mercoledì 24 luglio 2013

Grillo, do you remember miniassegni?


Molti degli avvenimenti storici – anche tra i più rilevanti – sono dati dal caso più che dagli esiti del calcolo politico e miliare, diplomatico e strategico. Il buon esito – per esempio – della prima campagna napoleonica in Italia fu causa più della sprovvedutezza dei comandanti austriaci che dall’abilità tattica del generale corso. Allo stesso modo la più grave sconfitta coloniale italiana (e europea) in Africa (Adua), fu causata dalla dispersione delle forze e dal fatto che le carte topografiche non erano per nulla esatte. Questo sul piano tattico, ma su quello diplomatico e strategico gli errori furono davvero madornali e Crispi ci mise molto di suo.

Del resto, la storia recente del nostro paese, vale a dire dall’Unità, è zeppa di episodi simili e anche di più grotteschi che evincono anzitutto una cosa: l’incompetenza, la sciatteria, il particolarismo fazioso e in sostanza il provincialismo della classe dirigente nazionale. Due soli personaggi – tra quelli molto noti – non possono essere tacciati di queste mende, ossia Benso e Garibaldi.




Ritornando alla considerazione di carattere generale, di esempi simili se ne potrebbero citare per ogni singolo episodio storico. Difficilmente il preconcetto strategico o tattico, l’azione diplomatica o il complotto, sortiscono esattamente gli effetti che si volevano determinare. E, anche quando accade, si tratta più frequentemente di ciò che viene a definirsi come eterogenesi dei fini, ossia la concomitanza di fattori non previsti ma che alla fine conducono al necessario risultato.

Sempre sulle generali e per dire a riguardo della borghesia, essa non ha bisogno di predisporre piani occulti per raggiungere i propri scopi di dominio; ciò che avviene è prevalentemente alla luce del sole poiché ai padroni del mondo è sufficiente condividere gli stessi interessi fondamentali perché tutto il resto proceda conseguentemente. Ai commentatori più spesso sfugge non tanto il quadro generale – come si potrebbe invece supporre – bensì il dettaglio. Quello essenziale, non quello effimero verso il quale è fatta rivolgere l’attenzione del pubblico.

Bisogna sviluppare una passione quasi archeologica per il dettaglio, altrimenti il rischio sarà quello di credere a molte cose non vere. Gli specialisti dell’intossicazione mediatica queste cose le sanno bene, infatti contano molto sulla superficialità del pubblico al quale si rivolgono. Se poi si tratta di dettagli “tecnici”, il gioco è fatto. Prendiamo ad esempio il post di ieri sul blog di Grillo.

Non l’ha scritto lui poiché gli mancano le competenze. L’articolo contiene alcuni dati molto interessanti e oggettivi. Però ne mancano altri, di altrettanto essenziali. Le conclusioni e considerazioni che vengono tratte, sono perciò viziate da tale incompletezza, sicuramente voluta. Cito un solo dato: l’inflazione. Questa ebbe un ruolo essenziale negli anni Settanta, soprattutto nella seconda parte della decade, e poi anche nella prima parte della decade successiva.  Dunque ben prima che nel 1981 Tesoro e Banca d’Italia divorziassero. Nel 1975, l’inflazione ufficiale media annua fu del 17%. L’anno successivo fu del 16.7%, e l’anno dopo ancora del 17%. Nel 1978 calò al 12.1% per salire nel 1979 al 14.8%. Nel 1980, fu del 21.2%.

Tradotto in soldoni, significa che quando andavi a chieder un muto per l’acquisto di un’abitazione, la banca chiedeva un interesse che non di rado superava il 20%! Un appartamento che nel 1974 potevi acquistare per 8-9 milioni (esempio reale), nel 1981, ossia sette anni dopo, quindi ben prima del famoso “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, non si poteva acquistare per meno di 80 – 100 milioni! I salari e le pensioni, nel frattempo erano aumentati (c’era la scala mobile che in parte copriva l’inflazione), ma per nulla affatto proporzionalmente. Ricordo allora dei pensionati messi a riposo da pochi anni con una discreta pensione, i quali si sono trovati alla fine degli anni Settanta in situazioni di vera povertà.

In altri termini, l’espansione del fabbisogno primario dello Stato, dunque del debito pubblico, comincia nel 1970. Gli interessi sul debito restano bassi sia perché l’ammontare del debito è ancora molto basso, sia causa dell’alta inflazione che rende i tassi reali spesso addirittura negativi, e anche attraverso il fiscal drag (aumento della pressione fiscale originato dall’espansione inflazionistica dei redditi in presenza di aliquote fiscali crescenti), perciò i tassi sul debito hanno addirittura un effetto positivo indiretto sulle entrate!

E, del resto, per quale motivo si decide di entrare nel Sistema Monetario Europeo, con cambi stabili tra le monete europee entro certi margini? Proprio per evitare la spirale inflazione-svalutazione, in presenza di una situazione di stagflazione, ossia di recessione economica accompagnata da una fortissima inflazione. Chi ha vissuto l’epoca dei miniassegni ricorderà bene queste cose, si spera. E tuttavia Grillo punta su una platea più giovane, pronta a bersi tutto ciò che racconta, perciò a cosa vale insistere e argomentare su queste questioni? Credano pure a quello che gli pare ...


3 commenti:

  1. Anche le tue considerazioni sono parziali, negli anni 70 gli scok petroliferi determinano l'inflazione più di qualsiasi altro evento (73' 79'), se poi vogliamo restare in europa subendo la perdita dei diritti di chi lavora e la mezzogionificazione dovuta alle politiche imposte dai tedeschi e l'usura di banche e malfattori vari facciamo pure.
    Vorremmo tutti un mondo migliore ma dall'oggi al domani ma forse non è possibile, servirebbe una soluzione di continuità politica, economica, culturale. Oggi è oggi fra cent'anni sarà fra cent'anni.

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    1. ho scritto:

      "Cito un solo dato: l’inflazione".

      se lei legge bene, non ho fatto alcune considerazione sull'inflazione e sulle sue cause. ho messo in rapporto l'inflazione con il tasso del debito pubblico, perché questo era il tema del post di grillo.

      quanto all'inflazione essa aveva molte cause, prima ancora della crisi petrolifera, quanto era avvenuto nell'agosto 1971, e altre tendenze macroeconomiche. soprattutto gli aumenti dei livelli di welfare. se lei poi fa caso all'aumento della spesa pubblica, cui è collegata l'inflazione, vedrà che vi sono delle coincidenze con i rinnovi dei contratti di lavoro soprattutto nel settore pubblico, ECCETERA.

      NON è VERO che "Vorremmo tutti un mondo migliore". Sono molti coloro che non cambierebbero questo mondo nemmeno di una virgola, e moltissimi quelli che vorrebbero cambiare solo le virgole.

      cosa significa "una soluzione di continuità politica, economica, culturale"? continuità con cosa?

      grazie per il commento

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    2. La soluzione di continuità è l'interruzione di una continuità, una ferita è la soluzione di continuità del tessuto cutaneo, una rivoluzione potrebbe essere una soluzione di continuità, però tutto scorre.

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