Ci sono tante forme di violenza. C’è anche quella mediatica. I padroni del mondo con i mass media hanno preso il controllo dei pensieri delle persone e governano attraverso la menzogna. La più grande menzogna è chiamare democrazia questo sistema. Un esempio concreto: non si può essere democratici senza essere antifascisti. Chi può sostenere che a governare sono degli antifascisti?
È già molto sintomatico che dobbiamo costantemente spiegare che per essere democratici bisogna essere antifascisti. Eppure l’ascesa del nuovo fascismo e il suo arrivo al potere, un fatto che pochi decenni addietro sarebbe parso inaudito, non ha prodotto la preoccupazione che meritava. Anzi, siamo di fronte a una generale autocensura pubblica.
Che tempi sono questi in cui bisogna spiegare le cose più ovvie? Il fascismo non è solo un’ideologia, oggi è mascherato da populismo reazionario e un certo libertarismo. Tra i giovani essere neofascisti è visto come un atteggiamento anti-establishment. È una tendenza globale.
I media mainstream spesso rappresentato l’ordine democratico non come lotta contro il risorgente fascismo, ma contro l’azione di piccoli gruppi di sinistra dei centri sociali che a volte si comportano in modo violento, incendiando cassonetti della spazzatura e cose simili.
Il problema fondamentale è che abbiamo a che fare con una generazione precaria e frustrata, bombardata da messaggi reazionari ben congegnati. Dunque, i giovani non sono il problema; sono il sintomo di altro.

È la trama eterna dei Promessi Sposi, con tanto di capponi che si beccano tra loro invece di beccare le mani di chi li conduce al macello. Oggi più che di attacco ai cassonetti c'è bisogni di ricominciare a parlare dell'ovvio, di fare apostolato e ricostruire la coscienza di classe, altrimenti non ci resta la barbarie.
RispondiEliminaPietro
Se posso permettermi, il problema più grande sono i vecchi fascisti che silenti da tanto tempo oggi parlano apertamente e continuano a fare proseliti tra i giovani.
RispondiEliminaQuello che vedo è come il fascista oggi in Italia sia fiero di rivendicarsi tale e come, di contrappasso, siano spariti praticamente tutti i comunisti degli anni 70-80.
Dove sono finiti?
Credo ci sia una paura, una vergogna nel mostrarsi oggi apertamente comunisti e convinti.
Qualsiasi cosa significhi oggi essere o credere di essere un comunista.
Per me è semplice: essere il contrario di un fascista.
Grazie sempre per i tuoi pensieri.
Roberto V.
grazie a te, Roberto
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