giovedì 31 dicembre 2015

Perché 2016


Post un po’ lungo che ha lo scopo d’ingannare la noia, quasi l’angoscia, di queste ore che chiudono l’anno. È inadatto a passeggeri frettolosi di arrivare al 2016 e a quelli che vogliono scansare il rischio di imparare qualcosa che già sanno. Consigliato invece a chi non considera la propria sorte un difetto del destino e che, non potendo fare la storia, anche per gusti sedentari, preferisce farsela raccontare.

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Uno degli aspetti più ingannevoli della percezione del tempo storico ritengo sia dato dal sistema di datazione del quale noi oggi quasi universalmente ci avvaliamo. Il tempo storico, per quanto riguarda l’evo antico, si presenta ai nostri occhi di anime comuni come un rapido assottigliarsi, una diminuzione che procede con cadenza più secolare che annuale; poi, a cominciare dall’evo volgare, inizia una tortuosa risalita che diventa sempre più aspra quanto più s’avvicina alla nostra contemporaneità, laddove ogni più succedanea banalità è acclamata con iperboli come queste: “il matrimonio, il match, il summit, l’accordo, … del secolo”!

Di queste evanescenze ce ne offre uno scampolo paradossale il protestante La Peyrère, guascone, autore dei Preadamiti (1655), secondo cui nemmeno Adamo fu il primo uomo, poiché la Genesi riguarda solo il popolo ebraico e altri uomini vissero altrove prima di lui, senza essere coinvolti nel peccato originale. Ne prendano nota i testimoni di Geova e pure gli altri battezzati.

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martedì 29 dicembre 2015

L’aria ammorbante


Scrivevo, poco prima del Natale, che siamo sazi e distratti, inconsapevoli di come va il mondo, di come stanno realmente le cose. Salvo poi – dicevo – mostrare sorpresa e disgusto per i traffici, i giochi spietati nei quali chi conosce bene le regole può rovinare senza pericolo i poveri ingenui che credono ancora nell’equità e nella giustizia di questo sistema.

L’altro giorno rilevavo che nella generale confusione e inversione di ogni cosa, dunque nel mondo sovvertito, ciò che accade realmente di essenziale e importante è solitamente mantenuto segreto o capovolto a tal punto da renderlo irriconoscibile. Perciò chissà cosa si nasconde – oltre alla palese malversazione e mistificazione – in quello che accade nelle banche, nell’economia in generale e nella politica.

Non è solo a causa dello smog se viviamo come in una notte dove tutto appare grigio e annebbiato. A contraddistinguere quest’epoca così veloce e duttile è l’apatia, e ciò conduce inevitabilmente a dare al presente significati ch’esso non possiede e in definitiva a non porre in luce i reali motivi del dramma delle nostre società.


lunedì 28 dicembre 2015

Non piove, capitalismo ladro


Gli uomini sono gli esseri più intelligenti del pianeta e però spesso si comportano come se fossero anche i più stupidi dell'universo. Pur conoscendo in anticipo le conseguenze che possono causare le loro azioni o taluni eventi naturali, si comportano con noncuranza. Fino a quando gravi ed urgenti circostanze non impongono di agire se non vogliono soccombere. Ed anche in tal caso spesso affrontano i problemi da un punto di vista dove hanno preminenza gli interessi particolari rispetto a quelli collettivi. Un esempio tra i tanti riguarda il tema dei mutamenti climatici.

Meglio un accordo che nessun accordo, potrebbero dire i saggi, e tuttavia il Protocollo di Kyoto è stato salutato come una svolta drammatica quando è stato approvato nel 1997, ma la maggior parte ora lo considerano un fallimento. Quello di Parigi non sortirà risultati tangibili e decisivi perché si tratta di un accordo che non vincola realmente nessuno, posto che i paesi possono recedere dall’accordo senza conseguenze, come fece il Canada col protocollo di Kyoto.

Ciò che è politicamente possibile non s’accorda con ciò che sarebbe realmente necessario. E anche l’intesa politicamente raggiunta, ossia il contenimento dell’aumento della temperatura entro 1,5 ° C, è semplicemente incompatibile con un’economia non pianificata e gli interessi degli Stati-nazione.

Infatti, si parla molto di cambiamenti climatici ma giammai di agire per cambiare l’anacronistico modo di produzione basato sull’estorsione di lavoro, nonché sulla distruzione e dissipazione di risorse naturali, allo scopo di consentire agli Stati di veder crescere il Pil e a pochi individui di continuare ad accumulare enormi ricchezze. In buona sostanza non abbiamo mai superato l’economia degli antichi greci e romani con la differenza che la nostra epoca non lascerà quasi nulla ai posteri che meriti di essere conservato e ammirato per la sua universale bellezza.  

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domenica 27 dicembre 2015

L'eutanasia di classe e di condizione


La politica borghese, dopo essersi contaminata per qualche tempo con idee progressiste e perfino estremiste, non solo non è riuscita ad elaborare un nuovo grado di cultura politica (figuriamoci), ma è tornata su se stessa, estetizzando una creduta fredda obiettività rivolta ai fatti reali dell’economia e della società. Per dirla in breve, essa per interesse di autoconservazione non solo si riconosce come antirivoluzionaria, ma anche contraria al pur blando riformismo d’impronta socialdemocratica che ha cavalcato per lungo tempo in funzione stabilizzatrice.

Più in generale, nel rifluire a suo tempo dei movimenti di contestazione, la borghesia non si è più sentita minacciata e aggredita da idee che enunciavano la sovversione dell’ordinamento sociale esistente. L’establishment politico che detiene la vera coscienza degli interessi della classe borghese (*), ha potuto ben permettersi ogni più ardita “sperimentazione” sul piano economico, politico e sociale, fino a spingersi a livelli di effettive pratiche terroristiche che includono anche l’annientamento pianificato di parte della popolazione “eccedente”.

