domenica 7 febbraio 2021

Indovinello

 

Esattamente cinquant’anni fa, il 7 febbraio 1971, una legge nazionale introduceva il diritto di voto per le donne. Non solo il diritto di voto, ma anche quello di eleggibilità. Dove accadeva? In Algeria? No, il diritto di voto alle donne fu introdotto nel 1962. In Turchia? Fu dato nel 1934. In Afghanistan, lì le donne se lo sognano il diritto di voto! No, c’era dal 1963.

Si tratta di un paese europeo.


Dal cielo

 

Avi Loeb, astronomo, ha appena pubblicato un suo libro: Extraterrestrial: The First Sign of Intelligent Life Beyond Earth. Non c’è che dire, il titolo è assai accattivante, specialmente in una giornata del cazzo come quella di oggi: fa quasi caldo, ci sono ben nove gradi e però piove.

Per non insistere sempre sul tema “draghi” e affini, oggi il post si occupa di altre creature fantastiche, più precisamente di creature aliene e del primo oggetto interstellare che ci è entrato in casa.

venerdì 5 febbraio 2021

Non abbiamo bisogno di un’altra élite

 

Ci si duole perché i giovani non hanno più un ideale verso il quale impegnarsi politicamente. Ipocriti, avete ridotto l’impegno politico a un mero affare di bottega (“la ditta”), raso al suolo tutto ciò che non si conformava all’ideologia del laissez-faire e del mercato, vi siete perfino dichiarati liberalsocialisti, che a ben vedere è un ossimoro.

Il liberalsocialismo è ben conscio delle contraddizioni insite nei rapporti di produzione borghesi, della concentrazione dei capitali, delle crisi, delle stridenti sproporzioni nella distribuzione della ricchezza e di altre patologie proprie del capitalismo. Tuttavia si raffigura il mondo dove domina il capitalismo come il migliore dei mondi possibili e punta a riformare l’ordine economico e sociale borghese lasciando però intatti i suoi presupposti.

Il liberalsocialismo borghese sogna “un sistema economico misto”, elabora la consolante idea di un semi-sistema o anche in un sistema intero “caratterizzato da una qualche forma di regolamentazione e pianificazione economica statalizzata coniugata a una mera economia di mercato” (Wikipedia). Quando invita ad aderire al proprio pragmatismo riformatore, il liberalsocialismo pretende in sostanza che i rapporti sociali fondamentali rimangano fermi alla società attuale e chiede esplicitamente che si rinunci alle odiose idee di un tempo!

Il liberalsocialismo nella sua sgangherata teoria è un prodotto dell’ideologia della classe dominante, che ha al primo punto l’assioma che il capitalismo è nell’interesse di tutti. Nella pratica il liberalsocialismo è conservatore e reazionario.

Non a caso l’opzione elettorale liberalsocialista trova le adesioni più convinte soprattutto presso quella parte sedicente progressista della media e grande borghesia, disponibile alle battaglie per i diritti civili e però indisponibile, anzi contraria, alle lotte per un reale e radicale mutamento di questo sistema. Che è ovvio non possa avvenire con un atto notarile.

La lotta ideologica è una determinazione essenziale della lotta di classe, investe l’intero campo delle forme ideologiche della coscienza e, dunque, l’intero campo del reale poiché, nella formazione sociale capitalistica, la causa appare come l’effetto e tutto si presenta rovesciato.

L’esortazione di Lenin “è necessario sognare” è antitetica al liberalsocialismo. Immersi come siamo in una realtà mostruosamente deformante e imbarbarita, dobbiamo reimparare a sognare in modo rigorosamente fondato e scientificamente definito. Non abbiamo bisogno di un’altra élite che gestisca al meglio l’esistente. C’è bisogno di un sogno grandioso e collettivo per seppellire la borghesia morente.


Wagner, entusiastico sostenitore del partito nazista

 

Curare la malattia con la malattia. L’espressione non è mai stata più appropriata se riferita alla pratica di inoculare la malaria per curare certi esiti della sifilide, una malattia che in Italia fu chiamata “mal francese” e in Francia “mal de Naples”, per via della spedizione di Carlo VIII (*).

Sembra folle provocare la malaria per curare un’altra malattia, ma bisogna ammettere che allora erano disperati: uno degli ultimi stadi della malattia, la neurosifilide, francamente non è divertente. Il paziente diventa gradualmente demente e paralizzato, fino alla morte. All’inizio del secolo scorso, questi pazienti rappresentavano circa il 20% dei ricoveri psichiatrici.

giovedì 4 febbraio 2021

Siamo pronti a morire

 

Un tempo, che i non più giovani possono ricordare, oltre alle bombe di Stato messe dai fascisti, abbiamo temuto seriamente che una giunta militare potesse nottetempo prendere il potere, mentre oggi c’è una giunta con la mascherina chirurgica.

Potevamo credere allora che avrebbero decretato uno stato di emergenza permanente, proibendoci di uscire di casa o di spostarci di un paio di isolati per mesi? No, nessuno avrebbe creduto possibile una cosa del genere.

La giunta con la mascherina l’ha fatto più volte: c’è la pandemia, il lockdown (che magiche parole) lo fanno in tutta Europa e peggio ancora in Cina e altrove. Beh, allora è tutto normale.

La nomenclatura dei professori (cazzo, tutti docenti!) pensa solo alla propria notorietà e decide ormai su ogni cosa. Galli Massimo stronca l’eventualità che Capua Ilaria possa diventare ministro: “non è adatta”.

Sono specializzati in allarmismo, vedono il Paese come un vasto ospedale. In un ospedale non ci sono teatri, cinema, bar e ristoranti, persone vere, ma solo malati, reali o potenziali, anche solo immaginari, comunque contagiosi.

Le varianti sono preoccupanti perché si diffondono di più e potrebbero assumere una forma più virulenta, con il rischio di provocare casi più gravi. Che cosa accadrà? L’incertezza fa paura ed è su quella che giocano da un anno.

Irresponsabile, non vedi quanti morti ogni dì? In Germania l’ufficio di statistica la pensa diversamente, e così chi non è andato completamente fuori di testa e si prende la briga di documentare. 


Qui si rischia l’arresto solo a pensarlo. E poi i numeri parlano chiaro: un cazzo!


Non esiste nient’altro, tutto il ragionamento ruota attorno al letto d’ospedale, la macchina per la rianimazione ha sostituito quella per spinare la birra (dopo le 18). Che si sia malati o no, viviamo tutti nel tendone d’attesa di un ospedale covid.

La nostra unica possibilità è il vaccino, dicono. A questa velocità non saremo più spettatori di Star Wars, ma vivremo in Star Wars quando saranno ultimate le vaccinazioni. Quante morti per questa lentezza?

Non dobbiamo più parlare di un’epidemia ma di una nuova malattia. E questa nuova malattia non finirà qui. Arriveremo al punto, esasperati, annientati, che saremo pronti a morire per poter vivere.