sabato 16 maggio 2026

La cortese moderazione

 

I media, per definizione, sono macchine per catturare lattenzione. Trump ha incontrato Xi a Pechino e tutti stavano a guardare. Il leader di una potenza mondiale in declino incontra il leader di una potenza mondiale in ascesa. In definitiva, l’incontro tra celebrità non ha prodotto risultati tangibili. Il grande accordo che molti si aspettavano non si è concretizzato. Il vertice non è riuscito a soddisfare nemmeno le aspettative più scontate.

Da una prospettiva europea, è drammatico che questi due capi di Stato prendano decisioni su questioni come il commercio e il Medio Oriente, che riguardano direttamente l’Europa, senza che quest’ultima abbia voce in capitolo. Del resto, come si può prendere in considerazione personaggi come quell’analfabeta di Kaja Kallas, per tacere di quel poveraccio di Tajani, un ministro che risulta meno imbarazzante persino quando parla in inglese che quando si esprime in italiano. Senza dimenticare che a riguardo del caso Almasri ebbe a dire: “Documento in inglese, non è semplice”.

In tali circostanze, Xi non deve fare molto per apparire un genio. Sarebbe stato quasi inimmaginabile solo pochi anni fa vedere una classe dirigente statunitense che si comporta in modo così remissivo.

Certamente, i magnati statunitensi non sono tornati a mani vuote in termini di politica commerciale. Pechino intende acquistare 200 aerei dalla Boeing, industria in difficoltà, nonché 450 (non è uno scherzo) motori dalla General Electric, oltre a diversi altri accordi ancora da definire, come annunciato da Trump. Ma è questo il risultato quando la potenza combinata del grande capitale statunitense cerca di imporsi?

La questione dei chip per computer è ancora più eclatante: il capo di Nvidia, Jen-Hsun Huang, cinese di nome e taiwanese di nascita, sperava di convincere finalmente Pechino ad abbandonare la sua posizione ostruzionistica e ad acquistare alcuni processori per l’intelligenza artificiale dalla sua azienda. Non se n’è fatto nulla. L’argomento è stato sollevato, ma i cinesi “preferiscono sviluppare i propri”, secondo Trump. In altre parole: abbiamo sbattuto contro un muro e ormai non possiamo più farci niente.

L’unica vera concessione che gli Stati Uniti sono riusciti a ottenere da Pechino è stata la dichiarazione che l’Iran non dovrebbe possedere armi nucleari. Affermazione che lascia il tempo che trova, tantopiù che la Cina si è impegnata a non fornire armi a Teheran ad esclusione delle loro componenti dual-use come semiconduttori, sensori e convertitori di tensione, precursori chimici per missili balistici, eccetera. Da ridere.

La speranza degli Stati Uniti di persuadere la Repubblica Popolare a spingere Teheran verso un accordo favorevole a Washington non si è concretizzata. Ma già il fatto di rivolgersi a Pechino dà la misura della situazione reale in cui si trovano gli Stati Uniti, che su Taiwan hanno dichiarato che l’ultima cosa di cui hanno bisogno è di una nuova guerra a 15.000 chilometri di distanza. Tutto ciò rappresenta la dimostrazione al mondo della cortese moderazione con cui gli Stati Uniti devono oggi rapportarsi a Pechino.

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