giovedì 14 aprile 2016

Quando in un Paese ...


Quando in un Paese la vita di milioni di persone, individui e famiglie, dipende direttamente dagli emolumenti (pensioni, stipendi, sussidi) che ricevono dallo Stato, è facile mantenere queste persone docili e obbedienti usando alternativamente la promessa e la minaccia. Il fatto poi che queste persone, magari brontolanti e sentenziose, votino per questa o quella lista elettorale, è del tutto ininfluente e anzi fluidifica il sistema e mantiene l'illusione sulle sempre più labili apparenze democratiche.

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Tutte le modifiche (più annunciate che attuate) sulle pensioni a riguardo della cosiddetta flessibilità in uscita, non sono altro che dei palliativi per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro.  La disoccupazione giovanile è già un fenomeno cronico che si farà sempre più marcato, e il cosiddetto precariato è stato pianificato per legge. Il tasso della disoccupazione generale, salvo lievi e momentanee oscillazioni positive che faranno gridare al miracolo, tenderà nei prossimi anni ad aumentare considerevolmente. Nei prossimi dieci anni una percentuale non trascurabile delle figure lavorative attuali scomparirà e il tasso di sostituzione con quelle nuove sarà ben poca cosa.

mercoledì 13 aprile 2016

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A Tolosa, nel sottotetto di una vecchia casa, giaceva una riproduzione del noto dipinto Giuditta e Oloferne, simile a quello conservato alla Galleria d'Arte Antica di Roma. I primi a credere che la tela fosse opera del pittore italiano sono stati alcuni esperti d'arte francesi, e il Ministero della Cultura ha decretato il divieto d'uscita del dipinto, ora decretato come "tesoro nazionale".

Il dipinto è senz’altro di buona mano e pare voglia sembrare un Caravaggio. Già a vederlo in foto pare un “biscotto”, con le protagoniste in posa, manca solo che Giuditta ammicchi strizzando l’occhio. Lasciamo fare agli esperti di marketing, sapranno trovare le pezze d’appoggio, e così come Angelica Merda si trasformò nella contessina del Biscotto, il biscuit di Tolosa sarà acclamato dalla critica come un Merisi doc.


Del resto l’esperto che serve meglio è l’esperto che mente, perciò è riconosciuto come esperto. Da quando l’arte è finita sul mercato, diceva un mio amico, dell’esperto hanno bisogno soprattutto l’ignorante e il falsificatore. In un’epoca che trova redditizio adulterare chimicamente i vini, potrà venderli a caro prezzo solo se si saranno formati degli esperti che inducano degli sprovveduti ad apprezzare i nuovi sapori, e a diventare espertissimi loro stessi.

martedì 12 aprile 2016

Capra e cavoli


Tanto la crisi è una tendenza necessaria del modo di produzione capitalistico, tanto più gli ideologi di ogni ordine e penna s’impegnano a risolvere il rebus di salvare capra e cavoli. Come ho già scritto, della rivoluzione in atto protagonista assoluto si mostra essere Monsieur le Capital et Mme la Bourgeoisie. Per il momento, ossia fino a quando reggerà il sempre più precario equilibrio tra economia capitalistica e rapporti sociali. Poi, il gioco cambierà. Personalmente guardo a questi processi con lo stesso atteggiamento con il quale un naturalista osserva certi fenomeni prodursi alle regioni equinoziali.


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Scrive Bruno Jossa su Il Ponte:

Oggi, infatti, conosciamo un modo per liberarci del capitalismo senza violenza rivoluzionaria, in base a decisioni parlamentari, perché il lungo dibattito sulla teoria economica delle cooperative di produzione che si è avuto, a seguito di un celebre articolo di Ward del 1958, ha mostrato chiaramente che è possibile creare un sistema d’imprese gestite dai lavoratori, che è un nuovo modo di produzione nel senso di Marx e che, pur non essendo il paradiso in terra, può funzionare assai bene.

Non avevo mai letto, non almeno declinata in modo così esplicito, della possibilità di superamento di una formazione economico sociale, e dell’insieme dei rapporti sociali che le sono propri, “in base a decisioni parlamentari”. Dunque prendo atto che basterebbe organizzare, per legge, l’economia in un sistema d’imprese cooperative gestite direttamente dagli operai, et voilà il superamento del modo di produzione capitalistico sarebbe già un dato di fatto, o quantomeno un inizio “nel senso di Marx”.

