Secondo il rapporto conclusivo della Direzione di Polizia di Monaco, datato 28 settembre 1931, Angelika Raubal, detta Geli, una ragazza di 23 anni, fu trovata morta, con una ferita da arma da fuoco, il 19 settembre alle ore 10.15 nell’appartamento di un elegante condominio nella Prinzregentenplatz a Monaco.
Abitava in quell’appartamento dal 1929, assieme allo zio materno di 42 anni. Entrambi erano originari dell’Austria. La madre della ragazza, Angela, era la sorellastra dello zio. Lo zio di Geli, lo “zio Alf”, come lo chiamava lei, quando questa aveva 15 anni, cioè nel 1923, venne nominato suo tutore. Geli, fino al 1927, si era iscritta a medicina e dopo pochi mesi aveva abbandonato. Nel tempo libero, la giovane si recava all’Opera con lo zio o viaggiava con lui. La ragazza venne spesso ritratta anche dal fotografo ufficiale dello zio Alf, Heinrich Hoffmann.
Geli espresse il desiderio di diventare cantante lirica e lo zio finanziò i suoi studi. Il 14 settembre 1930, lo zio era stato eletto al Reichstag. Il fatto che zio e nipote vivessero nello stesso appartamento dava adito a voci su un rapporto descritto dai contemporanei come morboso, ossessivo e geloso.
Quale che fosse la verità, in seguito si sostenne che Geli non poteva uscire da sola ed era dispoticamente assoggettata al dominio psicologico e fisico esercitato dallo zio Alf, senza il consenso del quale non poteva fare nulla, confinata in una prigione in cui la sua volontà era totalmente annullata. In realtà Geli aveva intrattenuto più di una relazione con altri uomini della cerchia dello zio, fino a progettare il matrimonio con Emil Maurice, autista dello zio e suo fedele accompagnatore.
Che vi fosse una forte infatuazione dello zio per la nipote è un fatto acclarato da plurime testimonianze coeve. Per esempio, Alice Franck Stock, all’epoca vicina di pianerottolo di Hitler e Geli in Prinzregentenplatz, all’età di 101 anni, nel 2020, non ha mostrato dubbi: “Tutti sapevano della loro relazione”, ha dichiarato senza mezzi termini a proposito del legame tra la ragazza e lo zio.
Leni Riefenstahl, la famosa regista, racconta di una visita presso l’abitazione dello zio di Geli, avvenuta anni dopo, il giorno di natale del 1935: «[...] mi prende per un braccio e mi conduce davanti ad una porta segreta al fondo del corridoio. Tira fuori la chiave, apre e mi mostrò uno scrigno: libri, spazzole, abiti, tutti accuratamente sistemati sembrano aspettare che li userà, e che può tornare da un momento all’altro. In un angolo troneggia il busto in bronzo di una ragazza, con accanto un vaso di fiori freschi: “Geli, mia nipote. L’ho amata molto. Era l’unica donna che avrei potuto sposare. Ma il destino non l’ha permesso.»
La camera di Geli nel Prinzregentenplatz diventa una sorta di reliquiario, lo scultore Ferdinand Liebermann scolpisce un busto di lei, che sarà collocato al posto d’onore nella nuova Cancelleria del Reich. Invece il bassorilievo “Geli”, scolpito da Josef Thorak, e un ritratto di lei, dipinto da Adolf Ziegler, vengono installati nella camera da letto dello zio. Un altro quadro dell’amata, con fiori sempre freschi, adorna poi il Berghof.
La versione ufficiale, avvalorata dal rapporto di polizia, affermava che la giovane donna si era chiusa in camera dopo una discussione con lo zio e si era suicidata con la pistola dello zio, dopo la partenza di questi per Norimberga. Geli aveva dimestichezza con la pistola dello zio, come testimoniato molto dopo da Henriette Hoffmann, figlia del fotografo dello zio Alf:
«In un poligono di tiro nei dintorni di Monaco imparavamo a sparare. Potevamo usare la pistola Walther 7,85 [calibro che non esiste per quella casa] una per volta, poi pulirla, rimetterne in insieme i pezzi, caricarla e togliere la sicura. Ci divertivamo così, come nella scena di un film di Tom Mix, con cowboy pistoleri, ma innocui e sereni. Solo adesso solo che adesso il gioco si era fatto improvvisamente serio.»
L’inchiesta sulla morte di Geli fu archiviata e non venne eseguita alcuna autopsia.
Agosto 1931
Secondo una certa versione, la sera prima della morte, i due ebbero un violentissimo litigio. Geli voleva trasferirsi a Vienna per sposarsi e continuare gli studi di canto, ma lo zio glielo proibì categoricamente. Molti ipotizzarono che la furia del leader nazista o la scoperta di relazioni clandestine di lei potessero aver scatenato un gesto estremo dello zio.