Tutto ciò accade in modo meno palese e cruento ma non diversamente da altre epoche e vicende che noi oggi, lontani da esse, tendiamo a stigmatizzare e condanniamo come retaggio di arretratezza e di barbarie.  

venerdì 25 dicembre 2015

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In buona parte del mondo in questi giorni si festeggia il Natale e poi il Capodanno scambiandoci auguri e regali. Questi sentimenti spesso, tra le persone comuni, sono genuini, favoriti da uno “spirito natalizio” creato dalla connessione tra religione e frenetico merchandising. Si calcola, non so con quanta verità, che circa un quinto degli acquisti è effettuato in questo periodo. Ieri mattina, per dire, ho assistito, in un parcheggio e poi in un negozio affollato, a scene di autentica follia da parte di gente altrimenti compassata.

Chiunque visiti un centro commerciale o un aeroporto in questo periodo sente canti natalizi convogliati attraverso gli altoparlanti che esaltano la “pace sulla Terra e agli uomini di buona volontà”. E tuttavia dalla fine della seconda guerra mondiale, settanta anni fa, mai è stata così marcata l'assenza di “pace sulla Terra” e assente la “buona volontà degli uomini”. Aerei da guerra e droni sciamano in Medio Oriente e Nord Africa uccidendo e mutilando indiscriminatamente, in un conflitto che provoca milioni di profughi.

mercoledì 23 dicembre 2015

Podemos un bel niente


Il braccio alzato con il pugno chiuso, la canzoncina degli anni Settanta, le solite frasette contro l’austerità imposta dalla perfida UE. È un copione già visto in Grecia e ora riproposto in Spagna. Nuovo oppio per il popolo. Ciò di cui c’è bisogno in Spagna così come già in Grecia è un esecutivo acritico, obbediente e disciplinato. Qualunque esecutivo si riuscirà a imbastire a Madrid esso non potrà mai derogare dalle coordinate del sistema borghese e da quelle del comando europeo a centralità tedesca.

La questione centrale per i salariati non è la tattica elettorale dei partiti borghesi, ma come intervenire in modo indipendente e affermare i propri interessi. Con una disoccupazione oltre il 20 per cento e con la metà dei giovani senza lavoro dovrebbe venire da sé il coagularsi degli interessi e l’organizzarsi di una lotta radicale contro l’ordine esistente. Tuttavia è proprio in questa difficoltà che si può apprezzare come il sistema borghese nelle sue diverse articolazioni ha lavorato bene.

E la chiamano speranza di vita


La cosa è nota, ma vederla nei numeri fa un certo effetto: nei mesi freddi si muore molto di più che nei mesi caldi. Nel Veneto, per fare un esempio, a gennaio i morti sono stati circa sette volte di più che a giugno. Complessivamente, a livello nazionale, il saldo naturale 2015 tra morti e nati vivi è stato negativo per 23.439 unità. Nei primi otto mesi dell’anno i dati disponibili mostrano un incremento della mortalità dell’11,3 per cento. Un dato abnorme. Si faranno anche meno figli, ma si muore ormai come in periodo bellico. Per trovare un'analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918, scrive sul sito di demografia Neodemos il professor Gian Carlo Blangiardo.


Durante il fascismo non si deve credere che il tasso di natalità fosse in ascesa, anzi, come mostra questa tabella esso fu decisamente in declino. Si dovette attendere dapprima e ovviamente la fine del secondo conflitto per vedere una ripresa demografica e soprattutto attendere il boom economico. Sull’aumento della popolazione relativa aveva ragione, come solito, il vecchio ubriacone di Treviri. Ma chi vuoi che lo legga. Tuttavia ciò che è successo nei primi otto mesi di quest’anno ha ancora dell’inspiegabile.

martedì 22 dicembre 2015

La banca dei miracoli


«Al simpatico suono di quelle monete la Volpe, per un moto involontario, allungò la gamba che pareva rattrappita, e il Gatto spalancò tutt'è due gli occhi, che parevano due lanterne verdi: ma poi li rinchiuse subito, tant'è vero che Pinocchio non s'accorse di nulla.»

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Ecco che ritorna Pinocchio, il Gatto cieco e la Volpe zoppa, il campo dei miracoli e naturalmente gli zecchini d’oro. Leggere l’articolo, prego. Delizioso. I passaggi più esilaranti:

… la signora millantava la capacità di ottenere rendimenti annui a doppia cifra dai patrimoni posti a sua disposizione, anche in anni nei quali prima le borse, poi le obbligazioni, poi i titoli di Stato, poi le materie prime avevano mostrato performance deludenti.

E poi:

… e i clienti facevano così la coda per rivolgersi alla professionista. Era un segreto non molto custodito, quello della “bancaria dei miracoli”, tanto che altri bancari della zona raccontano che talvolta i clienti arrivavano persino a imputare a loro, dipendenti dello stesso istituto o di altri, di non riuscire a raggiungere le performance della bancaria di Mirandola. I clienti venivano indotti a reinvestire al Credem somme provenienti da altri istituti.

Dal fantastico si passa al paranormale:

Come è possibile che questi non ne abbiamo avuto conoscenza per così tanti anni? Semplice: la “bancaria dei miracoli” sconsigliava ai clienti di aprire conti online, «perché c’è un costo aggiuntivo». Lei stessa provvedeva a “consegnare a domicilio” una volta al mese la “documentazione” ai clienti. Clienti ai quali, in parecchi casi, avrebbe fatto firmare un’autorizzazione a trattenere la documentazione postale della banca sulle singole posizioni in una casella postale situata all’interno della filiale, invece che a farsela trasmettere a domicilio.


Che spasso, questo sì che è un pezzo di alta letteratura! Nel Domenicale del Sole 24ore dovrebbero pubblicarlo e farlo illustrare da Roberto Innocenti. Solo Balzac o Gogol avrebbero potuto creare qualcosa del genere, non certo gli imbratta carte di oggi.

E ora naturalmente si parlerà di clienti truffati. Questa gente dovrebbero interdirla e non compatirla.

[...]


La nostra è una civiltà in crisi che cerca di trovare risposte e soluzioni senza voler seriamente occuparsi delle contraddizioni che sono motivo del suo declino. D’altro canto non è vero che mancano risposte adeguate ai problemi. La prima risposta è per la fatidica domanda: esiste alternativa a questo stato di cose? Bisogna vedere che cosa s’intende per alternativa. Se si vuole mantenere il capitalismo senza avere le sue contraddizioni, questo è un inganno durato anche troppo a lungo.

