lunedì 11 maggio 2026

Niente di tutto questo sarebbe accaduto

 

Nell’inserto culturale del Sole 24ore, Massimo Bucciantini recensisce il libro di Thomas Sparr dal titolo: “Voglio continuare a vivere anche dopo la morte”. La biografia del diario di Anna Frank, Einaudi, pp. 226. La frase riproposta nel titolo è tratta proprio dal famoso diario della giovane ebrea tedesca. Il libro ricostruisce la storia delle prime edizioni del diario, curate dal padre di Anne Frank, compresa l’edizione einaudiana del 1954.

Scrive il recensore: «Otto Frank è il principale protagonista del libro. Il destino del diario – dei diari – dipende dalle sue capacità imprenditoriali, ma anche dalla rete di amicizie che fin da subito, da quando battè a macchina le carte di sua figlia, mise in moto con particolare abilità». È a partire «dall’edizione americana del 1952 e ancor di più, tre anni più tardi, con il debutto a Broadway della versione teatrale che inizia il successo planetario del diario». Un libro «che diventerà una delle opere letterarie più lette del mondo. Una storia di successo, risultato finale di un’attività instancabile [quella del padre di Anne], ma che a guardarla più da vicino si rivela composta da infinite sfaccettature in cui trovano posto fallimenti, incomprensioni, accuse, aspre polemiche e contese giudiziarie».

Tutti ricordiamo il libro di Anne edito da Einaudi, con al centro della copertina la piccola foto dell’Autrice. Un testo che divenne pressoché obbligatorio a scuola. A riguardo delle richiamate “sfaccettature”, la recensione è fin troppo laconica, poiché poche opere letterarie sono state al centro di “aspre polemiche e contese giudiziarie” come il celebre Diario. Di seguito vedo di dare, al meglio che posso, qualche ragguaglio sull’origine del diario, pur non avendo ancora letto la biografia di Thomas Sparr che sicuramente sotto questo aspetto sarà interessante.

Annelies Marie Frank, meglio conosciuta come Anne Frank (Anna in italiano), nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, da Otto Frank (1889-1980) e da sua moglie Edith Holländer (1900-1945). Aveva una sorella maggiore, Margot (1926-1945), di tre anni più grande di lei. La famiglia si trasferì ad Amsterdam nel 1933.

Nel 1940, i tedeschi occuparono i Paesi Bassi. Com’è noto, applicarono nei territori occupati le leggi antiebraiche. Anne cominciò a scrivere un diario che suo padre le aveva regalato il 12 giugno 1942, per il suo tredicesimo compleanno.

Il 9 luglio 1942, la famiglia Frank si trasferì nei locali situati dietro gli uffici dell’azienda del padre. Non erano soli. Quattro vicini, Hermann van Pels, sua moglie e il figlio Peter, e un dentista, Fritz Pfeffer, sarebbero stati con loro durante il periodo di clandestinità.

Dopo due anni di clandestinità, nel 1944, la famiglia fu denunciata (alcuni sostengono, ma la cosa è tutt’altro che provata, che a denunciarli ai tedeschi fu un ebreo, il notaio Arnold van den Bergh) e deportata nei lager nazisti in Germania. Anne e sua sorella Margot furono mandate a Bergen-Belsen. Le due sorelle morirono a metà marzo del 1945, di tifo.

Il giorno dell’arresto, il diario di Anne, nascosto nella borsa di Otto Frank, cadde a terra. Le pagine sparse dei suoi appunti si dispersero. Due vicini, che li avevano aiutati quando si nascondevano nell’alloggio segreto, raccolsero e conservarono i fogli.

Il diario di Anne Frank, pubblicato per la prima volta nel 1947, scatenò polemiche e controversie legali. I “negazionisti”, dubitando della veridicità degli eventi raccontati nel diario, intentarono una causa contro Otto Frank. Il padre di Anna consegnò al tribunale tutti gli scritti di sua figlia. Gli scritti furono autenticati e Otto vinse la causa. Consegnò tutto tranne cinque pagine che considerava troppo intime, in cui descriveva il suo rapporto con la moglie.

Nel 2016, sui diritti d’autore, vi fu una controversia internazionale. La Fondazione Anne Frank, con sede a Basilea, in Svizzera, che tutt’ora detiene i diritti d’autore esclusivi del Diario, minacciò azioni legali contro chiunque pubblicasse anche una sola riga del testo senza la sua autorizzazione. La Fondazione ha invocato un’eccezione legale che si basa sul ruolo del padre di Anne Frank. Otto Frank supervisionò la pubblicazione postuma del testo della figlia, eliminando i passaggi che considerava troppo personali. Secondo la fondazione svizzera, apportando modifiche sostanziali al testo, il signor Frank è diventato un “coautore”, e bisognerebbe aspettare fino al 2051 perché il Diario entri nel pubblico dominio (il che impedirebbe fino a tale data anche l’accesso completo alle versioni digitali dei diari: la questione sarà decisa a breve dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea).

In dettaglio: non esiste un solo “diario”. La versione A è l’originale, il diario rilegato in cui Anne scrisse per la prima volta. All’inizio del 1944, Anne iniziò a riorganizzare i suoi scritti su fogli sciolti. Questo avvenne in seguito a un annuncio radiofonico che richiedeva diari dopo la guerra ed è indicato come versione B. Dopo la morte di Anne, Otto unì le due versioni, rimuovendo alcune pagine e decidendo se includere la versione A o la versione B degli eventi. La versione di Otto è la C. Le pagine rimosse furono pubblicate in seguito.

A seguito di un altro processo, che si tenne nel 1958, il tribunale ritenne Albert Cauvern, un caro amico di Otto Frank, autore delle correzioni degli errori di ortografia e grammatica.

Le cinque pagine omesse da Otto furono rese pubbliche solo dopo la sua morte. Due pagine coperte da carta marrone furono scoperte nel 2018. Erano state nel diario, ma Anne le aveva coperte: contenevano “barzellette oscene”.

Dunque il Diario è un falso? A mio avviso, assolutamente no; resta il fatto che troppe persone, e non solo il padre di Anne, ci misero le mani lasciandovi le loro impronte. Quanto rilevanti furono questi successivi interventi sui manoscritti di Anne non lo so. Tuttavia il Diario è sostanzialmente autentico e ancora più autentica, umanamente e storicamente, fu la sorte di Anne e di tante vittime innocenti come lei, assassinate nei lager o morte di denutrizione e malattie. Senza gli occupanti nazisti, niente di tutto questo sarebbe accaduto.

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