Quando ci si occupa di questioni della cosiddetta “transizione”, uno degli errori più frequenti è dato dalla convinzione che il rapporto tra base economica e “sovrastruttura” sia, in sostanza, non di tipo dialettico ma causale, vale a dire che le diverse regioni della “sovrastruttura” siano unilateralmente condizionate, nel loro movimento, dalla base economica. Jossa non cade in questo errore, ma esattamente nel determinismo opposto, perciò gli effetti sono i medesimi, anzi, più comici.

lunedì 11 aprile 2016

Con o senza trivella


C’è solo un valido motivo (altri non ve ne sono) per andare a votare domenica prossima. Per dispetto a Renzi. Come a suo tempo per dispetto a Craxi, il quale invitò ad andare al mare e non al seggio. Venivo dagli anni Settanta e non andai da nessuna parte.

Già immagino lo strabuzzare d’occhi degli scrutatori nel vedermi entrare nel seggio: “Ma come, nevica in aprile?”. Quindi mi vedo consegnare all’anziana signorina presidente del seggio la mia tessera elettorale, intonsa e immacolata. Mi verrà quasi da dirle: “È solo per dispetto”. “Allora – potrebbe ella a buon diritto chiedermi – la rivedremo anche nel prossimo autunno?”. Eh già, perché se questo è dispetto, nel prossimo autunno sarà dispetto ancor più grande!

E di dispetto in dispetto dovrei poi votare alle politiche, sennò il dispetto di oggi a cosa vale? E alle elezioni comunali, per gravi motivi di dispetto, dovrei farmi trovare davanti al seggio già alle sette del mattino! Vedi in quale vortice di grave peccato può condurti una (tentata) burla a Renzi.

Senza dover rifare la storia dall’età di Pericle ad oggi, rammento di come per far dispetto a Giolitti per averci portato in Libia ci ritrovammo poi con Salandra e Sonnino, in gran segreto, sul Carso e l’Altipiano. Il primo dopoguerra fu un susseguirsi di dispetti, che culminarono con un dispettaccio di vent’anni di dittatura.

Nel 1946, nonostante la monarchia fosse defunta nel 1922 e poi fosse stata sepolta l’8 di settembre del 1943 sotto tonnellate di merda, per dispetto rischiammo di riesumarne la salma, tanto che si dovette minacciare la guerra civile perché il Carignano sloggiasse dal Quirinale. Seguirono, con l’avvento della Repubblica, cinquant’anni di dispetti e paure, democristiane e comuniste. Anche a colpi di bombe e stragi. Poi, per farla breve, ci fu il dispetto di Berlusconi e della sua teppa, mischiato ad altre meschinità di cui è capace il paese del Gattopardo (o de Il giorno del giudizio, se preferite).


Creduli di aver fatto dispetto a quell’onesta nullità di Bersani e di Prodi presidente, eccoci a fare la fronda a quell’antipatico di Renzi, un furbo a capo di un paese che la furbizia (e il dispetto) l’ha elevata a sistema. Da oltre un secolo Pulcinella dà forma ai suoi sogni inesausti con dispettucci riposti nel segreto dell’urna, e però lor signori non hanno mai smesso di comandare e fotterci, con o senza trivella.

domenica 10 aprile 2016

In fondo e nella sostanza



Arriva troppo tardi Bergoglio con il suo “caso per caso” e la scoperta dell’”inculturazione”. Le parole perdono la faccia man mano che il mito perde potere e va in pezzi nello spettacolo screziato delle nuove ideologie. Poteva funzionare nelle società dove predominava il sistema agrario, o proto industriale, ma ora il capitale non ha più bisogno della famiglia tradizionale per estorcere plusvalore e riprodurre il sistema. L’individualismo privatizza l’alienazione collettiva e dunque va bene qualunque legame e qualsivoglia morale purché s’identifichino con la libertà degli scambi controllata dal monopolio.

Eugenio Scalfari non è ignaro di queste cosucce, e però s’attarda nell’esegesi del vangelo. Tanto vanno le parole alla derisione che infine vi annegano. Stia tranquillo, un posto in paradiso glielo trovano, magari dopo un breve periodo trascorso in purgatorio a dirigere uomini curvi che trascinano, senza riposo, enormi massi di pietra. A questo scopo ciò che è proclamato, sia pure in limine vitæ, ha maggior peso di ciò che viene compiuto, come la Chiesa ha dimostrato più e più volte, quando un’affermazione di Galeno e l’astronomia della Bibbia possedevano più verità di un’osservazione anatomica e degli esperimenti di Galileo. In fondo e nella sostanza non è cambiato nulla.