L’operazione Neptune sta ad indicare il più grande sbarco militare della storia, quello
avvenuto nel giugno del 1944 in Normandia. Date le capacità militari, navali, logistiche e
organizzative offerte dell’epoca industriale, si trattò di un impegno bellico impressionante.
E però prima d’allora si contano altre imprese del genere che, stimate secondo le
possibilità dell’epoca, non furono da meno di quella intrapresa dagli anglo-americani nel
corso della seconda guerra mondiale.
Il 19 maggio 1798, alle sei del mattino, la nave ammiraglia francese, l’Orient, con le sue tre
file di 40 cannoni ciascuna, trasmise alla squadra e alla scorta adunate nel porto di Tolone
l’ordine di levare l’ancora. Nelle ore successive presero il largo 180 navi di ogni tipo,
procedendo con una fresca brezza contraria verso la Corsica. Tredici vascelli con un totale
di 1.026 cannoni, quarantadue fregate, brigantini, “avvisi” ed altre unità minori; 130 navi
da trasporto di ogni genere, 17.000 soldati, altrettanti marinai, più di 1.000 pezzi di
artiglieria campale, munizioni per 100.000 cariche, 567 veicoli e 700 cavalli. La flotta
sarebbe stata ingrossata da tre convogli minori, provenienti da Genova, Ajaccio e
Civitavecchia; il totale degli uomini sarebbe salito a 55.000 e quello delle navi a 400 unità.
Quando la flotta arrivò alla meta, in Egitto, la gente sulla sponda “guardando l’orizzonte,
non poteva più scorgere acqua ma soltanto cielo e navi: e fu colta da inimmaginabile
terrore” (Niqūlā ibn Yūsuf al-Turk, un poeta arabo che stese la cronaca degli avvenimenti
successivi: Chronique d’Egypte, 1798-1804, Il Cairo, 1951, p. 9).
Uno spettacolo e un’avventura grandiosi, che poteva valere una vita. Infatti costò la vita a
gran parte di coloro che vi parteciparono, nonché a molte migliaia di coloro che vi si
opposero.
La Francia aveva in Egitto interessi più forti di ogni altra potenza europea. Andava ad
occupare l’Egitto per tagliare i collegamenti tra la Gran Bretagna e l’India. Un piano che
non era nuovo né inventato da Napoleone (*).
Il quale, dipoi, si renderà suo malgrado conto che l'Egitto non era la terra promessa, piena di ricchezze, ma un paese desolato, in piena crisi economica, affetto da pericolose malattie e da superstizione. Da questo punto di vista la sua impresa si rivelerà un fallimento.
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