Ogni tanto ricompare sulla stampa la stessa storia, gli stessi sospetti sul suicidio/omicidio di Geli. C’è anche chi vi ha scritto un romanzo di quasi 500 pagine: L’Angelo di Monaco, di Fabiano Massimi, edizioni Longanesi, 2020,, ma si tratta, appunto, di un romanzo che non ha nulla a che fare con la realtà storica.
Riferiva il 22 settembre il settimanale Der Spiegel, che a distanza di 95 anni, uno storico tedesco, Harald Sandner, ha scoperto in un registro dei decessi negli Archivi di Stato bavaresi che la data del ritrovamento del corpo di Geli, il 19 settembre, non corrisponde alla data dell’effettivo decesso, che sarebbe avvenuto il giorno precedente. Anche due necrologi coevi, scoperti di recente, menzionano questa data della morte. Da ciò emerge che lo zio si trovasse ancora a Monaco il giorno 18, quando avvenne effettivamente la morte della nipote e non a Norimberga come da egli stesso asserito.
C’è da osservare che la data della morte di Geli è ovunque riportata per il 18 settembre e non il 19. Dove starebbe dunque la novità?
Vediamo come andarono i fatti secondo il verbale della polizia: «Il cadavere era nella camera, che ha un’unica entrata, e una sola finestra sul Prinzregentenplatz, con la faccia a terra è rivolta verso il sofà, sul quale stava una pistola Walther 6,35 [esiste il 7.65]. Il dr. Muller, medico della polizia, ha stabilito che il colpo mortale aveva perforato i polmoni e il rigor mortis era sopravvenuto dopo parecchie ore, tra le 17 e le 18. Si trattava inoltre di un colpo sparato da distanza ravvicinata, e penetrato attraverso l’abito e la pelle, al di sopra del cuore, che quindi non era stato toccato. Il proiettile non era neanche uscito dall’altra parte, bensì si era conficcato sul fianco sinistro del corpo, al di sopra dell’anca, sottopelle.»
Dunque, anche secondo il verbale, il decesso di Geli non sarebbe avvenuto il mattino del 19 settembre, ma il giorno precedente, quando lo zio Alf era ancora a Monaco. Ma ciò corrisponde al vero?
Lo zio Alf, il mattino del 18 settembre 1931, un venerdì, volle intraprendere un nuovo giro elettorale nel nord del paese; il fotografo Hoffman lo accompagna e descrive i preparativi del viaggio in questi termini: «Quando entrai in casa sua, Geli era presente, e lo stava aiutando a fare la valigia. Lasciammo l’abitazione e, mentre già stavamo scendendo le scale, Geli si affacciò alla ringhiera e gridò: “Au revoir, zio Aldolf! Au revoir, signor Hoffmann”. Hitler si fermò a guardare in su. Indugiò un attimo, poi si voltò e risali le scale, mentre io lo aspettavo giù alla porta d’ingresso. Poco dopo torno a scendere.» (Heinrich Hoffmann, Hitler was my friend, Burke, Londra, 1955, p. 152.
Hitler trascorso la notte a Norimberga. Il giorno seguente, il 19 settembre, salì in macchina con Schreck, l’autista. Il fattorino dell’hotel ricevette la telefonata di Hess che gli intimava di richiamare immediatamente Hitler a Monaco. Il giovane salì su un taxi che seguì Schreck e alla fine riuscì a fermare l'auto. Hitler tornò quindi in hotel, rispose alla chiamata di Hess e poi Schreck ricevette effettivamente una multa per infrazione al codice della strada nella vicina Hiltpoltstein mentre stavano freneticamente tornando a Monaco. La multa esiste ancora e la sua riproduzione è stata pubblicata su Der Spiegel nel 1983 e di nuovo nel 1999.
Geli si suicidò nel tardo pomeriggio o la sera del 18 settembre.
Vero è che diverse persone erano presenti nell’appartamento di Prinzregentenplatz dove è stato ritrovato il corpo. Le trascrizioni delle interviste al personale domestico contenevano significative incongruenze riguardo alla sequenza degli eventi e al momento esatto in cui la tragedia è stata notata. Gli investigatori non hanno approfondito a sufficienza queste discrepanze.
Ma è altrettanto vero che Anni Winter, governante e amministratrice dell’appartamento, e suo marito, insieme alla cameriera Maria Reichert, erano le uniche persone presenti nell’appartamento la sera della sua morte. Nessun altro avrebbe potuto entrare nell’appartamento chiuso a chiave senza che loro lo sapessero. Poche ore prima della sua morte, Geli trovò un biglietto che Eva Braun aveva lasciato nella tasca della giacca di Hitler, ringraziandolo per averla portata all’opera. Geli strappò il biglietto in quattro pezzi e li lasciò ben in vista sul comò di Hitler. Anni Winter lesse il biglietto strappato e ne parlò a diverse persone.





Non conoscevo questa storia. Grazie.
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