    Io non lo so, chiedo apertamente.
    Saluti.
    Roberto

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    1. Roberto, mi pare che questo sia il primo dei miei post che leggi, o sbaglio?

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  5. No, ti seguo da tempo, ma intorno ai tuoi costrutti e ai tuoi pensieri rimane un'Italia desertificata che langue immersa nei propri vizi millenari.
    Dunque mi chiedo chi potrebbe innescare la valanga...
    Roberto

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    1. cominciamo a disertare le urne

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    2. Ed è quello che farò. Grazie Olympe di avermi liberato dalla schiavitù del voto.

      Stefano

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  6. La valanga la innescheranno le banche quando riusciranno a piazzare - tipo Parmalat - il debito italiano ai correntisti.Fatto questo,te lo rimborseranno al 70% o meno, nel tempo che decideranno loro. E l'Italia languirà nel proprio debito millenario (intanto cominciamo a tirar fuori 50 miliardi (!) all'anno per il pareggio di bilancio.

    Adesso ricominciamo a ragionar di Grillo disertando le urne.

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  7. Sono d'accordo con l'analisi finale fatta da Olympe..Schematizzando penso che Grillo stia agli anni zero come la lega stava agli anni novanta.
    Sicuramente verrà fuori qualcuno che dirà che il M5s è "una costola della sinistra" non capendo quello che qui e altrove si sostiene da tempo: Grillo pensa che questo sistema è riformabile, che la crisi sia colpa della "casta", dei "privilegi"- pensioni comprese- dei politici, della finanza cattiva. Arriverà lui con un bel po' di ramazza, dalle assemblee ci si traferirà tutti in rete, a governare ci penseranno una serie di esperti ovviamente i "migliori"- che non ho capito ancora chi sono- et voilà tutto a posto...
    Ma qual è il progetto industriale per il nostro paese? Da cosa ripartiamo? Quale sarà il nostro ruolo nella divisione internazionale del lavoro?

    Non mi sembra un caso che il M5s non parli mai- e sottolineo mai- di politica estera. Va bene, in Italia non sposta un voto che è uno. Però viviamo in un contesto piuttosto complicato: ce lo ricorda la faccenda ucraina, la piega prevista della questione libica, quello che succede in Africa e in medio oriente. Forse per queste cose non si può dare la colpa alla casta e allora si sta zitti.

    Non mi sembra poi un caso che Casaleggio parli in contesti piuttosto importanti: è stato a Cernobbio, ad esempio. Il sistema ora sta giocandosi la carta Renzi: quella di riserva sarà il M5s se vuole sopravvivere.
    Sono l'uno il rovescio della medaglia dell'altro: ragion per cui io domenica- dopo aver lavorato- starò alla larga dal seggio anche se è dietro casa mia....

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