martedì 5 maggio 2026

Un gioco da ragazzi

 

I giocattoli sono progettati per instillare convenzioni sociali. Alle bambine, almeno ai miei tempi, regalavano bambolotti e cucine in miniatura. Ai maschietti principalmente soldatini e modelli di armi, oltre a una grande varietà di autoveicoli e imitazioni di attrezzi da lavoro. Oggi si regalano gli smartphone, giocattoli unisex. Servono allo stesso scopo: instillare convenzioni sociali, ma diverse da quelle di un tempo.

Chissà con quali giocattoli si trastullava Trump quand’era bambino. Ora può gestire un giocattolo grande quanto il pianeta. Su cui muove le sue navi, i suoi soldatini e tanti missili. “Siamo come i pirati”, ha dichiarato con orgoglio Trump durante un comizio in Florida venerdì scorso. La folla ha esultato. Il presidente degli Stati Uniti ha descritto come la Marina statunitense avesse abbordato una nave, sequestrato il carico e preso il petrolio: un “affare molto redditizio”, come lo ha definito.

Domenica ha varato una variante del suo gioco preferito, e lha chiamata “Progetto Libertà”, per scortare navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha dichiarato che l’operazione sarebbe stata supportata da cacciatorpediniere lanciamissili, oltre cento piattaforme terrestri e navali e sistemi senza pilota.

Sebbene lo Stretto misuri circa 24 miglia nautiche (45 km circa) nel suo punto più stretto, le rotte di navigazione effettive sono larghe solo circa due miglia nautiche: troppo poco spazio per manovre evasive, troppo facile da colpire.

Una fonte ufficiale dello Stato Maggiore iraniano riporta: “Qualsiasi forza militare straniera, in particolare le forze statunitensi, sarà attaccata se tenterà di avvicinarsi o attraversare lo stretto”. Il rappresentante della leadership nel Consiglio di Difesa iraniano ha dichiarato: “I pirati americani devono sapere che il costo delle loro decisioni supererà la loro soglia di tolleranza”. Sicumera? Vedremo.

Droni e missili possono essere lanciati da camion, e mine possono essere posate da pescherecci o dhow, le tradizionali imbarcazioni a vela arabe in legno. Distruggere tutti i veicoli e i natanti che potrebbero rappresentare una minaccia non è fattibile.

Ieri, le Guardie Rivoluzionarie hanno pubblicato una mappa aggiornata che delinea una nuova “zona di controllo” nello Stretto di Hormuz: a ovest dello stretto, la zona è delimitata da una linea retta che si estende dalla punta occidentale dell’sola iraniana di Qeshm fino a un punto a est della città di Umm Al Quwain negli Emirati Arabi Uniti. A est dello Stretto di Hormuz, la zona è delimitata da una linea retta che si estende dall’insediamento di Kuh-e Mobarak in Iran fino a un punto a sud della città emiratina di Fujairah (*). 

La logica alla base dell’operazione trumpiana potrebbe differire dalla narrazione ufficiale. L’invio di navi da guerra statunitensi in uno stretto rivendicato da Teheran comporta il rischio di un’escalation come scelta deliberata per provocare una crisi. In quest’ottica, il cosiddetto Progetto Libertà non è una missione volta ad aprire il passaggio delle navi, ma un potenziale fattore scatenante di un conflitto più ampio.

Trump ha bisogno di un po’ di morti americani per smuovere il consenso dell’opinione pubblica interna. Questo è almeno quello che lui crede.

(*) Molti media, compresa al-Jazeera, parlano di un “monte Mubarak”, che non esiste in Iran. Si tratta, come riporto nel testo, dall’insediamento di Kuh-e Mobarak, noto anche come Mogh-e Qanbareh-ye Kuh Mobarak. È un villaggio nel distretto rurale di Kangan, nella regione centrale Distretto della contea di Jask , provincia di Hormozgan, Iran. 

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