Non è vero nemmeno che la soppressione dell’iniziativa economica individuale mette a rischio le libertà. Anzitutto perché l’iniziativa economica individuale è ormai un fatto marginale laddove domina il monopolio. Poiché è di questo che si tratta e non della libertà di coltivare l’insalata nell'orto. La libertà dei grandi monopoli d'imporre i propri interessi non garantisce né la bontà delle scelte né le nostre libertà fondamentali, sempre più compromesse.

È necessario anzitutto uscire dallo schema ideologico che il capitalismo sia un sistema economico e sociale intramontabile. Che il capitalismo quale modo di produzione storicamente determinato sia destinato a essere superato a causa delle sue contraddizioni è un tema cui è già stato risposto scientificamente. Per quanto riguarda il quando è evidente che si tratta di un processo storico di lungo corso non privo d’incognite e pericoli.

Tuttavia, come dicevo all’inizio, occuparsi realmente delle contraddizioni del sistema è un tabù perché ciò significa mettere in discussione la sua stessa natura e quegli interessi essenziali che riguardano non solo le élite dominanti ma tutti coloro che trovano conveniente seguire la corrente. E dove ci porterà inevitabilmente la corrente dovremmo saperlo ma anche in tal caso l’inerzia e l’atteggiamento dello struzzo hanno il sopravvento.


lunedì 21 dicembre 2015

Solo la nuova illusione


In Spagna la disoccupazione è di massa, attorno al 20 per cento, 56 per cento tra i giovani.

Nelle elezioni di domenica il Partito Socialista (PSOE), che ha governato la Spagna per 25 dei 38 anni dalla fine del regime di Franco, è crollato a un minimo storico di 90 seggi su 350 (22 per cento). Altro esempio: il Partito Comunista, a lungo la forza politica decisiva nella smobilitazione della classe operaia e artefice nel canalizzare il malcontento nel parlamentarismo, è crollato passando da 11 seggi a 2.

Non è semplicemente “la crisi storica delle vecchie culture politiche” come sostiene Cacciari. Siamo in presenza di ben altro: non è fallito solo il capitalismo, con esso è fallito il riformismo comunque travestito.


Podemos è solo la nuova illusione.

Solstizio di fatica


Il lavoro è una benedizione, guai se manca. Guardavo questa mattina gli operi e le operaie recarsi al lavoro nelle fabbriche della zona. Pensavo alla loro giornata, otto ore di gesti ripetitivi, cinque giorni la settimana, a volte anche il sabato mattina, che non guasta. E i lavoratori di supermercati e di negozi che lavorano anche le domeniche e le feste (*). Potranno stare con la famiglia e i figli il lunedì mattina.

Le loro vite vendute per mille euro il mese. Per le donne, con il loro carico familiare di lavoro e di problemi, è ancora più dura. Si sentono dire dai padroni e dai loro lacchè che la produttività è bassa. Sono poco competitivi rispetto ai loro omologhi tedeschi (che poi sono turchi o polacchi o macedoni). Eppure sono gli operai italiani a lavorare di più, sono solo alcuni milioni a mantenere l’intera nazione.

Non basteranno quarant’anni per avere una pensione, i più giovani dovranno portare la catena fino a settant’anni, forse più. Poi resterà loro un’altra manciata d’anni di acciacchi e vecchiaia, far da balia ai nipoti. Il bingo. L’ospizio, se troveranno posto. Mi raccontava una signora che lavora in una stireria di avere i polsi finiti dalla fatica. Non ce la fa più, e per fortuna le mancano meno di tre anni alla pensione. Nel 2018 ci andrà, ma con le penalizzazioni. Lavoratrice precoce (**).

venerdì 18 dicembre 2015

Terrorismo sociale


Possiamo prendere atto che il capitalismo non ha cambiato pelle, la forza istintiva reazionaria della classe dominante occidentale promuove oggi e come sempre il terrorismo sociale e quello internazionale, con una continua campagna volta all’instupidimento delle masse, diventate semplicemente dei feticci estraniati che vivono comportamenti ritualizzati e riproduttivi di rapporti sociali che i media e la scuola inculcano nella coscienza fino a farli apparire “ovviamente normali”.

Anzitutto è difficile far intendere che la violenza di cui siamo vittime e testimoni sotto diversi aspetti è definita dal carattere intrinseco e storicamente determinato dei rapporti sociali vigenti, dunque che non c’è rapporto nella materia sociale che sfugga a questa determinazione, e infine che il comportamento violento e aggressivo non trova le sue spiegazioni nella predisposizione genetica degli individui come va di moda credere sulla parola dei biologi.

Come altro si potrebbe spiegare l’aggressione terroristica della legge Monti-Fornero o il terrorismo sociale fomentato da Renzi a cominciare dall’abolizione dell’art. 18? E tuttavia non mancano degli stronzi – allievi e poi maestri della subcultura della crisi – che ti spiegano che tali misure legislative sono necessarie per rendere il sistema del welfare sostenibile! E decine di milioni di alienati prendono per buona una balla del genere. È questo un aspetto rilevante dell’ideologia del dominio che usa la menzogna per far passare come misure necessarie alla collettività ciò che invece è il risvolto normale delle contraddizioni del sistema.

giovedì 17 dicembre 2015

Neanche un caffè



Sazi e distratti, inconsapevoli di come va il mondo, di come stanno realmente le cose. Salvo poi, quando ci sentiamo vittime di questo sistema, mostrare la nostra sorpresa e il nostro disgusto per i traffici, i giochi spietati nei quali chi conosce bene le regole può rovinare senza pericolo i poveri ingenui che credono ancora nell’equità e nella giustizia di questo sistema. Gente che vive ancora in un passato che non esiste più. Quel passato è poi realmente esistito? Naturalmente non mi riferisco alle triremi che partivano per Ilio, ma a quel mondo di appena ieri fatto di rapporti onesti, di pudore e pulizia. Non credo sia esistito se già Brecht diceva che il miglior modo per rapinare una banca era fondarne una. Tuttavia eravamo meno sazi e più attenti, sicuramente più combattivi. Vi era un elemento morale che dava misura alle cose e un’ideale che ci spingeva ad agire. Operai e pensionati non firmavano contratti su obbligazioni subordinate, e gli indici di borsa non erano notizie. Non sarebbe mai stato possibile che un fantoccio vanitoso diventasse segretario del più grande partito della sinistra, addirittura dicendo certe cose. Se non altro per una questione di formazione e di cultura, appunto perché tra gli altri si leggeva Brecht e con un reazionario non si prendeva neanche un caffè. Oggi non esiste né un partito di sinistra e neppure un sentimento diffuso che le appartenga. Soprattutto non esiste una società civile degna di questo nome. Hanno vinto i piduisti e i loro nipoti, affaristi e bancarottieri.

