sabato 31 ottobre 2020

Come neanche il virus

 

Può succedere di tutto, qui come altrove. Le immagini dei parigini in fuga sono eloquenti. Da che cosa fuggono, dal virus? Neanche per idea. Tutti irresponsabili, stiamo scivolando verso l’anarchismo?

La cosa più banale che si possa dire, ma che va detta, e che l’umanità sta attraversando un brutto sogno e il potere non è all’altezza della crisi, il che non è una sorpresa. Siamo completamente rannicchiati nella nostra situazione, perdendo interesse per tutto il resto. Si salvi chi può e come ci riesce.

Perciò la fuga, non solo fisica.

Fermiamo tutto, ci dicono politici, amministratori pubblici, premi Nobel della chiacchiera televisiva, che non sanno nulla di come viviamo, dei nostri quartieri, e però prendono decisioni per noi. Per problemi che non conoscono. Non sanno come vivono le persone comuni: un cameriere, un ristoratore, una colf, una guida turistica, un autista, un lavoratore pendolare, una barista, un giovane o un anziano a 750 euro, una mamma con figli che vanno all’asilo e a scuola.

Lor signori si fanno consegnare la spesa a domicilio, la loro colf non si deve ammalare, l’autista sia puntuale, la parrucchiera pronta, il mondo in vendita ai loro piedi .

Gli stessi che sono oggi a cantare le lodi del servizio sanitario pubblico fino a ieri argomentavano sui giornali e sui social i benefici del taglio delle spese e delle privatizzazioni della sanità, che di quella privata sono azionisti.

Condividono dividendi grazie ai licenziamenti, al precariato e allo sfruttamento. Il mercato sei tu, ci dice la loro pubblicità. Siamo fatti complici di questo stato di cose, schiacciati in un meccanismo perverso.

Hanno benedetto il virus per motivi di cassa e ora sono ricoverati in un ospedale pubblico, in cura con il Remdesivir, che non doveva funzionare. 

Perché nessun farmaco dev’essere efficace, nessun vaccino deve arrivare troppo presto e nessuna vaccinazione sarà rapida e l’immunizzazione duratura. È questo che fin dall’inizio ci stanno ripetendo alla nausea.


Non esiste nessun’altra presunta democrazia dove il capo dell’esecutivo non sia stato eletto. Ciò è accaduto nell’ultimo decennio in Italia per ben tre volte. Tanto più grave se anche il ministro dei temporali a sua volta non è stato eletto.

È comune a tutto il mondo, invece, che l’informazione pubblica sia in mano al potere politico e a quello economico. Non venite a dar lezioni di democrazia, buffoni asintomatici. 

Dobbiamo reagire e dire: basta, basta, basta. Già questo è un atto d’impegno civile e politico. Che li spaventa come neanche il virus.


venerdì 30 ottobre 2020

"Prima la salute"

Per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, a Taranto per esempio s’è scelto il “lavoro”. La salute viene dopo. Questo fatto dovrebbe farci riflettere su qualcosa che ci stanno ripetendo ora: prima la salute. Bene, belle anime, parliamone tra un cazzeggio e l’altro su twitter. 

L’ho scritto già un paio di volte, lo ripeto. In Italia muoiono di tumore cerca 485 persone, di ogni età, prevalentemente adulti e anziani, ma anche giovani e bambini. Ogni giorno, festività comprese. Questo dato per il registro nazionale dei tumori, che copre il 70% del territorio. Pertanto, si può arrotondare questa cifra, per difetto, a 500 morti il giorno.

Una bara è lunga circa due metri. Messe in fila quelle dei morti per tumore, sono 365 chilometri ogni anno. In altezza una pila di 90 chilometri di legno e cadaveri. Morti silenti, non fanno notizia (*).

La ricerca sul cancro riceve sovvenzioni dallo Stato, donazioni e lasciti da privati. Il risultato sono farmaci e cure migliori. Bene, grazie.

