domenica 30 novembre 2025

Viaggio filologico nella notte

Ho digitato una frase tratta dal romanzo di Céline: “quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia”. Che c’entra Garibaldi? Dialogo con Luigi Capeto? Buio, mistero.

Non c’è l’ho con la tecnologia, nemmeno con sta pseudo intelligenza artificiale. È che spesso, troppo spesso, si tratta di un guazzabuglio. Il passo di Céline, quasi per intero, recita così:

«Ve lo dico io, gentucola, coglioni della vita, bastonati, derubati, sudati da sempre, vi avverto, quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia... È il segnale... È infallibile. È con l’amore che comincia.»

È molto attuale il realismo di Céline .

Il titolo del libro di Céline, Viaggio al termine della notte, è preso da una strofa di una canzone: «Notre vie est un voyage / Dans l’Hiver et dans la Nuit /Nous cherchons notre passage / Dans le Ciel où rien ne luit» (La nostra vita è un viaggio / in Inverno e nella Notte / noi cerchiamo la strada / in un Cielo senza luce»).

Leggo da Wikipedia che Cèline pone la frase in esergo al romanzo, cosa esatta, “attribuendola all’ufficiale svizzero a capo delle guardie di Luigi XVI, Thomas Legler, al tempo della rivoluzione francese; in realtà, Legler era nato nel 1782 e cantò quella canzone, datata erroneamente da Céline al 1793, mentre era al servizio di Napoleone Bonaparte come guardia svizzera, durante la battaglia della Beresina del 1812 (Canto della Beresina)”.

Quei coglioni che lavoravano per Gallimard (editore che rileverà i diritti dell’opera negli anni Cinquanta), com’era già successo con il primo volume della Recherche, persero un’altra occasione: non s’accorsero che cosa avevano tra le mani e dunque il romanzo di Céline venne prima pubblicato da Robert Denoël (Denoël et Steele) nell’ottobre 1932. Tra parentesi e salvo la memoria non m’inganni, Cèline cita un solo scrittore nel suo libro: Proust (*).

Nell’edizione italiana, quella di Corbaccio del 1933, Thomas Legler non è citato. La strofa è attribuita alla “Canzone delle Guardie Svizzere, 1793”. Anche nell’edizione originale francese è stampato questo riferimento: “Chanson des Gardes suisses, 1793”. Dunque: da dove nasce la storia di Thomas Legler? Non certo da Céline.

In una notte di fine novembre del 2025, scopro, con sconcerto e disappunto, che nella mia biblioteca domestica non c’è una copia recente del romanzo di Céline, ma solo la prima edizione Corbaccio datata “31 maggio 1933”. Siccome ho la certezza di non aver letto il romanzo su tale edizione, mi chiedo infruttuosamente: a chi ho prestata la copia più recente del libro? Ah, dovrei chiederlo al dottor Alois A..

Leggo su Wikipedia che quest’opera di Céline è “un cupo, nichilistico romanzo in cui si mescolano misantropia e cinismo”. Dunque, la descrizione del generale sadico e dell’ipocrita piccolo borghese, suo complice, sarebbero “cinismo”? Da non credere: quando non si vuol capire un cazzo e si è prigionieri di un pregiudizio. Quella di Céline è una critica molto radicale (sennò che critica sarebbe?) di ogni eroismo militare, di ogni decoro piccolo-borghese (compreso quello proustiano). Innovativo, tuttavia mantiene un legame molto forte con la tradizione del romanzo francese del XIX secolo. In una lettera a Eugène Dabit, Céline scrive: “Non ho bisogno, vecchio mio, di lucidare il mio Destino per renderlo letterario, la vita mi serve oltre ogni aspettativa”.

Fortunato chi deve ancora leggere le due maggiori opere di Céline (Viaggio e Morte a credito).

(*) Nel 1922, Gallimard ha pubblicato una nuova edizione dal titolo Guerre, edizione curata da P. Fouché. Non l’ho letto. I critici definiscono l’edizione frettolosa (senza tener conto delle varianti, senza stabilire un apparato critico, e senza nemmeno utilizzare la trascrizione di Jean-Pierre Thibaudat). Guerre (titolo redazionale) è un romanzo inedito, scritto tra la pubblicazione di Voyage au bout de la nuit e quella di Mort à crédit (1936), più precisamente nel 1934? La questione del titolo, quella della datazione e quella dello statuto stesso del testo riguarda un’opera indipendente o piuttosto una bozza del Voyage? Sarebbe necessario analizzare la carta utilizzata, l’inchiostro impiegato da Céline, eccetera. Tutta roba seria. Una cosa mi pare certa, l’edizione di Guerre è il solito sfruttamento commerciale di uno dei più grandi scrittori del XX secolo. Nel 2031, le opere pubblicate di Céline entreranno finalmente nel pubblico dominio. Céline ha scritto anche altro di molto buono (facilmente reperibile), e anche Bagatelle, una cosa indigeribile, non perché antisemita, ma perché letterariamente è una ciofeca.

Céline mi ricorda anche Gianfranco Sanguinetti, un suo pamphlet in risposta a Bollati di Saint Pierre: «Lei si vanta ben a torto di conoscermi, Bollati, allorché non è nemmeno capace di riconoscere Céline da Stendhal! [...] Lei è un imbecille, Bollati di Saint Pierre, e la sua cultura ordinata e progressista non conosce Céline, ma in compenso conosce così bene Stendhal da non distinguerlo dal “reazionario” autore di Voyage au bout de la nuit. Come se fosse la cultura ad essere ontologicamente “reazionaria” o “progressista”, e non l’uso che se ne fa! In mano a lei non solo il mio libello, ma i Manoscritti del ‘44 diventano un’opera reazionaria, perché, se non ha capito il mio, sarà impossibile che comprenda quelli». Un’altra epoca, altri personaggi. Ora, prevalentemente, solo “coglioni della vita”. 

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