mercoledì 16 dicembre 2015

Viva l'Arabia Saudita


Quanti di noi si ricordano il nome di Mohamed Bouazizi? Il 17 dicembre del 2011 si appiccò il fuoco a Tunisi, per protestare contro i soprusi della burocrazia locale, e morì il 4 gennaio successivo a causa delle gravi ustioni riportate. Divenne il simbolo di una rivolta. Qualche mese più tardi il presidente Barack Obama ebbe a dire in riferimento a questo fatto: “È lo stesso tipo di umiliazione che avviene ogni giorno in molte parti del mondo, la tirannia implacabile di governi che negano ai loro cittadini la dignità”.

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Quanti di noi conoscono il nome di Ashraf Fayadh? Nel 2013 è stato tra i curatori della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia. Ma non è per questo motivo che il suo nome dovrebbe esserci noto. È stato arrestato nel gennaio del 2014 e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate da un tribunale di Abha, e di recente è stato condannato a morte per “apostasia”. Una notizia che sembra provenire da un’altra epoca. È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica Instructions within (2008), di aver avuto relazioni illecite (cioè di avere immagini di donne sul suo cellulare e di corrompere le giovani), di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita.


La violazione dei diritti umani! Le libertà individuali sono sacre! Oltre alle armi, il presidente e premio Nobel per la pace Obama non ha mai pensato di esportare in Arabia Saudita la “democrazia”, i diritti umani, le libertà individuali. Viva l'Arabia Saudita, i suoi diritti, le sue prigioni, il suo petrolio e il suo denaro!

lunedì 14 dicembre 2015

Ancora su Pinocchio


Per fatto personale riprendo brevemente sulla vicenda del povero signor Luigino suicidatosi, pare, per motivi connessi al fallimento della nota banca.

Posto che questo caso merita di essere affrontato nella sua singolarità ed esaminato secondo principi di umana comprensione, ho tuttavia preso spunto da esso per esporre sulle generali un giudizio sul comportamento che si dovrebbe tenere quando si firma un contratto, ossia quello della diligenza del buon padre di famiglia, come dice il codice civile, cioè quello tipico dell’uomo medio.

Sennonché in un blog in cui viene esaminato il caso e tra l’altro citato Pinocchio, il Gatto e la Volpe, le famigerate monete e il campo dei miracoli, viene detto in tono polemico:

«In questo caso ovviamente la colpa è sempre se solo di chi travestito da pollo ha sottoscritto un prodotto finanziario semplice con allegate ben 245 pagine di bugiardino, giusto per usare l’ironia…. 245 pagine di fumetti in legalese, da leggere la sera prima di andare a dormire per un pensionato sono uno scherzo, sostengono alcuni, se non sa leggere nessuno lo obbliga a sottoscrivere una simile operazione».

La rivoluzione più bella


Come previsto, la conferenza sul clima tenutasi a Parigi è stata un totale e vergognoso fallimento. Invece chi ha trascorso le vacanze a Parigi come delegato o giornalista è entusiasta dei risultati ottenuti, e anche i leader delle maggiori potenze capitaliste storicamente responsabili della maggior parte dell'inquinamento del pianeta. Il presidente Obama e il suo segretario di Stato Kerry hanno fatto delle dichiarazioni ridicole sull’esito della conferenza, ma il presidente Hollande è stato indubbiamente il più spiritoso di tutti:

A Paris il y a eu bien des révolutions depuis des siècles, mais aujourd'hui c'est la plus belle et la plus pacifique des révolutions qui vient d'être accomplie, la révolution pour le changement climatique.

[“A Parigi, ci sono state molte rivoluzioni nel corso dei secoli, ma oggi è stata appena compiuta la più bella e più pacifica delle rivoluzioni, la rivoluzione per i cambiamenti climatici”].

E che Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna siano paesi pacifici non ci sono dubbi.

Dopo il fallimento di Copenaghen nel 2009, le grandi potenze capitaliste avevano un unico obiettivo, quello di gestire con il solito cinismo le aspettative in modo che l'adozione di un accordo, non importa quanto generico e debole, potesse essere presentato come un grande passo in avanti.

Il profilo di rischio delle Boschi e Serracchiani


Domanda semplice: dopo tutto questo gran parlare di obbligazioni, quante sono ancora le obbligazioni bancarie nei portafogli dei risparmiatori? Ben 391,6 miliardi ad ottobre scorso. Che rischio corre chi le possiede? Risposta difficile? No, semplice anche questa. Chiedete alla banca che ve le ha vendute di ricomprarsele (quelle quotate basta guardare il prezzo per farsi un'idea) rifondendovi quantomeno il capitale investito. In base alla risposta della banca saprete il rischio che state correndo. Se poi a dirvi che tali obbligazioni non è disposta a ricomprarsele è, tanto per citare un esempio a caso, Unicredit, ebbene allora potete valutare appieno la veridicità delle affermazioni di “solidità” e “robustezza” del suo amministratore delegato, ossia il signor Ghizzoni.

Se invece decidete di starvene buoni e tranquilli e non porre alcuna domanda alla banca che vi ha venduto le proprie obbligazioni, poi non venite a dire che non sapevate nulla e che siete stati truffati in assoluta buona fede.

domenica 13 dicembre 2015

sabato 12 dicembre 2015

Defezioni dalla realtà


Di seguito riporto uno stralcio dell’entusiastico post scritto da un insegnante di scuola futurista:

«Io credo che ci sia stato un momento in cui anche noi, a scuola, abbiamo pensato che la tecnologia avrebbe risolto tutto. Magari non tutto, non esageriamo: ma diciamo parecchio, abbastanza da far cambiare le cose più importanti e quindi da rivoluzionare, in fondo in fondo, tutto […].