Salvo eccezioni, quando ci sono le maratone televisive per raccogliere fondi per la ricerca, nessuno sottolinea che i tumori in gran parte sono dovuti non al destino cinico e baro ma all’avvelenamento dell’aria, degli alimenti e dell’acqua. 

giovedì 29 ottobre 2020

Ci penserà il tempo e la natura

 

Dopo nove mesi, le massime istituzioni dell’Unione Europea hanno deciso, forse, di battere un colpo. Nel frattempo noi, come specie, non siamo riusciti nemmeno a salvaguardare i più esposti e deboli, convinti di averla fatta franca. Lui, il virus, che non è nemmeno un mostriciattolo ma un’entità eterea che punta a sopravvivere e moltiplicarsi, secondo leggi di natura, ha atteso il momento giusto per colpire, nell’autunno-inverno e nel via vai delle città, i luoghi più maledetti, come le scuole e i ritrovi di socialità.

È difficile capire la natura, ma ancor più metter d’accordo i virologi. A sentire certe cose in tv, verrebbe quasi da dire che il virus sia diventato l’intelligenza di questi specialisti.

C’è chi considera un evento straordinario avere la febbre a 38 e mezzo. Vero però che le terapie intensive sono diventate il sudario di questa sventura. La vita sedentaria e il lento avvelenamento dei corpi hanno fatto il resto. Ogni persona è simile al suo stomaco. Le cose possono essere in un modo o nell’altro non solo per volontà del destino e delle circostanze, ma anche per via della volontà e del comportamento di ciascuno nell’arco della sua vita.

Ci penseranno il tempo fuggitivo e la natura testarda, abili amministratori, a sostituire quelli che scompariranno.

Se mi accusate di cinismo è perché non avete frequentato abbastanza il mondo.


Il primo Madoff


Se non è la Cina è la Russia. Patetici.

*

Provo a diradare l’interesse e il flusso dei lettori: parliamo di libri.

Domenica scorsa sul Domenicale del Sole 24 Ore si poteva leggere una recensione a firma di Giuseppe Scaraffia dal titolo: John Law, un (geniale) scozzese a Parigi. Una nota alla fine della recensione avverte: L’articolo in pagina è uno stralcio della prefazione [al libro di Silvia Maria Busetti: John Law, vita funambolica e temeraria di un genio della finanza].

Nello stralcio si riporta che il duca Philippe d’Orleans, nipote di Luigi XIV, alla cui morte divenne reggente di Francia, fu “lavoratore inesauribile, in grado di affrontare ogni sera un’orgia in compagnia degli intimi e della duchessa di Barry, la figlia favorita”.

La quale duchessa di Berry era figlia di Francesca Maria di Borbone-Francia, figlia di Luigi XIV e della sua amante ufficiale, madame de Montespan. Vigeva un’universale promiscuità sessuale, tanto che la previdente duchessa di Berry, per risparmiare tempo, aveva invitato il suo confessore ad assistere alla consumazione dei suoi peccati.

Ciò che lo stralcio omette riguarda, tra l’altro, la principessa palatina, ossia il giudizio della madre del duca Philippe, e dunque nonna della duchessa di Barry, su quelle notti agitate: “Qui le dame bevono anche più degli uomini e mio figlio ha una maledetta amante che beve come una spugna e gli è infedele. Lui passa tutte le notti in quella brutta compagnia fino alle tre o alle quattro del mattino”.

Si doleva, la principessa, soprattutto che il figlio devolvesse “tutto ciò che possiede alle sua amanti”. Del resto Madame non si faceva illusioni sui costumi di corte, né sul conto del proprio marito, il quale si dedicava “totalmente ai suoi favoriti maschi” (p. 50 del libro).

Erano tutti, gli aristocratici s’intende, dei bon viveurs. E del resto non avevano obbligo d’alzarsi di buon’ora per andare ad incrementare il prodotto interno lordo della Francia, che anzi dilapidavano con magnifica larghezza avendo in mente soprattutto un altro tipo di Pil, per dirla al modo di un odierno intellettuale di origini calabresi.

