lunedì 27 giugno 2016

Ce ne siamo dimenticati troppo presto


L’Unione europea è stata la risposta alla Seconda guerra mondiale. Poi si è creduto, dopo la fine della guerra fredda, che tutto andasse bene nel mondo! Ma si constata oggi che il mondo del XXI secolo non è meno pericoloso di quello del XX. (Wolfgang Schäuble) (*).

Sessanta anni fa gli inglesi – intervenendo nel canale di Suez, con israeliani e francesi – facevano l'amara scoperta, sotto la pressione americana e sovietica, che non erano più una grande potenza. Ora faranno l’amara scoperta – soprattutto a loro spese – che nel XXI secolo, con la cosiddetta globalizzazione, non si può prescindere dal quadro europeo.

Inutile lambiccarsi su: Europa sì-Europa no. Possiamo discutere all’infinito se questa Europa ci piace o no, su tutti i difetti e le contraddizioni che la caratterizzano. E però fuori dal quadro europeo nessun paese europeo va da nessuna parte.

Quelli che fomentano le paure dell’oggi, gli spacciatori di paura, preparano le guerre di domani. Non bisogna dar retta a sporcaccioni come Soros, la UE è un fatto irreversibile. Se così non fosse sarebbe la nostra rovina, molto più del ciclo liberista. Quanto ai Salvini e Meloni, possono cavalcare tutte le ragioni e i motivi contro questa porca Unione europea, sparare ad alzo zero contro i “vincoli europei”.

E tuttavia è grazie all’Europa che siamo usciti dal pantano della prima repubblica e posto un freno alle cricche che per decenni si sono alimentate alla mangiatoia della spesa pubblica e del capitalismo di Stato (altra questione è come sia stato svenduto il patrimonio statale e privatizzato anche ciò che invece doveva rimanere pubblico). Queste forze, eredi della vecchia destra, sono espressione del compromesso sociale basato sulla spesa pubblica e il parassitismo di cui pagheremo pegno chissà ancora per quanto.

Sappiamo bene quale sia il carattere di questa UE, la convergenza dei grandi gruppi economici, e anche chi ha pagato il prezzo della “ristrutturazione europea”, ossia anzitutto i salariati. E però il pericolo più grave in questo momento sono i nazionalismi. Il nazionalismo – come ideologia – è stato responsabile delle tragedie del Novecento. Ce ne siamo dimenticati troppo presto.


(*) Sta in Jamais sans l'Europe!, libro intervista dei ministri Wolfgang Schäuble e Michel Sapin, con prefazione di Angela Merkel. Non tradotto in italiano.

9 commenti:

  1. Penso che le piramidi non siano state costruite da umanoidi. Diversamente da Erodoto il quale stima che siano stati utilizzati 100. 000 schiavi per quella di Cheope. Gli scienziati invece sostengono che ne siano serviti molti di meno e che fossero anche pacificamente "stipendiati" .
    Cosa cambia? Sempre schiavi erano!
    L'Europa nasce e pasce succhiando il sangue esclusivamente ad operai, dipendenti e pensionati.
    Bassa manovalanza per costruire la tomba del faraone.
    Che l'Europa sia grande e potente non frega nulla al poveraccio che rovista nei cassonetti per mangiare e/o non trova posto in ospedale.
    Tanto vale un conflitto nucleare o la fine del mondo in diretta TV a reti unificate.
    Allo schiavo non importa un fico secco di un'Europa che impoverisce i poveri ed arricchisce i ricchi.
    Franza o Spagna purché se magna.
    Il popolo è destinato ad essere schiavo per il solo fatto di riprodursi continuamente. E per non riuscire mai ad appendere i soliti noti a testa in giù.
    Una vita spesa a raccogliere il nettare per il mojito dell'ape regina.

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    1. Gia. I poverarcci prima non c'erano. E forse si poteva tornare a votare Mussolini.

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  2. Sul tema Europa mi trovo (eccezionalmente) a non essere d'accordo con Olympe, pur rispettandone le vedute. Per soffermarmi solo su un punto e nemmeno dei più essenziali, non sarei così sicuro, se diamo un'occhiata alle cronache recenti, che l'UE abbia posto un freno alle cricche italiote.

    Per quanto riguarda il caso Brexit, è tutto da vedere che l'Inghilterra, che a differenza di noi ha potenti legami storici e costantemente rinnovati col mezzo pianeta di parlanti inglese, non finisca per stare meglio fuori che dentro. Certo, per gli inglesi si prospetta ancora più liberismo sfruttatore: nessuno può farsi illusioni sui Boris Johnson e sui Farage (ragione per cui qualcuno giustamente si chiede come mai i liberisti europei si disperino e si strappino i capelli per la Brexit. Pensano che l'Inghilterra diventi bolscevica?).

    Io ritengo che qualunque azione o evento che metta in crisi il violento accrocchio di banchieri e speculatori conosciuto come Unione Europea, ne aumenti l'instabilità e ne abbassi il punto di infiammabilità sia una cosa positiva in prospettiva storica. Certo, è del tutto possibile o perfino probabile - vista l'inesistenza della sinistra politica - che l'uscita dalla giostra avvenga attraverso un altro giro di fascismo (i segni ci sono tutti, tutti i giorni) e altre guerre imperialiste. Ma se i mulini della storia usano quelle macine e non altre, non possiamo farci nulla. Del resto, stare fermi a farci succhiare il sangue e schiavizzare (letteralmente) per alimentare i profitti dell'élite tedesca e dei suoi clienti indigeni nel resto del continente non è un'opzione che comunque possa essere ritenuta in alcun modo progressista per i lavoratori.

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    1. Europa, ¿una questione di comodità? ¿"stare meglio"? ...ignorando che l'europa dei paesetti "indipendenti" (forse delle svalutazioni "competitive" di uso italico) significherebbe la fine degli europei.

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    2. "questa" europa, supponenendo che significhi qualcosa, puo cambiare esistendo, non tornando ai paesetti pre IIGM. Ossia, l'europa di quattro secoli di guerre civili.

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  3. sottoscrivo. comunque in una prospettiva di cambiamento "rivoluzionario" ci sono giorni che valgono anni. prima o poi il bubbone schianterà.28 giugno 2016 14:36

    Sottoscrivo. Comunque. Im una prospettiva "rivoluzionaria" (l'unica foriera di mutamenti significativi per i proletari, e dunque di classe) non può che passare dal dissolvimento di "questa" UE.

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    1. questa europa non ha risposte ai problemi perché non può inquadrarne realisticamente le cause

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  4. i meno entusiasti sembrano gli inglesi, in particolare i leader del leave

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    1. un conto è la propaganda, e un conto la realtà

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