Poi la tecnologia è finalmente arrivata. Non dappertutto, non in modo uniforme, non probabilmente come l’avevamo auspicata. Però è arrivata, e per esempio io uso a scuola il registro elettronico, e nel mio istituto c’è il wifi in tutte le aule con accesso garantito a tutti gli insegnanti, e ci sono classi della cosiddetta «generazione web» che non adottano nemmeno più i libri in formato cartaceo, e ci sono pure le Lim (lavagne interattive multimediali, per i due o tre che sono rimasti a non saperlo…) su cui proiettare grafici o navigare il web insieme a tutta la classe, alla ricerca dell’immagine di un autografo di Leopardi o di un’intervista a David Foster Wallace. E il mio istituto prevede di collegarsi in rete in fibra ottica nel giro di un paio di anni, pensate un po’. Il futuro, tanto atteso, è arrivato.»

Il profilo dell’entusiastico prof mi pare sia sufficientemente tratteggiato, a cominciare dalla citazione di David Foster Wallace, non prima della leccatina di pragmatica a Giacomino nostro. Il futuro, dice, è arrivato. Il registro elettronico anzitutto. La velocità di esecuzione di questo operazioncina è in diretto rapporto con l’efficienza, parametro insindacabile di valutazione. Tutto è accelerato, non solo nell’apprendimento, ma persino nello svago, più breve anche il gusto delle cose, forse un giorno anche la gestazione nelle donne. Poi seguono altre considerazioni e distinguo del figo prof: conserviamo anche la lavagna tradizionale, si sa mai possa servire a scrivere una parolaccia al volo. Ma sì, suggerisco, conserviamo anche qualche libro come oggetto vintage.

venerdì 11 dicembre 2015

Caldarrostai, menarrosti et similia






(Firenze, startup 2015)


A sentire certi esperti finanziari su radiotre c’è da capire perché Mao Tze Tung mandò questa gente a zappare nelle comuni agricole. Questa mattina uno di questi esperti – con un tono di voce da crema calda – ha paragonato la vendita di obbligazioni “tossiche” in banca alla vendita di prodotti ittici “tossici” da parte dei pescivendoli. Avrebbe potuto aggiungere le castagne guaste dal caldarrostaio, eccetera. Finiremo molto peggio di così, e con merito.

Il sonno genera sogni


Con tutto il rispetto per la buonanima del signor Luigino D’angelo che ha deciso di suicidarsi per la nota sporca faccenda di Banca Etruria, rilevo che non s’era mai udito un clamore del genere per le decine e decine di operai licenziati e disperati che si sono suicidati negli ultimi decenni. I quali non rappresentavano un “caso umanitario” poiché non avevano scommesso su un interesse più alto per il proprio capitale, bastava loro trovare un padrone cui offrirsi come schiavi!

Ci sono milioni di poveri pinocchietti convinti che l'accesso a un relativo benessere e a un gruzzoletto da investire abbia obliterato la società di classe. Fino a quando la società di classe non presenta loro il conto. Un lettore ieri mi faceva notare che specie gli anziani stabiliscono un rapporto fiduciario con il personale delle banche. Cosa ben nota e che ha il suo lato di pregio. Tuttavia le monete, anche gli zecchini d’oro, di lati ne presentano due. Infatti, accade proprio quello che dicevo ieri: l’altro lato è rappresentato dalle favole che sono loro raccontate e credute.

Insisto nel dire che bisogna leggere bene la favola di Pinocchio per capire che cos’è successo al povero signor Luigino. Nella favola che cosa ha spinto il burattino a seppellire le sue monete d’oro? A togliere l’appetito a Pinocchio non era la preoccupazione per il suo capitale (che è sempre capitale di rischio), bensì il sogno sulla sua moltiplicazione così come gli era stato promesso. Con ciò, sia chiaro, non voglio sostenere che tutti i bancari sono dei farabutti. Fanno solo il proprio mestiere, così come l’ingegnere e l’operaio di una fabbrica di armi da guerra fanno il loro.

giovedì 10 dicembre 2015

Non raccontiamoci favole


Spiace dover leggere che qualche povero cristo si toglie la vita per futili motivi, ossia per vil denaro. È il caso, pare, di un pensionato che ha perso i propri risparmi investiti in una banca fallita. Di là del caso individuale c’è da osservare che manca da un lato un’informazione pubblica di base in materie come questa, e dall’altro lato un’educazione mirata per questi aspetti così rilevanti della vita di ognuno. Il disinteresse della gente per l’economia nasce proprio da queste carenze e dalle forme di comunicazione su questi temi. La terminologia stessa, spesso e non a caso fuorviante, l’abuso di astrusi tecnicismi e anglicismi, e nell’insieme quello che si può definire il demotico dell’informazione economica, concorrono pesantemente ad alimentare ad arte il disinteresse e il qui pro quo.

Poi mettiamoci pure la facilità con cui spesso la gente appone i propri svolazzi su contratti di ogni tipo senza leggerli e comprenderne i termini. Troppo lunghi e scritti in piccoli caratteri. Appunto, sono fatti apposta perché ci passi la voglia di leggerli. E allora perché firmare quel genere di cifrato quando ne puoi fare a meno? Chi vuoi che li legga tre o quattro fogli zeppi di articoli e commi? Io, per esempio. Chiedo fotocopia in formato A3 e a casa leggo, con calma cercando di capire. Quello che non capisco me lo faccio spiegare. Non elimino il rischio, ma provo almeno a ridurlo. Avendo sempre presente che nulla è gratis!

Nel caso specifico ciò è accaduto perché attratti dalle lusinghe di una remunerazione del capitale forse più vantaggiosa. Evidentemente la storia delle cinque monete d'oro, del paese di Barbagianni e del campo dei miracoli non insegna nulla; e ciò a causa dell’intervento della Fata turchina che salva dall’impiccagione il burattino. Questo genere di favole sono diseducative per un semplice motivo: le fate turchine non esistono e invece gli imbroglioni sono reali e si contano a legioni.