L’esempio dell’incesto del Reggente (si può leggere nella Prefazione integrale) era diventato frequente tra la nobiltà di corte. Il campionario della disinvoltura sessuale era assai ampio. Per esempio, la disinvolta marchesa di Richelieu si era infilata nel letto del Delfino, il futuro Luigi XV, “a sua insaputa”. Quelle délicatesse, soggiungo. Era usanza diffusa offrire le proprie amiche agli amanti prediletti senza prima avvertirle. Non solo in Francia, non solo nel XVIII secolo. Un manque de bon ton, sicuramente.

mercoledì 28 ottobre 2020

Solo un’opinione proibita

 

Mi pongo, nel mio piccolo, le vostre stesse domande. Come tutti coloro che rifiutano l’Obbedienza cieca. È anche vero che non eravamo così lontani dal trabocco nelle terapie intensive. Inconfutabile. Tuttavia non faccio parte del comitato tecnico-scientifico, trasformato in una dittatura del Verbo “scientifico”.

Non ho votato per loro, né per gli altri.

Per vent’anni ci sono state vendute tutte le pandemie fantasiose: H1N1, influenza aviaria, altre esotiche, addirittura invisibili. Vent’anni di pianto al lupo senza che lui arrivasse; all’improvviso, il giorno in cui spunta il suo naso, ci parlano di asteroidi. Poi il panico.

Al punto che non crediamo più al reale, che ci colpisce in faccia, viviamo nella finzione. Non eravamo più abituati alla realtà. Anche l’idea della morte era stata rimossa e ammessa solo come caso limite.

Benché alle domande non abbia nemmeno io, ovviamente, delle risposte: non è mio compito e mestiere dare risposte. Ho solo un’opinione proibita (non solo mia, sebbene più antica di Capua).

Inoltre credo di avere diritto di cambiare idea tanto quanto gli esperti.

Sono già in troppi a catechizzarci, con piglio sicuro. Basta accendere la tv, la radio, il computer, il cellulare. Ognuno con la sua ricetta, in ogni momento della giornata. Con la claque! Campioni del mondo.

La Francia farà un altro lockdown, per un mese. Forse lo farà anche la Svizzera, con ogni probabilità anche l’Italia, con molti distinguo lessicali, peculiarità nazionale come i vermicelli al sugo. Poi a dicembre tutti liberi? A gennaio o febbraio saremo punto e a capo? Possibile, probabile, chissà.

Non lo può sapere nessuno, neanche il papa, in crisi d’identità.

Se quella del lockdown è la strategia, a me sembra di più uno stratagemma. Non ci si prende gioco della natura, delle sue leggi.

La Cina riesce a fare oltre un milione di tamponi il giorno? In rapporto alla sua popolazione è sotto la media dei paesi europei. Per quanto tempo potrà andare avanti così? Per quanto potrà restare chiusa al mondo? Che fine ha fatto il suo vaccino?

Non sono solo affari loro, come dovremmo aver imparato. E nemmeno solo nostri. Il punto è proprio questo: agiamo in disordine sparso. Nemmeno a livello europeo s’è riusciti a realizzare una strategia comune e un coordinamento. Esiste l’euro, non l’Europa unita. Questo è un punto fermo, l’unico.

Sul vaccino e la sua efficacia nel tempo se ne dicono molte. Nulla di preciso. Se il virus si comporta come quello del raffreddore, come dicono, staremo freschi. Mah, vedremo e speriamo di venirne fuori.

P.S. : quanto alla Svizzera, c’è chi dice (i soliti) che s’è capito male. Leggiamoci le direttive ufficiali. Sono scritte anche in italiano. Poi ne riparliamo.

file:///Users/marco/Downloads/direttive_v2_assm_medicina_intensiva_triage_scarsita_di_risorse_2020324.pdf