mercoledì 10 febbraio 2021

Piccole isole pacifiche

 

Il 10 febbraio 1785, Wolfgang Amadeus Mozart terminava a Vienna la partitura del concerto per pianoforte e orchestra n. 20, K 466, il preferito di Beethoven. Tra l’altro è l’anniversario della morte di Puskin (1837). Queste ricorrenze immagino interessino ancor meno di ciò che accadde lo stesso giorno di 161 anni dopo. Pertanto passo al dopo, che richiede un paio di minuti di lettura, per alcuni già troppi (non è per loro che scrivo, per per gli altri cinque).

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martedì 9 febbraio 2021

La controversia sulle isole Chagos

 

Ho atteso una settimana, ahimè invano, per un commento dei “democratici per Hong Kong”, una twittata di sdegno, almeno una tiepida riprovazione per la sorte riservata alla popolazione delle isole Chagos. Invece non c'è stata nessuna presa di posizione, niente di niente, neanche un clic.

Come si possono invocare la legalità internazionale e i diritti umani di fronte ai regimi cinese e russo, quando poi s’ignorano platealmente le risoluzioni dell’Onu e le decisioni della Corte internazionale di giustizia a proposito delle Chagos (ma non solo)?

Mi riferisco alla recente decisione del Tribunale internazionale delle Nazioni Unite per il diritto del mare, dopo che si era già espressa l’Assemblea generale Onu a seguito di una risoluzione della Corte internazionale di giustizia. Sentito nulla al riguardo?

Figuriamoci poi se il sig. Fabio Fazio, retribuito con denaro pubblico, in ginocchio durante l’intervista di domenica scorsa all’ex presidente Obama, poteva porre a questi una domanda sulle torture cui sono sottoposti i prigionieri detenuti nella base militare di Diego Garcia (arcipelago delle Chagos) e in quella di Cuba. Fazio però ha un’attenuante dalla sua, non è un giornalista professionista, ma solo un “imitatore” (Wikipedia).

Andiamo ai fatti.

lunedì 8 febbraio 2021

Che cosa non farà il governo Draghi

 

Il nascente governo di Mario Draghi non farà quello che molti si aspettano. Non perché incapace o perché non voglia, ma non potrà farlo dati i rapporti di forza sedimentati nella società, di cui i partiti sono diretta e plastica espressione. Rapporti di forza che non sono accidentali e non hanno mai cessato di rinforzarsi a favore ovviamente di chi è già forte.

La tendenza all’immobilismo di questo paese è il prodotto degli interessi di ceti e gruppi che fino ad ora hanno opposto resistenza alla storia. Ecco perché il succedersi di governi tecnocratici rappresenta il giudizio sulla storia, non solo degli ultimi decenni, di questo paese.

Possiamo davvero immaginare una seria riforma fiscale laddove quasi la metà dei contribuenti dichiara meno di 15.000 d’imponibile e versa il 4,2% dell’Irpef totale? Tutta gente che vota e non si farà convinta che pagare le tasse è dovuto e giusto.

Credere in una seria riforma della giustizia contro il volere del partito trasversale dei prescritti e la casta dei magistrati? Gente di panza e di sostanza.

Illuderci che sarà possibile riformare strutturalmente la pubblica amministrazione laddove non ci sono riusciti i governi, quantomeno quelli dell’ultimo millennio? Riformare l’inamovibilità e revocare alcuni “diritti acquisiti” scatenerebbe la guerriglia.

Draghi non si propone rivoluzioni, non è un velleitario, e sa che i rapporti di forza nella società sono la misura di tutto, del compimento e del non compimento. Impossibile un livello d’intervento superiore. La posta in palio non è lo stravolgimento di tali rapporti di forza. Sarebbe oltretutto un suicidio politico personale in vista di altri orizzonti.

È altresì ben conscio della volontà dei partiti di ripiegare e ripararsi momentaneamente dietro il suo nome. Il suo ministero potrà fare qualcosa con ciò che resta, nelle sue forme profondamente degradate, di questo paese. Con la differenza, almeno negli intenti, di farlo in modo decente. Sempre se glielo consentiranno, questione tutt’altro che scontata.

La guerra della memoria

 

L’operazione Neptune sta ad indicare il più grande sbarco militare della storia, quello avvenuto nel giugno del 1944 in Normandia. Date le capacità militari, navali, logistiche e organizzative offerte dell’epoca industriale, si trattò di un impegno bellico impressionante. E però prima d’allora si contano altre imprese del genere che, stimate secondo le possibilità dell’epoca, non furono da meno di quella intrapresa dagli anglo-americani nel corso della seconda guerra mondiale.

Il 19 maggio 1798, alle sei del mattino, la nave ammiraglia francese, l’Orient, con le sue tre file di 40 cannoni ciascuna, trasmise alla squadra e alla scorta adunate nel porto di Tolone l’ordine di levare l’ancora. Nelle ore successive presero il largo 180 navi di ogni tipo, procedendo con una fresca brezza contraria verso la Corsica. Tredici vascelli con un totale di 1.026 cannoni, quarantadue fregate, brigantini, “avvisi” ed altre unità minori; 130 navi da trasporto di ogni genere, 17.000 soldati, altrettanti marinai, più di 1.000 pezzi di artiglieria campale, munizioni per 100.000 cariche, 567 veicoli e 700 cavalli. La flotta sarebbe stata ingrossata da tre convogli minori, provenienti da Genova, Ajaccio e Civitavecchia; il totale degli uomini sarebbe salito a 55.000 e quello delle navi a 400 unità.

Quando la flotta arrivò alla meta, in Egitto, la gente sulla sponda “guardando l’orizzonte, non poteva più scorgere acqua ma soltanto cielo e navi: e fu colta da inimmaginabile terrore” (Niqlibn Ysuf al-Turk, un poeta arabo che stese la cronaca degli avvenimenti successivi: Chronique d’Egypte, 1798-1804, Il Cairo, 1951, p. 9).

Uno spettacolo e un’avventura grandiosi, che poteva valere una vita. Infatti costò la vita a gran parte di coloro che vi parteciparono, nonché a molte migliaia di coloro che vi si opposero.

La Francia aveva in Egitto interessi più forti di ogni altra potenza europea. Andava ad occupare l’Egitto per tagliare i collegamenti tra la Gran Bretagna e l’India. Un piano che non era nuovo né inventato da Napoleone (*).

Il quale, dipoi, si renderà suo malgrado conto che l'Egitto non era la terra promessa, piena di ricchezze, ma un paese desolato, in piena crisi economica, affetto da pericolose malattie e da superstizione. Da questo punto di vista la sua impresa si rivelerà un fallimento.

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domenica 7 febbraio 2021

Indovinello

 

Esattamente cinquant’anni fa, il 7 febbraio 1971, una legge nazionale introduceva il diritto di voto per le donne. Non solo il diritto di voto, ma anche quello di eleggibilità. Dove accadeva? In Algeria? No, il diritto di voto alle donne fu introdotto nel 1962. In Turchia? Fu dato nel 1934. In Afghanistan, lì le donne se lo sognano il diritto di voto! No, c’era dal 1963.

Si tratta di un paese europeo.