Ora, almeno nelle dichiarazioni, pare che il ministro voglia interpretare le veci della Fata turchina, per ragioni umanitarie dice, e ciò contro le leggi e a carico dei soliti contribuenti. È così che s’incentivano i burattini a fidarsi degli imbroglioni.

mercoledì 9 dicembre 2015

Trova motivo anzitutto in determinati rapporti sociali


Sul tema della povertà Jorge Mario Bergoglio afferma che “Marx non ha inventato nulla” e che “i comunisti ci hanno derubato la bandiera. La bandiera dei poveri è cristiana”. Su Marx ha ragione Bergoglio: è un fatto incontestabile che sull’uso profittevole della condizione dei poveri la Chiesa di Roma ha costruito, e spesso difeso con ignominia, le proprie secolari fortune.

Papi e politicanti trovano il motivo della povertà nella politica in generale, ma ciascuno di essi lo trova nella concezione e azione politica degli altri; nessuno parla delle contraddizioni reali alla base di questo sistema economico e nessuno afferma più la necessità di superarle cambiando radicalmente questa società.

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martedì 8 dicembre 2015

Una tendenza non fa primavera


L’unità nel suo movimento implica la scissione. È la divisione che definisce le condizioni dell’unità. L’intreccio contraddittorio di tendenze e controtendenze è proprio del movimento nel processo reale. Nel cogliere questo intreccio sta – se non avete già cambiato canale – la differenza tra la logica dialettica e la logica formale.

Per venire al caso concreto, anche lo sviluppo del capitalismo avviene come movimento di tendenze e controtendenze. Per quanto riguarda la riduzione del capitale variabile (lavoro) in rapporto al capitale costante, per effetto dello sviluppo progressivo della produttività sociale del lavoro, ciò rappresenta l’effettiva tendenza della produzione capitalistica. Tuttavia tale diminuzione non appare in forma assoluta, ma come tendenza progressiva.

Vediamo di svelare un piccolo segreto a quelli che – a fronte di tale tendenza – manifestino stupore nel vedere sì diminuire la quota di capitale variabile e progressivamente anche il saggio del profitto, ma nel complesso aumentare la massa dei profitti. Da tale stupefacente constatazione nascono poi molte leggende, come sanno soprattutto alcuni astuti commentatori di blog. 

venerdì 4 dicembre 2015

Un posto orribile


Tra i tanti esperti sentiti in questi giorni a proposito della conferenza sul clima di Parigi, non uno di loro ha fatto cenno che lo stesso giorno in cui Obama pontificava a Parigi, la Camera approvava due risoluzioni volte a bloccare i regolamenti per ridurre le emissioni degli Stati Uniti di gas serra.

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Gli Stati Uniti sono quel paese delle grandi libertà e delle sindromi fobiche che consentono a chiunque di acquistare un arsenale per “difesa personale” e di usarlo per compiere una strage. Il presidente Obama ha dichiarato: “Quando le persone decidono che vogliono fare del male a qualcuno [dobbiamo] per rendere un po’ più difficile per loro di farlo”. Ieri sera il Senato americano ha bocciato tre emendamenti che avrebbero rafforzato i controlli sulle armi. Il business prima di tutto.

Quali che siano le specifiche motivazioni individuali per ogni atto del genere, la loro frequenza richiede una spiegazione più profonda. La risposta è da ricercarsi non nei singoli, ma nella patologia sociale di questo sistema, nell’acuta alienazione di milioni di persone, nella crisi economica che produce povertà ed emarginazione su scala inedita, una scena politica profondamente tossica, il proliferare dell’irrazionalismo favorito dai media. La polizia è armata fino ai denti con armi militari e uccide oltre 1.000 persone l’anno, poi lo stato di guerra perenne, penetrato in ogni aspetto della vita sociale negli Stati Uniti, con l’esempio che viene dall’establishment della Casa Bianca quando sponsorizza l’omicidio di Stato e se lo gode in diretta. Un posto orribile gli Stati Uniti d’America.

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C’è chi continua a baloccarsi nel cretinismo parlamentare: archiviata Syriza, già in declino Podemos, sarà prossimamente la volta dei Cinquestelle. Li aspetta una campagna mediatica di sputtanamento concentrico. Non ci sono scorciatoie nazionali e parlamentari al disastro, così com’è chiaro che questo sistema non sarà superato per le vie legali e il pianeta non sarà salvato con le promesse degli inquinatori seriali.

Il gioco della zuppiera


Esattamente un secolo fa, un tizio scriveva che con i numeri si possono sostenere tesi tra loro opposte. Ed infatti i recenti dati Istat sull’occupazione sono stati letti e interpretati secondo i punti di vista più diversi. La realtà dei fatti è che c’è sempre meno lavoro, e a lavorare sono i vecchi, mentre i giovani o sono disoccupati oppure lavorano in nero o s’arrangiano con dei lavoretti precari.

Non ci voleva molto a capire che se metto un tappo alle uscite blocco anche le entrate. Il problema è semplicemente irresolubile laddove regna il rapporto fra capitale e lavoro, ma dobbiamo avere fiducia, alla fine s’inventeranno qualcosa così come la Monti-Fornero quattro anni fa. Intanto avanti con il terrorismo sulle pensioni. Ci sono molti modi per far violenza alle persone e questi teppisti di Stato non ce ne risparmiano alcuno, compresa la furbata dello scontro generazionale.

Si sta facendo strada, però, il gioco della zuppiera. Vale a dire che se la quantità della minestra nella zuppiera è data, e posto che non è possibile diminuire drasticamente il numero dei cucchiai, allora sarà sufficiente ridurre la grandezza dei cucchiai stessi. Al momento si stanno indicando al pubblico ludibrio i cucchiai enormi (davvero indecenti) di chi percepisce pensioni di molte migliaia di euro il mese, ma con questa gente si può star sicuri del fatto che infine colpiranno soprattutto i cucchiai più modesti.

Ciò che invece i governi non faranno mai è di metter mano alla zuppiera dei profitti e della rendita finanziaria, quella vera e protetta dalle legislazioni fiscali. Vale la pena ricordare che nella lotta puramente economica il capitale è il più forte.


