martedì 26 maggio 2026

Ostrega, non se l'aspettavano

 

Si dice spesso che gli elettori siano disillusi dalla politica. Si dice anche che la radice di questa disillusione risiede nella privazione di partecipazione alla politica. Dunque, la disillusione non ha origine nelle persone, ma nella politica stessa. E qui sarebbe necessario qualche dettaglio.

Nei termini della teoria politica corrente, l’allontanamento dalla politica può essere descritto come un graduale declino della democrazia, con il venir meno delle opzioni politiche. In termini meno convenzionali, si tratta di un processo di lungo periodo che si snoda dentro le articolazioni dello sfruttamento e del dominio borghese.

Ma questo tipo di analisi, mi rendo conto, darebbe luogo a un discorso troppo complicato se fatto oggi. Dunque è sufficiente la sintesi: votare è come rianimare un cadavere dopo l’autopsia.

Da ultimo c’è da commentare il risultato delle elezioni amministrative. Parlo di Venezia, perché non conosco bene le altre mafie politiche, salvo il fatto che un quasi ottuagenario, dopo tre anni da vicesindaco, ventidue anni da sindaco e dieci anni presidente della Regione Campania, viene rieletto sindaco di nuovo. Resta da chiarire in che cosa si concretizzi questa democrazia (*).

Dice Cacciari che a Venezia non s’aspettava la vittoria del candidato democristiano. La città era stata l’unico luogo del Veneto dove al referendum aveva prevalso il No. Questa volta i giovani (ma non solo loro) sono andati al mare piuttosto che votare uno come Martella. Soggiungo: non serviva un consulente d’immagine per capire che la faccia di un seminarista pentito dopo che s’è fatto una sega non poteva funzionare.

Ma è ovvio, non si può votare un partito che è l’espressione delle sagrestie apostolico-bancarie e del liberismo europeista (di quella UE le cui leggi sono scritte da lobbisti e gestite da un apparato burocratico privo di qualsiasi responsabilità riconoscibile). Si è votato al referendum perché non si voleva darla vinta a individui osceni in grisaglie e a fasciste in tailleur. Ma per il resto, c’è il solito buio a mezzogiorno.

A votare quei trichechi democristiani, imbullonati alla poltrona, oppure i fascisti, che fa lo stesso, ci va chi ha la “barca” in darsena, la seconda casa ad Auronzo o a Cortina, l’abbonamento alla Fenice e l’ombrellone fisso al Lido. Gente che magari paga meno tasse delle loro colf e ti dice che bisogna stringere la cinghia. Anche alle prossime politiche potranno votare Franceschini, Delrio, Renzi e magari anche Calenda, senza vomitare i dolcetti della comunione.

Meglio la troupe di Meloni, incluso il generale Bergonzoli, che almeno e sia pure a denti stretti si ride un po’.

P.S. : Cacciari insiste nel dire che Meloni è molto intelligente. Anche in questo caso sbaglia: è meno stupida e più furba di altri.

(*) Leggo: De Luca, dal 2008 impegnato in una relazione con Maria Maddalena Cantisani, architetta e dirigente del comune di Salerno; ha due figli: Piero (1980), avvocato e politico, dal 2018 deputato alla Camera per il PD, di cui è segretario regionale in Campania, e Roberto (1983), commercialista, che è stato dal 2014 al 2017 responsabile provinciale economia del PD a Salerno, dal 2015 al 2016 consigliere tecnico-economico del presidente della Provincia di Salerno e da giugno 2016 a febbraio 2018 assessore al bilancio e allo sviluppo nella giunta comunale di Salerno. Peccato che padre Vincenzo non abbia anche una figlia.

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