domenica 22 marzo 2020

Una catastrofe storica



Non ci sarà soluzione al di fuori di uno sforzo coordinato a livello internazionale, questo bisognerebbe cominciare non solo a capirlo, ma anche a mettere in pratica misure conseguenti, a livello sanitario ed economico. A livello sanitario prevalentemente ogni paese va per conto suo, in quello economico vi sono ancora miopi resistenze, non si vuol capire che se salta un paese o due va per aria tutta la baracca.

Arrivano in Italia, maggior focolaio, medici dalla Cina, 52 da Cuba e altri dalla Russia, non mi risulta da altri paesi europei. Chi l’avrebbe mai detto solo un mese fa? Maledetti comunisti, prima ci infettano e poi ci mandano aiuti. Il becerismo anticomunista arriva a sostenere questo.

La brutalità del virus non può essere sottovalutata, pur tenendo conto che la stragrande maggioranza dei deceduti ha più di 65 anni e presentano diverse patologie pregresse. Sono persone, sarebbero morte comunque, come tutti, loro probabilmente a breve, ma questo non è un buon motivo per togliere loro tempo e speranza di vita.

Quanti errori evitabili si sono fatti e si continuano a commettere! S’è atteso un mese per far cessare le attività lavorative non indispensabili. Tutti a lavorare, affollando i mezzi pubblici (ridotti), le strade, gli uffici. Il 7 marzo, giorno in cui il “governo dalla mezzanotte” ha annunciato le prime misure di contenimento a livello nazionale, dalla Lombardia è partita un’ondata di gente che, precipitata nelle loro località originarie del sud, ha portato con sé l’infezione in regioni dove vige un sistema sanitario più debole. Speriamo questo esodo non produca conseguenze disastrose, ma non possiamo affidarci solo alla buona stella.

In alcuni pronto soccorso solo il 10 marzo si è iniziato a testare tutti i pazienti in arrivo e non solo quelli con gravi sintomi. In 48 ore s’è scoperto che molti di quei pazienti erano inconsapevolmente positivi. In altri pronto soccorso il test su tutti non avviene ancora! Gran parte delle unità ospedaliere erano e forse sono ancora contaminate; una percentuale non trascurabile di operatori sanitari, specie nei reparti non istituiti per le malattie infettive, avevano contratto il virus e, asintomatici o paucisintomatici, non hanno avuto accesso ai test. La situazione nelle case per anziani è drammatica. La carenza di dispositivi di protezione è ormai ben nota ed è un caso internazionale.

Ciò che succede negli ospedali e nelle case per anziani vale tanto più per i luoghi di lavoro. Le mascherine servono fino a un certo punto e del resto non si trovano per un ricambio frequente, quantomeno giornaliero. Molte altre carenze di strutture, personale e dotazioni sono ben note. La gestione della risposta iniziale è stata a dir poco inadeguata, per non dire delle forme e modalità di comunicazione. Ciò che secondo le prime valutazioni delle autorità dell’Organizzazione mondiale della sanità poteva presentarsi come una brutta influenza, si sta rivelando, specie in Italia (bisogna dire che ogni paese ha risposto con ritardo), come una catastrofe di proporzioni storiche.

Se tra un mese o due l’Italia dovesse trovarsi nelle stesse condizioni della Cina di oggi, che mostra un deciso miglioramento, ciò significherebbe comunque che l’Italia non ha risolto il problema. Una soluzione può essere trovata solo a livello europeo e globale, oppure la miccia si riaccenderà da qualche parte e ricominceremo daccapo, se il virus non ci farà la grazia, come scrivevo settimane or sono, di lasciarci in pace.

Sorvegliare e orientare



«Il nostro Internet era etico, di fiducia, gratis, condiviso. Oggi è passato da risorsa digitale affidabile a moltiplicatore di dubbi, da mezzo di condivisione a strumento con un lato oscuro. Internet consente di arrivare a milioni di utenti a costo zero in maniera anonima, e per questo è perfetto per fare cose malvagie: spam, addio alla privacy, virus, furto d’identità, pornografia, pedofilia, fake news. Il problema è nato quando si è voluto monetizzarlo: si è trasformato un bene pubblico in qualcosa con scopi privati che non ha la stessa identità del passato».


