sabato 17 novembre 2012

Democrazie a geometria variabile



A quattro mesi (forse meno) dalle elezioni, i padroni politici di questo paese hanno deciso che la legislatura si chiuderà con qualche settimana d’anticipo per permettere la cosiddetta election day, cioè l’accorpamento delle legislative con alcune note elezioni regionali. Queste ultime, se effettuate prima delle legislative, ossia secondo quanto stabilisce la legge, avrebbero rivelato numeri assai scomodi soprattutto per certi partiti. Naturalmente – in prossimità delle elezioni – non sappiamo ancora con quale legge elettorale il gregge andrà a votare. A decidere saranno sempre i padroni politici di questo paese e in base alla legge elettorale sarà predeterminato il prossimo parlamento e il futuro governo. Almeno così affermano tutti, e non c’è motivo per dubitarne, anzi.

È questa la democrazia, chiedo, è su questo modus operandi che le più alte cariche dello Stato invocano i giovani di aver fiducia nelle istituzioni? Una democrazia non è niente, se non appare credibile, se la sua geometria diventa troppo variabile. Ormai è palpabile – anche tra i più blasé  – la consapevolezza che questo sistema non può reggere, la percezione nettissima dello sfaldamento irreversibile del rapporto di fiducia tra corpo sociale e classe politica. E senza un minimo di fiducia – di autorevolezza – si può governare un paese solo autoritariamente. Le élite più “avanzate” ne hanno preso nota, e perciò puntano sull’aplomb del tecnico in attesa di qualche "virtù" politica.

E tuttavia anche gli “effetti speciali” dell’autorevolezza devono fare i conti con le ragioni della crisi. Le leggi di finanza pubblica si possono denominare come si vuole, ma vi sono dei limiti, se non propriamente tecnici, almeno di sopportabilità sociale. Oltre un certo tasso di disoccupazione e sottoccupazione, di precarietà e bassi salari, oltre una certa soglia dell’innalzamento dell’iva e delle tariffe, del costo dei carburanti, del taglio delle pensioni, dell’aumento dei tributi e del taglio della spesa pubblica, scatta lo scontento e la protesta sociale ai quali si sta rispondendo come già Maria Antonietta secondo la leggenda. Quando anche la protesta – come in Grecia – diventerà sterile, improduttiva, allora subentrerà la rassegnazione. Che non è buona consigliera.

10 commenti:

  1. Vedasi in Grecia, tra l'altro, la crescita del consenso del partito neonazista.

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    1. già.
      visto che fotina? fatta due settimane fa
      ciao

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  2. Non credo che le élite più “avanzate” puntino sull’aplomb di Monti in attesa di qualche "virtù" politica.
    Monti è stato (e probabilmente sarà) semplicemente imposto (anche se sembrerà "scelto" dal popolo in base alla sua autorevolezza che non fa salire lo spread e ci fa restare in Europa in attesa degli investitori e bla bla bla).
    La politica ha le medesime virtù di un buon rapinatore.
    La politica non conta nulla essendo al servizio delle multinazionali e dei banchieri.
    La politica tutto fa tranne che rappresentare il popolo che, con biblica lentezza, inizia ad esserne consapevole (astensionismo).
    Non esiste alcuna democrazia. Quella che definiamo tale è solo il risultato di un tacito e secolare accordo tra padroni e schiavi nel dare la villa con piscina all'uno ed un piatto di minestra al giorno all'altro.
    Ora vogliono prendersi anche il piatto di minestra.
    E questo, come già accade, provocherà rivolte e periodi bui. Siamo già sotto dittatura. Di tiranni ce n'è a iosa distribuiti tra banchieri e potentati economici.
    Ai padroni basterà dare ai poliziotti un bel premio di produttività maggiorato e così ... chi sfascia più teste avrà più soldi in busta paga. Aiutati dai sorgenti e coccolati partiti neonazisti.
    Se non ci si riappropria della sovranità monetaria siamo fritti. Se non si risolve il capitalismo siamo condannati.
    Praticamente siamo già morti. Zombieland.

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  3. Io voto comunque e farò votare, il Partito degli Astensionisti. E che lo prendessero pure nel culo.

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    1. de gustibus et coloribus non est disputandum

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  4. Quando una nazione è stata costretta a ricorrere al diritto di insurrezione, rientra nello stato di natura riguardo al tiranno. Come potrebbe questi invocare il contratto sociale? Egli stesso l'ha annientato. La nazione se giudica opportuno può ancora conservarlo per quanto concerne i rapporti dei cittadini tra di loro; ma l'effetto della tirannia e dell'insurrezione è di romperlo interamente in rapporto al tiranno, di stabilire un reciproco stato di guerra; i tribunali e le procedure sono fatti per i membri della comunità. E' una contraddizione grossolana supporre che la Costituzione possa presiedere a questo nuovo stato di cose; sarebbe come presupporre che essa possa sopravvivere a se stessa. Quali sono le leggi che la sostituiscono allora? Quelle della natura, quella che è alla base della stessa società: la salvezza del popolo. Il diritto di punire il tiranno e quello di deporlo dal trono sono la stessa cosa. L'uno non comporta altre forme dell'altro; il processo al tiranno è l'insurrezione; il suo giudizio è la caduta della sua potenza; la sua pena quella che richiede la libertà del popolo.
    I popoli non giudicano come le corti di giustizia; non emettono sentenze: lanciano la loro folgore; non condannano i re: li ricacciano nel nulla.

    Maximilien Robespierre, "Sulle decisioni da assumersi nei confronti di Luigi Capeto", 3 dicembre 1792

    mauro

    ps. bella foto davvero.

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  5. #14N
    ovvero la saldatura internazionalista potrebbe darti torto,speriamo, o almeno dare la stura ad un reazionarismo sovranazionale tanto esplicito da suscitare una risposta di pari dimensioni,che non suggerisca autarchie.
    Buona sperimentazione con la palette caffèlatte.Sempre alla panna sto blog.:-)
    Franzukkia

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    1. ciao Franz, a te salvador dalì faceva un doppio baffo :)

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