Non è difficile concordare con questa analisi, profonda e superficiale ad un tempo, e ovviamente con la sua conclusione.
Sennonché il collega blogger Massimo Mantellini parla dei cosiddetti flussi elettorali, dunque di chi al seggio ci va. Non s’interroga su chi invece non vota, ossia tra il 40 e il 50 per cento dell’elettorato. La chiamano “astensione”, un termine neutro che non vuol dire nulla, salvo il fatto che sono elettori che non votano. Se solo il 20% degli astenuti decidessero di votare, l’esito del voto potrebbe essere completamente diverso.
Ma chi ha davvero interesse a prendersi cura di questa consistente massa di non votanti o almeno di una sua parte? Poniamo dei potenziali votanti di sinistra. Nessun partito o coalizione di sinistra perché ciò comporterebbe, almeno sul piano programmatico, una critica radicale del sistema sociale vigente e un programma politico conseguente.
Significherebbe, per esempio, dire della UE le cose che andrebbero dette e fino in fondo. Oppure sul riarmo e le spese folli per la “difesa”. Sul fatto che la NATO è un’organizzazione di stampo fascista che ha scopi incompatibili con la pace. Quindi sui tagli alla sanità e la sua privatizzazione. Sui profitti di petrolieri e banchieri. Sulla rinazionalizzazione dei servizi pubblici: energia, acqua, telefonia, banche, eccetera. Insomma, servirebbe quantomeno che un PD – partito per il quale vota Mantellini – fosse davvero un partito convintamente riformista e socialista. Un cambiamento che dovrebbe partire dal nome.
Mi chiedo: i vari Mantellini sarebbero d’accordo nell’abbandonare il liberismo o il liberalismo, o come cazzo vogliono chiamare questo stato di cose, e di abbracciare il socialismo? Dico il socialismo riformista, giammai – orrore – il comunismo!


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