A fronte di tutto questo non vi è un’effettiva opposizione sociale e ciò sostanzialmente per viltà. Ognuno di noi è ristretto nei suoi piccoli e particolari interessi, nelle sue miserie, sempre pronto a mettere il dito nell’occhio del proprio vicino se questi gode di qualche spicciolo in più. E ciò fa il gioco di chi ha interesse a metterci gli uni contro gli altri, a sbranarci come cani intorno alla ciotola.

giovedì 3 dicembre 2015

Ancora dei bei giorni davanti a noi


Il premio Nobel per la pace Barack Obama a Parigi ha rassicurato tutti: “ce la faremo!”. L'optimisme est de rigueur. Siamo alla solita sciocca mitologia. È un potere che vive di ricettazione, al quale manca il rapporto con il senso generale della nostra epoca.

I responsabili politici ed economici di questo disastro dovrebbero essere processati e condannati per genocidio e disastro ambientale, più in generale per violazione dei diritti umani. Si potrebbe chiedere alla Corte penale internazionale di pronunciarsi sul punto, se non fosse a sua volta un organo politico controllato dal sistema.

Per contro, il fatto che si rimproveri ai ricchi la loro ricchezza dà il senso del generale disorientamento. Sarebbero dunque i “ricchi” la causa dei problemi, e non dunque essi stessi il prodotto di determinati rapporti sociali. È questo il volgare e imbarazzante modo di concepire lo scontro di classe con le categorie politico-sociologiche del cambriano.

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«Lavorare fino a 75 anni per avere una pensione inferiore a quella di padri e nonni di un quarto: è questa la previsione della simulazione dell’Inps sui 35enni di oggi».

Queste parole sono state pronunciate dal presidente dell’Inps e avallate dal ministro del lavoro. Esse fotografano esattamente la condizione in cui si verranno a trovare molti degli attuali trenta-quarantenni (e poi a seguire). In anni non lontanissimi ciò avrebbe provocato un putiferio. I sindacati avrebbero minacciato lo sciopero generale e per le vie delle città sarebbero sfilate manifestazioni di protesta imponenti.

E invece in occasione di queste affermazioni la notizia che ha avuto più presa è stata quella della ventilata ipotesi di mettere le targhe alle bici.

Dal momento che il peggio è dimostrato, che cosa facciamo? Corriamo dietro alle cazzate.


mercoledì 2 dicembre 2015

Fumo


Gran parte dell’umanità ignora che a Parigi si sta tenendo la cosiddetta COP21. Si tratta di quella non piccola parte dell’umanità che ha seri problemi di sopravvivenza, che deve tirare la carretta in condizioni di vita miserabili se vuole arrivare a domani. Pertanto sognare un mondo povero di carbonio e ricco di “creatività”, come propone il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è per questa parte di umanità una vana speranza. Se la riduzione di CO2 è un dato di fatto in alcune realtà, ciò è dipeso in gran parte dallo sviluppo di nuove tecnologie e soprattutto dal trasferimento delle lavorazioni più inquinanti in altre aree del pianeta, e dunque tale circoscritta riduzione è dipesa molto meno dalle decisioni della politica.

In realtà, nessun accordo vincolante per limitare il riscaldamento globale emergerà dalla conferenza (ricordiamoci il totale fallimento della COP15 a Copenaghen nel 2009), e anzi si può ben notare che la dinamica principale della conferenza è il conflitto crescente tra gli Stati membri. Anche se la conferenza dovesse produrre una proposta concreta, a seguire non ci sarà alcun meccanismo per garantirne il rispetto da parte delle grandi potenze. Il mese scorso, come avevo anticipato qui, il segretario di Stato Usa John Kerry ha dichiarato senza mezzi termini in un'intervista al Financial Times che il vertice di Parigi non produrrà alcun accordo vincolante tra le grandi potenze.


Nel frattempo si segnala nell’area di Parigi un maggiore contributo al cambiamento climatico dovuto agli scarichi delle limousine e all'aria molto calda prodotta nelle sale riscaldate della conferenza, nei ristoranti e nei luoghi dove i conferenzieri trascorrono i dopo cena.

martedì 1 dicembre 2015

Non è per tale ragione meno pieno e stringente


Risulta del tutto privo d’interesse se un ministro o qualsiasi altro figuro del pubblico delirio è un cretino, uno schizofrenico, un provocatore o molte di queste qualità insieme; ciò che invece dovrebbe colpire è il livello di passività, di normalità coatta e d’idiotismo raggiunto dalle classi subalterne, il modo in cui è stato giocato il loro destino.

La forsennata campagna ideologica condotta con ogni mezzo dalla borghesia – trovandovi ben disposti molti tra i sedicenti ex comunisti – ha diffamato il marxismo nei suoi presupposti e nelle sue fonti originali facendo ricadere su di esso la responsabilità degli esiti dello stalinismo e del maoismo. Quella che poi è passata come “crisi del marxismo” ha comportato il regresso generale del pensiero critico e della società cui siamo oggi.

In questa notte buia, in cui ogni idea ha sempre lo stesso segno, è venuto meno l’ancoraggio alla conoscenza della società umana secondo il fondamentale assunto che sono i rapporti di produzione, che si formano indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza degli uomini, ad essere infine determinati e originari, in antitesi ai rapporti ideologici, che nascono passando attraverso la coscienza umana.

L’ignoranza – più ancora che il rigetto – del materialismo dialettico impedisce di fare luce sulle leggi specifiche del modo di produzione capitalistico e dunque sul movimento nella sua contraddizione fondamentale. Non si tratta di una semplice questione d’ordine epistemologico, posto tra l’altro che siamo vittime obbligate delle accentuazioni ideologiche imposteci dagli attori del rapporto sociale.

Ecco dunque perché l’aspetto ideologico è così importante, essenziale, anche da un punto di vista politico teorico-pratico, perché con i presupposti epistemologici del marxismo prima o poi si dovrà ritornare a fare i conti. Solo alla luce di essi è possibile comprendere la natura e le contraddizioni del sistema, aver insomma chiaro il carattere dello scontro sociale in atto.


