Entro il 2030 moriranno per cause
prevedibili 69 milioni di bambini sotto i 5 anni, altri 167 milioni vivranno in
povertà e 750 milioni di donne si saranno sposate da bambine mentre più di 60
milioni di piccoli in età da scuola primaria non avranno istruzione.
Lasciamo
stare il capitalismo e cose così, poniamoci una domanda semplice: a che cosa
serve far crescere il Pil, produrre sempre di più, se queste situazioni non
sono poste al centro delle nostre preoccupazioni? Com’è tollerabile che 85
persone possiedano una ricchezza pari alla metà più povera del pianeta, quella
che soffre di ogni penuria?
Ora
poniamoci un’altra domanda un po’ meno semplice, ossia quella che riguarda le
responsabilità. E non mi riferisco agli 85 personaggi di cui solo di alcuni
conosciamo i nomi, i quali probabilmente non sono nemmeno in grado, dato il
loro patrimonio, di comprendere correttamente la questione. Mi riferisco invece
a quella varia intellettualità legata ai possessori della ricchezza. Sono i
portavoce di un mondo morente che non ha più nulla a che fare con l’avvenire.
Respingendo ogni idea di alternativa radicale all’esistente, essi respingono
gli interessi generali dell’umanità stessa.
Essi
condividono certamente l’opinione che in questo mondo non tutto sia a posto.
Anzi, essi si rendono conto dell’irrazionalità di questo sistema, e ciò
nonostante si comportano quotidianamente come se questo mondo fosse razionale e
l’unico possibile. Non deve stupire che il loro modo di pensare non incida sul
mondo. Essi considerano una sola tendenza, e sono d’accordo per lasciare
sostanzialmente le cose come sono, come se i fatti non fossero obiettivi e
impegnativi per tutti.
Con
l’appoggio che essi offrono al mantenimento degli interessi della classe
dominante, ai rapporti capitalistici di produzione e proprietà, essi tradiscono
gli interessi dell’umanità intera. Lo scettico borghese, falsamente obiettivo, non
vuol intendere di essere, volente o nolente, parte in causa in questa grande
lotta, poiché non chiama lotta quella violenza permanente esercitata da un piccola
classe sociale sull’umanità.
In
fondo non c’importa nulla dei figli degli altri e dell’umanità intera. È
significativo che dalla caduta del famigerato Muro, in ogni angolo del mondo,
dall’Ungheria a Ceuta e Melilla, dalla Palestina a Nicosia, si siano alzati
10.000 chilometri di nuove barriere, nuove cortine di ferro-cemento, per non
parlare dei muri invisibili ma non meno reali posti in essere con le nuove
dinamiche di esclusione e separazione.
Che
fare? Intanto prendiamo perlomeno posizione, porca miseria!