mercoledì 2 dicembre 2020

Solo una differenza di stile

 

Il mondo non è modellato dalle segrete macchinazioni di cospiratori, bensì dalle dinamiche storico-sociali.

Ciò non toglie che le élite al potere trovino molte cose utili nella diffusione di farneticazioni antiscientifiche e antistoriche. Trump ha fatto affidamento su QAnon e altri gruppi cospiratori parafascisti per diffondere stronzate sulla pandemia e sui presunti brogli delle elezioni presidenziali. Da parte loro, i Democratici hanno trascorso l’intera presidenza Trump a spacciare fesserie sulla presunta “interferenza russa” nella società americana, attribuendo la responsabilità della catastrofica situazione sociale alle macchinazioni di Vladimir Putin.

Ciò non toglie, ovviamente, che i governi s’impegnino in varie cospirazioni omicide. Il governo degli Stati Uniti, per esempio, è responsabile di innumerevoli colpi di stato, omicidi e crimini di guerra in ogni angolo del globo. Wall Street e altri covi finanziari sono pieni di banditi e truffatori (Bernard Madoff rappresenta solo la punta di un gigantesco iceberg).

Queste attività, tuttavia, non sono radicate nella malvagità di gruppi di potere che agiscono in segreto, ma tali azioni rispondono a interessi sociali definiti e identificabili. Inoltre, non sono le attività di un potere invincibile, ma piuttosto di una classe alto-borghese sempre più scardinata e disperata, ben lungi dall’avere un fermo controllo di tutte le leve della società.

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Tanto più dopo Hiroshima e Nagasaki, il dio della guerra nel nostro tempo si chiama potere economico. Lo sanno tutti, molto bene anche i cinesi. Su ogni fronte bellico locale, dall’Afghanistan alla Libia, dall’Iraq alla Siria, e ben prima in Vietnam, le guerre risultano ben difficilmente decisive.

Gli stessi popoli, per esempio quelli europei, che si sono fatti la guerra per millenni, non sono più nemici come un tempo. Pochi di noi sarebbero disposti a farsi ammazzare per Danzica, se i media non creassero una psicosi adeguata allo scopo (perciò i media non sono indipendenti).

I popoli sono tra loro solo cattivi concorrenti, e gli Stati nazionali, quanto alla politica estera, hanno come obiettivo, in generale, un rafforzamento della posizione internazionale del paese non certo quello di provocare catastrofi.

In questo gioco ognuno dispone di tante carte quante gliene concede la sua forza economica, la sua capacità tecnologica e militare. Il discorso però cambia per quanto riguarda le superpotenze economiche e nucleari, le quali dispongono di un proprio mazzo di carte.

Infatti, la dissoluzione dell’Unione Sovietica non ha portato alla fine della storia e tantomeno alla pace, ma a un periodo di nuovi conflitti militari. Già subito dopo, gli Stati Uniti organizzarono la loro prima invasione dell’Iraq nell’inverno 1990-91.

Il passo successivo fu quello di portare avanti, con il pieno sostegno della Germania, lo smembramento della Jugoslavia. Il risultato è stata la sanguinosa guerra civile nei Balcani, culminata nel bombardamento NATO della Serbia nel 1999.

Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 hanno quindi fornito il pretesto per la “guerra al terrore” e le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq. Sotto la presidenza di Barack Obama, sono seguiti i bombardamenti della NATO sulla Libia e la brutale guerra per il cambio di regime in Siria, che ha causato centinaia di migliaia di vite.

Ora è chiaro che la “guerra al terrore”, la distruzione delle presunte “armi di distruzione di massa”, “l’intervento umanitario” e simili frasi di propaganda furono usate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati per giustificare guerre di conquista neocoloniali e per il dominio del mondo.

La strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti del 2018 dichiara che l’attenzione di Washington alla guerra globale al terrorismo, durata due decenni, è giunta al termine. È subentrato un orientamento strategico basato sulla “competizione tra le maggiori potenze”.

La nuova dottrina afferma esplicitamente che l’obiettivo delle guerre guidate dagli Stati Uniti vertono sulla difesa della posizione egemonica dell’imperialismo americano. E ciò significa una cosa sola: gli Usa si preparano per la guerra diretta contro chiunque minacci il loro dominio: Cina, Russia e Iran.

Chiunque sieda alla Casa Bianca, e da domani non si tratta più di Trump, non è l’incarnazione del male che si è intrufolato nel mitico Giardino dell’Eden. Trump ha incarnato una classe dirigente decaduta e brutalizzata, la cui degenerazione è sintomatica della crisi storica del sistema imperiale americano. Le politiche di Trump sono state una continuazione piuttosto che una rottura con quelle dei suoi predecessori repubblicani e democratici. Con Biden si assisterà, forse, a una differenza di stile.


5 commenti:

  1. Non cambierei una virgola. Analisi e sintesi perfette di ciò che ci aspetta.

    I complottisti bisognerebbe mandarli a scuola di rasoio di Occam, tutto il resto è noia :-)

    La vero incognita, per quanto mi riguarda, è quale tipo di scontro ci sarà, e quale sarà l'intensità, considerando le enormi interdipendenze in gioco.

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  2. Un gran bel post!

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  3. Biden sorprende i fessi.
    https://www.money.it/Biden-presidente-continua-guerra-commerciale-USA-Cina

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