Oramai gli accadimenti sono arrivati a un punto tale di oscenità che è quasi impossibile commentarli, e dunque mi è assai penoso e anche difficile aggiornare il mio diario quotidiano.
Israele è un paese in larga maggioranza complice degli stragisti genocidi al governo. Solo una minoranza degli ebrei nel mondo ha condannato ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Palestina e in Libano. Questo è tutt’altro che un buon motivo per mettere tutti gli ebrei sullo stesso piano, ma penso sia un motivo sufficiente per una riflessione sull’estremismo ebraico e in particolare sul sionismo che ne è l’espressione di punta.
È stato possibile assistere in questo XXI secolo allo sterminio di un popolo, quello palestinese, per fame, sete, mancanza di cure e continui bombardamenti (sono stati distrutti 28 ospedali e centri di medicina). Uno sterminio che continua nel sostanziale silenzio dell’Unione Europea e in particolarmente del governo italiano e di quello tedesco (che ringrazia Israele per compiere il “lavoro sporco”.
Un’Unione Europea che, non ultimo per questo motivo, di fatto ha cessato di esistere. A questa organizzazione, così come alla Nato, si stanno sovrapponendo gli interessi e le iniziative di alcune potenze, prima tra tutte quella germanica, che si sta riarmando per rendersi pronta e capace di scatenare una nuova guerra ad Est sulla base di qualsiasi pretesto. Il fatto che manchi oggi di armi nucleari non deve illudere.
Quanto agli Stati Uniti, da moto tempo sono la più grave minaccia che grava sul mondo intero. Dal secondo dopoguerra, hanno causato milioni di morti con le loro guerre. Dopo aver sequestrato manu militari il presidente del Venezuela e dopo aver proditoriamente attaccato militarmente l’Iran, un Paese che dista oltre 10.000 chilometri da Washington, ora si propongono di invadere Cuba.
Come spesso accade, gli statunitensi indicano una minaccia fantasma che diventa un pretesto molto reale per la guerra. Il 17 maggio, funzionari americani hanno fatto trapelare informazioni riservate (che evidentemente riservate non erano). Il governo cubano, che il giornalismo da strapazzo chiama “regime”, avrebbe acquisito 300 droni da combattimento per attaccare la base americana di Guantanamo. È falso, calunnioso e contro ogni logica. Per un Paese che rischia un’invasione statunitense in qualsiasi momento, l’acquisto di droni non è affatto sorprendente.
Ieri, il sistema giudiziario americano si è spinto fino a incriminare il Segretario generale del Partito comunista cubano, Raúl Castro. Finora Washington aveva applicato la stessa strategia degli assassini genocidi israeliani, imponendo un embargo di carburanti, cibo e alle attività turistiche, rendendo più che problematica la sopravvivenza della popolazione (le grandi compagnie di navigazione CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno recentemente sospeso le loro attività con Cuba). Anche in tal caso, tutto ciò sta avvenendo nella quasi totale indifferenza degli organismi internazionali e degli Stati che si definiscono “democratici”.
Le principali centrali termoelettriche, che generano circa il 40% dell’elettricità dell’isola, sono fuori servizio, causando significative interruzioni di corrente. La popolazione sta soffrendo e le manifestazioni stanno iniziando a svolgersi nelle strade dell’Avana anche se gli abitanti temono soprattutto un’invasione americana dell’isola. Cuba è pronta a difendersi, applicando la dottrina della “guerra popolare”. Questa strategia consiste nel permettere agli invasori di entrare nel territorio dell’isola prima di intraprendere una guerra di logoramento. L’esercito cubano è piccolo, ma rimane preparato e ben addestrato, tuttavia quanto potrà resistere Cuba all’embargo dei rifornimenti di carburante?
Anche in tal caso, noto aperta o malcelata soddisfazione presso i cosiddetti liberali. Prima o poi verrà il loro turno.
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