sabato 2 maggio 2026

Lezioni dalla storia

 

Se è il 1° maggio è la Festa dei lavoratori, non può essere la Festa del lavoro. Il lavoro è un mezzo, non un fine, della vita. Furono i nazisti a trasformare il 1° maggio da giornata di lotta della classe operaia nella “Giornata Nazionale del Lavoro”.

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Secondo Trump, l’Iran ha ancora una possibilità per evitare il ritiro delle truppe statunitensi. Per riuscirci, il Paese deve rinunciare a tutte le sue richieste agli Stati Uniti, cooperare pienamente con gli Stati Uniti e promettere di aumentare drasticamente le spese per la difesa.

Ho scritto Iran? Pardon, volevo dire Italia.

Trump minaccia di ritirare le sue truppe coloniali dall’Italia. Se per una volta mantenesse le sue promesse, gli saremmo grati. Del resto, l’Unione Sovietica non ha mai minacciato l’invasione o il bombardamento dell’Italia. Il Patto di Varsavia non esiste più da 35 anni. Né Mosca ha organizzato e diretto strategie destabilizzatrici a base di attentati sul territorio italiano.

Storicamente l’Italia ha inviato truppe contro la Russia: dapprima con Napoleone, quindi i bersaglieri a Vladivostok in appoggio ai “bianchi” dopo la Rivoluzione del 1917, e, da ultimo, l’Armir in appoggio alle truppe di Hitler.

Dalla Russia sovietica e post sovietica abbiamo ricevuto solo benefici. Anche grandi benefici.

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Dopo più di due mesi di guerra contro l’Iran, la crescita nell’eurozona è ancora più debole e l’inflazione ancora più alta di prima, molto più di quanto previsto dalla BCE. La crescita del PIL è scesa attorno allo zero per cento nel primo trimestre, il tasso di inflazione annuale a livello dei consumatori è ulteriormente salito al 3% ad aprile, e però si finanzia la guerra dei fascisti ucraini con ulteriori 90 miliardi, che però non basteranno per continuarla.

Per far cessare la guerra in Ucraina, già nel 2022 sarebbe bastato non inviare armi e denaro a Kiev. Dalle trattative che sarebbero seguite, la stessa Ucraina avrebbe tratto maggiori vantaggi di quanti ne possa trarre ora dopo oltre quattro anni di guerra. Si chiama realismo. Prima ancora, nel 2014 e poi nel febbraio 2015, sarebbe stato sufficiente il rispetto dei protocolli di Minsk. Invece, non importava chi avesse ragione, ma solo come vincere. È così che infine si giunse alla guerra aperta tra Russia e Ucraina. La cui sola ragione è una ragione strumentale.

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