Le classi dominanti di ogni epoca storica si sono dimostrate perfettamente consapevoli di tale importanza dell’ideologia – e dunque di tutti i linguaggi e le tecniche ad essa afferenti – al fine del controllo del rapporto sociale di dominio. In nessun’altra epoca come l’attuale gli schiavi si sono sentiti così liberi, e tuttavia il dominio della classe dominante non è per tale ragione meno pieno e stringente.

sabato 28 novembre 2015

I segni di un'epoca


La guerra è il campo dell’incerto. I tre quarti delle cose sulle quali ci si basa per agire sono immerse nella nebbia, più o meno densa, dell’incertezza (Carl von Clausewitz).

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Mentre la Turchia, sotto l’ombrello Nato, ossia americano (la Turchia è ben lungi dall'essere uno stato indipendente in termini militari), può compiere le sue vigliaccate sul confine siriano in spregio agli accordi tra la Federazione russa e il Pentagono sui voli sopra la Siria, il presidente Obama ha preso parte a Manila al summit asiatico per la cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) e delle nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN).

Obama a Manila era a bordo della nave ammiraglia della marina filippina, il Gregorio del Pilar, e parlando con funzionari e militari riuniti, tra cui il segretario della difesa del paese e capo delle forze armate, ha colto l'occasione per dichiarare ancora una volta il suo impegno per la “libertà di navigazione" nel Mar Cinese Meridionale e annunciare il sostegno di 250mln di dollari per fornire "assistenza alla sicurezza marittima ai nostri alleati e ai nostri partner in tutta la regione”.


venerdì 27 novembre 2015

Operazione Champagne


Si sente spesso e sempre a sproposito dire che il terrorismo e la lotta armata non hanno “mai vinto”. Su questo tema c’è molta confusione, non a caso. Basterebbe citare le esperienze storiche più note, come quella maoista o cubana, per smentire questa affermazione. Tuttavia preferisco lasciare la parola a un esperto del campo avverso, ossia al colonnello Philippe Mathieu che su queste cose poteva esprimersi con più competenza e franchezza di certi “esperti” d’oggi.

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giovedì 26 novembre 2015

Curricola a go go


Ho delle mie fonti d’informazione per quanto riguarda l’andamento dell’industria manifatturiera e per quanto concerne chi cerca lavoro. Si tratta di poca cosa, solo un pugno di aziende di diversi comparti produttivi, ma ciò mi consente di sentirmi infallibile quanto un papa o un āyatollāh. E in anticipo rispetto alla diffusione dei dati Istat.

Parlo prima di chi cerca lavoro. La mia fonte d’informazione è data dai curricola in arrivo. Nel 2014 si era assistito a un netto calo rispetto agli anni precedenti, ma ora i curricola arrivano in numero massiccio. Per quanto riguarda invece la situazione delle aziende è sufficiente prendere in esame gli ordinativi, in ribasso e in alcuni casi tracollano. Più in generale è interessante mettere a confronto i dati antecedenti il 2008 e quelli degli anni successivi fino ad oggi. Vi sono indubbiamente degli alti e bassi, ma i livelli produttivi del passato sono solo un ricordo (per le aziende nel frattempo sopravvissute al terremoto).

mercoledì 25 novembre 2015

Per l'economia e per economia




Ok. Ora ci spieghi quali sono le cause sociali ed economiche da cui "nasce" la povertà. Sennò che stamo a di', Santità?

La povertà dei molti poteva giustificarsi in altre epoche con la penuria, ma oggi  gli schiavi del lavoro sacrificano docilmente la loro vita producendo con un'abbondanza che non s'era mai vista. Quella stessa abbondanza che in prima istanza appare agli economisti essere una delle cause principali della crisi: troppe merci e pochi acquirenti. Lo sa perfino Renzi.

Si guardi intorno Santità, non le pare che si muoia sempre per l'economia e per economia? 

Un paese di grandi lettori


Ciò che avviene nel mondo delle multinazionali e della finanza parla di noi, del nostro presente, prima ancora che del nostro incerto futuro. E tuttavia in questo paese di grandi lettori di gossip vi dedichiamo scarso interesse, salvo quando riceviamo una lettera di licenziamento o quando vediamo sparire decine di negozi di prossimità e simili.

Il colosso farmaceutico Pfizer Inc. ha annunciato di acquistare la rivale Allergan Plc e dunque di mettere a segno la terza più grande fusione aziendale della storia del capitalismo. La nuova corporation prevede, tra l’altro, di realizzare 2 miliardi di dollari di risparmio sui costi, tra cui 660.000 in finanziamenti per la ricerca e sviluppo, e per il resto con dei tagli da licenziamenti e altri consolidamenti.

All'inizio di questo mese, la Birinyi Associates ha riferito che le aziende statunitensi hanno speso 517mld di dollari per il riacquisto di azioni proprie nei primi tre trimestri di quest'anno, il livello più alto dal 2007. La Apple, la più grande società mondiale, questa’anno ha speso sinora oltre 30mld di dollari per il riacquisto di proprie azioni. Nello stesso periodo, la società ha speso solo circa 6 miliardi per la ricerca e sviluppo, e meno di 12 per pagare i suoi salariati, la cui paga base in Cina è di 1,50 dollari l’ora e negli Usa di 13 dollari. L'effetto di questo processo di concentrazione e centralizzazione è quello di restringere ulteriormente la produzione economica reale.

È un po’ quello che accade, anche se in dimensioni più contenute, in tutti i settori, come per esempio alla Michelin piemontese che ha deciso di chiudere alcuni stabilimenti e portare le produzioni all’estero. Lo scopo è sempre quello, ridurre i costi e incrementare i profitti, incanalare denaro nelle tasche degli investitori finanziari che chiedono rendimenti sempre maggiori. Questa espressione del parassitismo finanziario dipende dalle politiche di stampo neoliberista nella misura in cui tali politiche trovano la loro ragion d’essere nella natura stessa del processo monopolistico in atto, per quanto dei moralisti possano scandalizzarsi e dei lavoratori incazzarsi quando ricevono la letterina.

Del resto, con molto dettaglio, di queste cose i grandi lettori di gossip furono informati anche diversi decenni or sono, ma parevano cose così lontane, astratte e così ideologicamente orientate.