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Il caso dei “cookie” è noto a tutti, ma le modalità con le quali si raccolgono informazioni utilizzate, quando va bene, a fini commerciali, sono molte. E sono utilizzate anche a fini politici, per esempio per orientare il voto, e non solo per questo. Così come si riesce sulla base di tali dati e profilazioni a orientare i nostri acquisti o il voto elettorale si possono giocare gli stessi dati per orientarci verso altre cose. Il condizionamento non sempre è palese, anzi quasi mai lo è.

A livelli politico è un fatto compiuto, laddove, sulla base di una profilazione di massa, agiscono agenzie private come la cosiddetta bestia di Salvini, la piattaforma Russeau dei Cinque stelle e Italia Viva di Renzi con la sua struttura americana che utilizza il software nato dalla Cambridge Analytica. Sicuramente fanno lo stesso e per altri scopi altre agenzie per clienti ed entità che non conosciamo.

Attraverso questi dati non è azzardato ipotizzare che degli specialisti possano imporre a livello collettivo un’egemonia culturale. Non solo di questo si tratta. Oggi, per esempio, Google è il più grande raccoglitore a livello mondiale di dati sul DNA individuale. Qual è lo scopo di questa raccolta gigantesca di dati così sensibili e questo genere di mappatura si fa solo a fini di conoscenza scientifica? Nel mondo d’oggi è illusorio crederlo.

sabato 21 marzo 2020

Voglia di bonapartismo


È solo l’inizio dell'impazzimento.

Nella seconda metà degli anni 1970 la questione del terrorismo venne affrontata con leggi speciali, sui reati associativi, il pentitismo, eccetera. Secondo Angelo Panebianco, «È falso che quelle leggi fossero ineccepibili dal punto di vista costituzionale» (Corriere della Sera, 19 marzo 2020). Bella forza scrivere queste cose dopo più di quarant’anni.

Prosegue Panebianco: «Se in costituzione sono contemplati i poteri di emergenza, [questi] potrebbero essere usati non per fronteggiare un’autentica emergenza ma per soffocare la democrazia. L’esempio più citato è quello della Repubblica di Weimar e del famigerato articolo 48 della costituzione sui poteri presidenziali di emergenza».

Sull’efficacia di tali poteri, Panebianco sostiene che «i poteri emergenziali costituzionalmente previsti possono essere efficaci solo se la democrazia in questione è presidenziale o comunque concentra, anche in condizioni normali, ampi poteri nelle mani del capo dello Stato o del Primo Ministro. L’efficacia è dubbia nel caso di una democrazia “acefala” nella quale chi governa ha poteri ridotti e che vanno contrattati con un’ampia élite».

La costituzione italiana non prevede poteri di emergenza. «L’interpretazione dominante – scrive Panebianco – è che il Consiglio dei Ministri possa deliberare senza autorizzazione parlamentare ai fini della Protezione civile. È quanto ha fatto il governo Conte per contrastare l’epidemia in atto. Tacito presupposto, però, è che non ci sia emergenza che non possa essere affrontata nel pieno rispetto delle regole costituzionali valide per i tempi normali. È un’illusione».

Cita a tale proposito i casi del supposto attacco libico del 1986 con i due missili contro l’Italia (che mai avrebbero potuto colpire Pantelleria, come sapeva bene Gheddafi) oppure il caso che riguarda la “stagione del terrorismo” nella seconda metà degli anni Settanta.

«Costituzionalizzati o meno che siano, i poteri di emergenza s’impongono in caso di necessità (disastri naturali, pandemie, terrorismo minacce di guerra). Ma non esistono garanzie assolute contro il loro “cattivo uso”».

