venerdì 5 febbraio 2021

Wagner, entusiastico sostenitore del partito nazista

 

Curare la malattia con la malattia. L’espressione non è mai stata più appropriata se riferita alla pratica di inoculare la malaria per curare certi esiti della sifilide, una malattia che in Italia fu chiamata “mal francese” e in Francia “mal de Naples”, per via della spedizione di Carlo VIII (*).

Sembra folle provocare la malaria per curare un’altra malattia, ma bisogna ammettere che allora erano disperati: uno degli ultimi stadi della malattia, la neurosifilide, francamente non è divertente. Il paziente diventa gradualmente demente e paralizzato, fino alla morte. All’inizio del secolo scorso, questi pazienti rappresentavano circa il 20% dei ricoveri psichiatrici.

Chi ha avuto questa stramba idea di curare la sifilide in tal modo? Julius Wagner. Il suo nome di famiglia cambiò in Wagner-Jauregg dopo che suo padre, un funzionario, fu elevato al cavalierato dall’impero austro-ungarico (Johann Adolf Wagner Ritter [Cavaliere] von Jauregg).

Sebbene la psichiatria non fosse originariamente il suo campo preferito della medicina, Julius nel 1885 si specializza in malattie nervose e psichiatria e inizia a tenere lezioni sulle patologie del sistema nervoso. Nel 1889, succedette a Richard von Krafft-Ebing come professore universitario di psichiatria presso la Clinica neuropsichiatrica dell’Università di Graz, dove si concentrò sul cretinismo. Nel 1893 Wagner-Jauregg divenne professore associato di psichiatria e malattie nervose della Clinica di psichiatria e neuropatologia Steinhof di Vienna.

Aveva la reputazione di essere freddo e altezzoso, in seguito dei soldati austriaci lo denunciarono per trattamenti inumani. Impiegava massicciamente l’elettroshock, più che per curare uomini traumatizzati dai combattimenti, come mezzo per individuare i simulatori che tentavano di sfuggire alla guerra (al processo un certo Sigmund Freud, suo amico, fu chiamato a testimoniare. Criticò i metodi di Wagner-Jauregg, ma sostenne che non aveva deliberatamente torturato i pazienti).

Nel 1917 Julius studiava da alcuni anni la possibilità che una febbre violenta potesse avere un effetto sugli psicopatici. Infatti, nel 1883, aveva visto un paziente guarire dopo aver avuto un ictus che gli aveva causato febbre alta. Wagner aveva provato a indurre la febbre con iniezioni di stafilococchi, tubercolina e tifo.

Quando si trovò con un campione di sangue da pazienti affetti da malaria, lo iniettò in nove dei suoi pazienti neurosifilitici, e li lasciò senza cure mediche per diversi cicli di febbre. Poi finalmente venne somministrato il chinino per curare la malaria. Di questi pazienti, uno morì, sei videro migliorare le loro condizioni, due dei quali tornarono alla vita normale.

L’altro suo grande successo è stato quello di scoprire che la carenza di iodio può portare a problemi alla tiroide, compreso il gozzo, portando i funzionari austriaci a richiedere l’aggiunta di piccole quantità di iodio al sale da cucina. È suo un notevole studio pubblicato col titolo: Kropfbekämpfung und Kropfverhütung in Österreich (Controllo del gozzo e prevenzione del gozzo in Austria), Vienna, Springer, 1923/24.

Inoltre, notò che i gatti diventano convulsi e violenti quando la loro ghiandola tiroidea viene rimossa (poveri mici!). Si occupò di eugenetica sostenendo la bontà delle sterilizzazioni forzate per le persone con malattie mentali e per i “criminali”. Lo spirito dell’epoca era quello.

Alla luce di certi risultati, Julius continuò i suoi esperimenti con l’induzione della febbre malarica e, nel 1921, pubblicò un articolo in cui annunciava di aver iniettato la malaria in 200 pazienti sifilitici, 50 dei quali erano in grado di lavorare di nuovo (il reintegro al lavoro è l’esito che interessa di più nella graduatoria delle cure sanitarie).

Wagner-Jaureggde nel 1927 diventa il primo psichiatra a ricevere il Premio Nobel per la medicina motivato per questa tecnica terapeutica, l’inoculazione della malaria nel trattamento della demenza paralitica, che si diffuse molto rapidamente in Europa. Decine di migliaia di sifilitici furono trattati con la malaria. Circa il 30-40 per cento riacquista una vita normale, ma il 15% soccombe alla malaria.

Questa terapia cessò di essere utilizzata dopo l’introduzione della penicillina nel trattamento della sifilide nel 1950.

Wagner-Jaureggde sposò con Balbine Frumkin, da cui divorziò nel 1903. Si unì in seconde nozze con Anna Koch, ebbero due figli: Julia e Theodor.

Dopo il suo ritiro dalla Klinik am Steinhof (1928), Wagner-Jauregg pubblicò circa 80 articoli scientifici. Fu un “entusiastico sostenitore” e membro del partito nazista. Scrisse nel 1938 un’autobiografia (Lebenserinnerungen). A Vienna visse in Landesgerichtsstrasse 18, dove nel 1940 morì per complicazioni dovute alla polmonite.


Riconoscimenti successivi al Nobel:
Premio Cameron, 1935;
Decorazione d’Onore per l’Arte e la Scienza e lauree honoris causa della Facoltà di Filosofia e Giurisprudenza dell’Università di Vienna, 1937;
Cittadino onorario delle città di Vienna e della sua città natale, Wels (Alta Austria);
Memoriale inaugurato nell’Arkadenhof dell’Università di Vienna, 1951;
Raffigurato sulla banconota da 500 scellini del 1953;
Denominazione dell’ospedale psichiatrico statale dell’Alta Austria a Linz, 1981;
Toponimo Wagner-Jauregg-Weg nel 14° distretto di Vienna;
Erezione del monumento di fronte all’ospedale generale di Vienna.
Le poste austriache gli hanno dedicato un francobollo.

Citazioni:
Strano, non avevo mai pensato di diventare uno psichiatra; non avevo mai frequentato un college psichiatrico, non avevo quasi mai studiato un libro di testo di psichiatria.
Chi ha un carattere non ha bisogno di principi.
Il modo più sicuro per rendere qualcuno il tuo nemico è ringraziarlo.

(*) Mettiamo un po’ d’ordine sull’origine di questa storia. Tale Juan de Morguer, imbarcatosi a Palos, sua città natale, sulla famosa Santa Maria, arrivò, assieme ad altre due celebri caravelle, dove tutti sappiamo. Il marinaio ebbe rapporti sessuali con le donne del posto. Durante il viaggio di ritorno Juan scoprì sul glande una lesione rotonda e dura. Tre mesi dopo il ritorno a Palos, si sentì preso da una febbre che non gli dava requie e sul corpo comparve una ripugnante fioritura di pustole, un esantema di cui il medico curante non riusciva a spiegarsi l’origine. Dolori sempre più lancinanti, un abbassamento progressivo della vista e un contemporaneo deterioramento di tutte le funzioni vitali. Impazzì e divenne cieco. Il 30 settembre 1495, “il cuore gli scoppiò” (aneurisma dell’aorta toracica?).


1 commento:

  1. Fu proprio una Belle Époque. Lo so che finì male, nella guerra e poi nel fascismo. Ma quegli anni, nei quali si ebbe il risveglio della coscienza e della scienza, furono straordinari. Io sono positivista. So tutte le critiche al positivismo, ma sono positivista lo stesso, vaffanculo. Facciamo neo-neopositivista.

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