Non occorrono grandi studi per camminare sulle corde emotive della storia e capire in quale direzione questa sta andando. Per quanto riguarda l’Ucraina è sufficiente tener d’occhio la cronaca criminale. Mentre a qualche chilometro i soldati muoiono nella fanghiglia gelata, a Kiev la borghesia rimasta a casa fa grandi affari e riempie i locali notturni: le mani dappertutto, sui culi e nelle tasche. Ciò significa che la guerra sta finendo o perlomeno deve finire al più presto (non ovviamente per i coglioni pro-Ucraina).
Domenica scorsa, Andriy Yermak, capo di gabinetto dell’Ufficio di presidenza dell’Ucraina, ha guidato la delegazione ucraina ai negoziati a Ginevra. Ieri mattina, l’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) e la Procura Specializzata Anticorruzione (SAP) hanno annunciato un’irruzione nel suo appartamento nel distretto governativo di Kiev. Nel pomeriggio, Yermak, ex produttore cinematografico e avvocato esperto di media, membro del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina e presidente della sede di coordinamento per gli affari umanitari e sociali, ha presentato le sue dimissioni al suo amico di lunga data Zelenskyj (*).
L’Operazione Mida, un nome che è già di per sé eloquente, riguarda il più grande scandalo di corruzione che ha coinvolto il governo della premier Yulia Svyrydenko e del presidente Volodymr Zelensky, è stata resa pubblica dal NABU e dal SAP il 10 novembre. Ancora a luglio, Zelenskyj aveva tentato di estromettere NABU e SAP. A seguito di proteste in Ucraina e all’estero, entrambe le agenzie hanno potuto continuare il loro lavoro.
Il nuovo caso è solo l’ultimo di una serie che a corrente alternata ha colpito negli ultimi anni il governo, l’amministrazione e i settori economici e industriali, in primis quello militare: anche Oleksiy Reznikov, solo per citare uno dei nomi più noti, ministro della Difesa sino al 2023, era stato costretto alle dimissioni dopo ripetuti scandali che avevano interessato le forze armate. Due ministri, quella dell’Energia Svitlana Hrynchuk e quello della Giustizia German Galushchenko, sono stati costretti a farsi da parte dopo essere finiti nei radar del NABU. La corruzione è rimasta in sostanza un problema irrisolto in Ucraina, dove oligarchia e clientelismo sono assi portanti del sistema. L’Ucraina è attualmente al 105esimo posto al mondo nella classifica stilata da Transparency International.
Il 10 novembre, il capo di NABU, Alexander Abakumov, aveva annunciato in televisione la conclusione dell’Operazione Mida, che ha svelato le corruzioni all’interno di Energoatom, la società statale ucraina per l’energia nucleare, per ottenere tangenti pari al 10-15% del valore dei contratti. Gli investigatori hanno sostenuto che la rete ha riciclato circa 100 milioni di dollari. Abakumov ha dichiarato che, insieme a SAP, avevano raccolto più di mille ore di materiale audio che dimostravano l’esistenza di una organizzazione criminale di alto rango operante nei settori dell’energia e della difesa.
Il capo dell’organizzazione criminale era Timur Mindich (anche lui amico di lunga data dell’ex-attore specializzato in fallofonie e diventato presidente), comproprietario della casa cinematografica Kvartal 95 dello stesso Zelenskyj, oltre che proprietario di un immobile da 6 milioni di dollari in Svizzera. Poche ore prima che la banda venisse scoperta, era fuggito in Israele con un altro noto corruttore. La soffiata è arrivata dall’alto.
Il parlamento ucraino aveva già chiesto le dimissioni di Yermak; il suo nome appare spesso nelle registrazioni dell’inchiesta. È scomparso dalla scena pubblica per diversi giorni ed è ricomparso solo quando Trump ha attirato l’attenzione sul suo piano di pace, il 20 novembre. Più di recente, l’ex ministro della Difesa Rustem Umerov, che faceva parte della delegazione a Ginevra, è stato convocato dagli inquirenti per corruzione.
L’effetto dell’Operazione Mida non è solo giudiziario, bensì politico e si inserisce nel duello interno che è venuto in questi mesi in superficie, ma che in realtà è sempre stato sottotraccia: da una parte il presidente e il suo cerchio magico; dall’altra gli altri poteri forti, sia quelli interni, come quello capitanato dall’ex presidente Petro Poroshenko, che quelli più legati ai circoli occidentali, statunitensi ed europei. Bisogna anche tener conto delle tensioni fra il nuovo capo di stato maggiore, Oleksandre Syrsky, e il ministro della difesa, Rustem Umerov. Insomma, mentre il fronte ucraino sta cedendo in più punti, a Kiev è in atto una lotta di potere senza esclusione di colpi.
La Commissione europea, che teme che l’Ucraina diventi insolvente entro la metà del 2026, ieri ha rilasciato una dichiarazione a Bruxelles attraverso la portavoce Paula Pinho, affermando, con sprezzo del ridicolo, di considerare le perquisizioni nell’ufficio di Yermak come un segno dell’efficacia delle misure anticorruzione nel Paese. Motivo per dare altri soldi alla cricca di Kiev.
(*) L’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, è un organismo istituito di consulente permanente dal Presidente dell'Ucraina ai sensi dell’articolo 106, comma 28, della Costituzione dell’Ucraina. L’Ufficio è composto dal capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina, dai vice capo, dal capo di Gabinetto, dal primo assistente del Presidente, dai consiglieri, dai consiglieri autorizzati, dal segretario stampa, dai rappresentanti del Presidente, dal gabinetto del Presidente, dal gabinetto del capo dell’Ufficio, dai Servizi, dalle Direzioni e dai Dipartimenti. La sede centrale è nella centralissima via Bankova (via della Banca) 11 a Kiev.
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