Mentre i media italiani danno spazio al presunto attentato all’aereo di Zelensky, i principali giornali internazionali, come Le Monde, El Pais o il New York Times, si occupano di cose più serie (nelle loro edizioni on-line semplicemente la “notizia” non compare, mentre la Frankfurter Allgemeine Zeitung riporta in un trafiletto: «Kiev: Il rischio per Zelenskyy nell’incidente in Moldavia è “esagerato”»).
Nel post di ieri scrivevo: «Il New York Times ha pubblicato nel fine settimana scorso una lunga inchiesta che descrive dettagliatamente come la corruzione nel settore degli armamenti abbia causato all’Ucraina perdite per miliardi di dollari e gravi svantaggi militari». Oggi, lo stesso giornale newyorkese scrive:
«L’Unione Europea, uno dei principali sostenitori del Paese, aveva finalizzato all’inizio dell’anno un prestito di oltre 100 miliardi di dollari a suo favore. Tuttavia, l’Ucraina si trovava ora ad affrontare un deficit di bilancio per la difesa inaspettatamente elevato, come riferito dal presidente Volodymyr Zelensky agli alleati: per arrivare alla fine dell’anno, avrebbe avuto bisogno di ulteriori 27 miliardi di dollari.
«La richiesta dell’Ucraina ha sorpreso e turbato molti funzionari in tutta Europa, proprio mentre Kiev sta affrontando una delle fasi più critiche dal 2022. [...] Ora, i funzionari europei stanno cercando freneticamente di capire l’origine del deficit, la sua esatta entità e se – o come – inviare ulteriori fondi quest’anno. Kiev sta inoltre chiedendo a Gran Bretagna, Canada e Giappone di contribuire a colmare la lacuna. Questa richiesta inattesa rischia di complicare i rapporti dell’Ucraina con gli alleati proprio nel momento in cui ha più bisogno del loro sostegno».
Nel mio post di ieri, concludevo: «A Zelensky e ai suoi compari basta aprire bocca e dire che servono altre decine di miliardi di euro, e dopo due riunioni con i banditi dell’UE li ottengono. Chi ha il potere effettivo di controllare come vengono spesi?». Nessuno ha il potere effettivo di controllare in quali tasche finiscono quei soldi. Nella repubblica oligarchica ucraina in qualunque settore, non solo quello della guerra, la corruzione è endemica e sistemica.
E dire che più di sette anni or sono, l’attore televisivo Volodymyr Zelensky, candidato alle elezioni presidenziali, promise “un cambio d’era”. Dopo decenni di politica nazionale dominata da interessi oligarchici, beneficiò dell’immagine di un candidato nato per caso e dai principi saldi, venuto alla ribalta in quel ruolo incarnato nella fortunata serie televisiva “Servitore del popolo”.
A metà novembre scorso, l’Ufficio nazionale anticorruzione rivelava l’esistenza di un sistema di tangenti ai danni dei subappaltatori di Energoatom, l’operatore statale del settore dell’energia nucleare civile. Il sistema, che coinvolgeva somme stimate in oltre 100 milioni di dollari, ha contribuito a indebolire la rete di generazione elettrica. E ciò accadeva in un paese in guerra! Alcuni dei più stretti collaboratori di Zelensky ne erano coinvolti. Che cosa ne sapeva il presidente della repubblica oligarchica?
Poi, la vicenda relativa alla villa di lusso destinata a “Vova”, il soprannome di Volodymyr. Anche questa sconvolse l’opinione pubblica perché evoca un’immagine semplice e brutale: mentre i soldati muoiono al fronte, mentre le famiglie vivono sotto i bombardamenti, mentre lo Stato esige sacrifici da tutta la società, si parla di residenze di lusso negli ambienti del potere statale.
Va da sé che uno scandalo politico non risiede solo nelle prove legali, qualche volta neppure in Italia. Che la guerra, lungi dall’aver sospeso i vecchi riflessi oligarchici e predatori dell’Ucraina, abbia invece offerto nuove occasioni di arricchimento a certe reti vicine al potere, non è solo un’ipotesi. Oltre al sistema amministrativo, sanitario, pensionistico e ovviamente bellico, gli Stati Uniti, ma soprattutto la UE, con i soldi dei propri contribuenti mantengono finanziariamente in piedi un intero paese e il suo vasto sistema corruttivo.
Scriveva nel maggio scorso Giuseppe Gagliano, Presidente del Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis: «Come possono giustificare il continuo e massiccio sostegno pubblico se lo Stato ucraino appare incapace di controllare i propri sistemi finanziari? Come possono difendere l’aumento degli aiuti se l’immagine del governo di Kiev si sta sgretolando? Come possono accelerare l’integrazione europea di un Paese le cui istituzioni anticorruzione stanno portando alla luce scandali ai massimi livelli del suo apparato politico ed economico?». Domande rimaste senza risposta.
Si direbbe che a differenza di altri paesi l’autorità anticorruzione funziona
RispondiEliminaIn genere chi finanzia un paese in guerra ci guadagna pure lui dalla corruzione
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