Riassumendo il singolare sillogismo di Panebianco, i poteri emergenziali sono efficaci solo se la democrazia (?) in questione è presidenziale o comunque concentra, anche in condizioni normali, ampi poteri nelle mani del capo dello Stato o del Primo Ministro. Per contro, non sono efficaci in una democrazia parlamentare. Tuttavia, mette le mani avanti Panebianco, costituzionalizzati o meno che siano tali poteri, non esistono garanzie assolute contro il loro “cattivo uso”.

Conclusione: poiché in ogni caso nessuno può assicurare il loro “buon uso”, è meglio affidare direttamente “ampi poteri” a un presidente o primo ministro, che se non altro garantisce loro efficacia. Poi basterà un fallito attentato o l’incendio del Reichstag e il gioco è fatto.

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Basta ascoltare per Radio Swiss Classic gli appelli del Consiglio federale su come stanno affrontando lepidemia, per scoprire la differenza di tono e misura tra noi e loro. 

Certe domande


Risposta senza polemica:
anche lassenza di una "chiara strategia" può essere una strategia.
Sono in molti a non sapere bene che cos'è la strategia,
magari confondendola con lo stratagemma.

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«… la surprise des premiers temps se transforma peu à peu en panique. […] C'est à partir de ce moment que la peur, et la réflexion avec elle, commencèrent».

Traduzione:

Se qualcuno da un laboratorio avesse intenzionalmente diffuso il virus (è una balla, mi raccomando!), potrebbe essere un lettore di Camus. Se qualcuno ha pensato di sfruttare per qualche suo motivo lo stato d’emergenza, lo sta facendo anche senza aver letto Camus.

Commento:

Se pensate che un simile sospetto sia fuori dal mondo, vuol dire che non conoscete un certo mondo.


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Diamogli tempo e vedrete che letterina scriverà per pasqua.

venerdì 20 marzo 2020

Cosa dice l'ISS al 20 marzo




Report dell’ISS in data 20 marzo che descrive le caratteristiche di 3200 pazienti deceduti e positivi a COVID-19 in Italia. La distribuzione geografica dei decessi vede il 68% in Lombardia e il 16,4 in Emilia Romagna. Pertanto l’84,4 per cento dei decessi presi in esame sulla base delle cartelle cliniche riguarda queste due regioni, in particolare alcune province.

Deceduti con zero patologie sono 6, 113 con una patologia, 128 con due e 234 con tre o più. Il 75,2 dei deceduti presentava almeno due patologie.

Durante il ricovero, l’84% dei pazienti deceduti COVID-19 positivi assumeva terapia antibiotica, meno utilizzata la terapia antivirale (54%) e quella steroidea [cortisone] (31%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovra infezioni.

Prima del ricovero in ospedale, il 36% dei pazienti deceduti COVID-19 positivi seguiva una terapia con ACEinibitori [terapia per l’ipertensione arteriosa, del post-infarto del miocardio e dell’insufficienza cardiaca cronica] ed il 16% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina) [sono le tipiche terapie prescritte a pazienti in età geriatrica]. Questo dato può però essere sotto-stimato in quanto non sempre dalle cartelle cliniche era possibile evincere la terapia eseguita prima del ricovero.


Ad oggi (20 marzo) sono 36 dei 3200 (1.1%) pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 9 di questi avevano meno di 40 ed erano 8 persone di sesso maschile ed 1 di sesso femminile con età compresa tra i 31 ed i 39 anni. Di 2 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 7 presentavano gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).

In Lombardia il personale sanitario risultato positivo è di 2.808, un dato di per sé eloquente sulle fonti principali del contagio.

Sono 296 gli operatori sanitari positivi in Emilia Romagna, 74 nel Veneto e 85 in Toscana, 27 nelle Marche, 34 nel Lazio, 32 in Puglia, ben 44 in Sardegna su 106 infezioni diagnosticate dai laboratori di riferimento regionale. In totale gli operatori sanitari risultati positivi in Italia sono ad oggi 3.654, il 7,8 per cento del totale.


21-3-2020 ore 18.30:
Tra un po' conteranno tra i deceduti anche quelli morti per indigestione.