lunedì 29 febbraio 2016

Siamo ancora a don Milani


«Sarà almeno qualche decennio che da queste parti non si sente, dico per dire, un pubblico elogio della grammatica o della bocciatura nelle aule scolastiche … ».

Proviamo dunque a discuterne pacatamente, non con “dei miserabili slogan, dei brandelli smozzicati di pensiero”, ma con dei dati e dei giudizi ponderati, come si fa in “Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti”.

Prima ancora di parlare di bocciature, però, affrontiamo il tema della dispersione scolastica, che è poi l’altra faccia della medaglia (vorrei dire la vera faccia della scuola di classe in Italia, ma mi trattengo, non vorrei passare per “anarco-insurrezionalista”). Anzitutto per evidenziare che l’Italia, con una media del 15% di abbandoni scolastici, è ai primi posti (almeno in questo!!) nelle classifiche dell'Unione Europea.




«Negli Anni Sessanta don Milani sosteneva che il problema della scuola è il ragazzo che si perde. A 50 anni di distanza credo che potremmo fare la stessa riflessione».

A chi appartiene questa riflessione, pardon, questa invettiva estremista? Ricordiamoci il monito dell’anticonformista di cui sopra, quello che vuole parlare della bocciatura nelle aule scolastiche senza alcun conformismo e buonismo:

“L’estremismo non fa che portare alle estreme e più aggressive conseguenze le sue banalità e le sue idee […] Perché – sostiene – da noi esiste un vasto brodo di cultura che, seppure involontariamente, nutre di continuo gli slogan più esasperati alimentando ogni giorno questa cieca irragionevolezza, questo pensare in bianco e nero”.

Quando sentite parlare di “brodo di cultura” vuol dire che l’intellighezia avverte la necessità di stringere il discorso, di porlo su basi più avanzate, “della fede religiosa”, “dell’eroismo militare”, in modo che l’amor di patria possa far da viatico all’armiamoci e partite. Non prendetela come una battuta!

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Schiavi


Il voto complessivo delle primarie in South Carolina per i due grandi partiti, che si sono tenute a una settimana di distanza l’una dall’altra, ha avuto 999.000 elettori. Nel 2008 gli elettori complessivi furono 978.000, con 532.000 per i democratici e 446.000 per il partito repubblicano. Quest’anno, solo 361.000 elettori hanno votato nelle primarie democratiche (più di un terzo in meno), mentre 738.000 hanno votato nelle primarie repubblicane, vinte dal signor Donald Trump.

A votare per i democratici sono stati in prevalenza i neri, mentre per i repubblicani sono corsi a votare in massa i bianchi (40 per cento in più che nel 2008). A me pare che la guerra civile, seppur con mezzi meno cruenti, non sia mai cessata.

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domenica 28 febbraio 2016

La tempra democratica di sinistra


Devo dire, con molta franchezza, che invidio la lucidità di cui dà prova Eugenio Scalfari alla sua età, anche se fin troppo spesso, negli ultimi anni, ha dato assai spazio al suo egocentrismo così come troppa pubblicità alle angosce per il suo game over. Ad ogni modo conserva e dà prova di una rara lucidità politica, ovviamente di marca tutta borghese, e le sue parole non vanno trascurate perché possono offrire il senso di una fase e anche di una prospettiva.

Un esempio di tale lucidità si può trarre da questo suo – non nuovo – auspicio:

Una nuova destra non populista e non berlusconiana è un tentativo ancora in una fase iniziale che sarebbe da incoraggiare, […] non solo per affrontare in forze tempi assai oscuri (quelli attuali non sono oscuri ma neri come l'inchiostro) ma anche per aiutare la nascita d'una destra moderna alla quale in un futuro auspicabilmente prossimo si fosse contrapposta una sinistra riformatrice.

Dove Scalfari possa rintracciare differenze tra “sinistra” e “destra” in questo deserto d’idee generali, non è questione che possa appassionare. Peraltro andrebbe qui detto, ma non solo ad uso di Scalfari, che la classe politica non è di per sé una classe sociale, bensì una categoria sociale differenziata ed articolata in strati e frazioni di classe diverse, e così si può comprendere perché – diversamente dal Novecento – “le posizioni sono molte, la politica è estremamente frazionata non solo in Italia ma in tutta Europa”.

venerdì 26 febbraio 2016

Una questione tutta politica


In questo blog esprimo dei punti di vista assunti da un mosaico di piccoli studi, di piccole osservazioni che, pur difettose sotto vari aspetti, non credo possano mancare di un qualche interesse. Senza aspirare a tesi troppo specialistiche, cosa che non è nelle mie corde, e senza velleità d’innalzare colonne corinzie in un’epoca in cui s’apprezzano di più i pilastri di cemento.

Il mio scopo, almeno nelle intenzioni, è quello di rendere potabili al comune lettore alcune cose che oggi in tanta parte non lo sono. E soprattutto di suggerire di non avere ripugnanza preconcetta verso taluni studi e concezioni che purtroppo in passato sono stati malintesi e adoperati a modo di dottrine foriere di drammatici “abbagli”.

Spesso m’interrogo sull’utilità di tale mia pretesa (un po’ folle, l’ammetto), e tuttavia nella vita di ogni anima comune sono molte di più le cose intraprese che non hanno un utile e un seguito, rispetto a quelle, viceversa, che producono frutto.

Per contro vi sono fatti d’ordine molto particolare che a me, disponendo di un’impostazione marxista, non interessa discutere. Per esempio manifestazioni e condizioni dell’economia che sono trattate in altri blog da specialisti ai quali non nego migliore frequentazione e maggior pratica con certi fenomeni.

Poi ogni tanto questi specialisti dell’interpretazione borghese dell’economia scendono dall’iperuranio per descrivere asetticamente solo e tutta la verità di cui sono custodi, dicendo apertis verbis che, dopo l’errore della decontribuzione a scadere, “saremo costretti al contratto di lavoro aziendale, ed al gradone all’ingiù nelle condizioni retributive che esso implica”.

Solo in tal caso accorderanno al governo i loro “due cent” di credito, solo perché sia imposta per legge la contrattazione a livello aziendale e dunque il taglio dei salari, spacciando la cosa, come buoni giudici della realtà, per un portato necessario dell’economia.

In realtà l’economia non c’entra assolutamente nulla se non nella misura in cui si tratta di trasferire salario dalle tasche dei lavoratori a quelle dei padroni (e dei lacchè al loro servizio).

Quella di ridimensionare la quantità di redditi finalizzati alla riproduzione delle classi lavoratrici e d’imporre una diversa ripartizione del plusvalore, è in realtà non una mera descrizione ma un’aperta proposizione tutta politica e dunque ideologicamente orientata per imporre alle classi subalterne gli interessi della borghesia.


E poiché si tratta di una questione tutta politica sarebbe invece il caso di mettere gli occhi sul fatto che a pagare le imposte ormai sono rimasti, oltre ai lavoratori dipendenti, solo la piccola e media azienda, mentre lo Stato e l’UE permettono con le loro leggi – o con le asimmetrie esistenti tra le leggi dei diversi Stati europei – alle multinazionali di evadere le imposte alla grande.

Ragazzi



Per cercare un lavoro è necessario dichiararsi anzitutto "ragazzi". A qualunque età.