lunedì 30 giugno 2014

Lo spettro di un nuovo crollo


Ogni chiacchiera sullo stato di salute del capitalismo è soppiantata dall’84° Rapporto annuale della Banca internazionale dei regolamenti che traccia un ritratto impietoso del grande malato. In particolare il Rapporto 2014, pubblicato ieri, parla di “disconnessione” tra mercati finanziari ed economia di base a livello globale, cosa peraltro nota fino a diventare senso comune.

domenica 29 giugno 2014

La confessione di Francesco papa


Papa Bergoglio ha citato Karl Marx, dicendo che questi non ha inventato nulla a riguardo della povertà. Poi precisa che i comunisti “hanno rubato la bandiera dei poveri, che è cristiana”. Bergoglio ha ragione, Marx non ha inventato nulla a riguardo della povertà, bensì ha scoperto le leggi dell’economia sociale. Riguardo ai comunisti, però, non è vero che essi hanno rubato la bandiera dei poveri, semmai sono stati gli schiavi salariati che hanno fatto del comunismo la loro bandiera di riscossa.

La serva serve ... e pure la storia serve


A quanti italiani interessa il passato, vale a dire quanti di loro si appassionano ai temi e problemi della storia? Pochi o molti? Non credo di sbagliarmi affermando che, dati i tassi di lettura in Italia, non proprio usurai, la larga maggioranza degli italiani tragga le proprie nozioni di storia dai ricordi di scuola, quando va bene, e soprattutto dalla televisione. Così come avviene per tutto il resto, peraltro.

La televisione è un mezzo di comunicazione (ma non solo) che andrebbe trattato con molta cautela anzitutto da parte chi la televisione la fa. E invece? Qui ognuno potrebbe dire la sua con dovizia, ma a me interessa ciò che è apparso ieri sera, 28 giugno 2014, in prima serata, su Rai Tre: “un film storico”, il cui titolo non può che destare interessante anche presso il grande pubblico: L’attentato: Sarajevo 1914.


sabato 28 giugno 2014

Partita doppia


Ha ragione Malvino: per quanto mi è possibile cerco con cura di scansare ciò che si presenta come inclinazione a pensare per astrazioni morali.

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O le élites mondiali sapranno organizzarsi davvero (Davos è solo un esempio effimero se non proprio comico) attorno ai comuni interessi, oppure giocoforza dovranno affidarsi come un secolo fa alla roulette della politica. E, del resto, l’élite atlantica da questo orecchio non ci sente, nella sua superiorità di razza e di lignaggio vuole mantenere il dominio anche in un secolo così incerto e già compromesso.

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Chi crede che tra i banchieri di Wall Street, così come tra le diverse aristocrazie del denaro, regni chissà quale armonia, ignora quanto covi ardente e potente la rivalità e l’invidia tra la cinica nobiltà di censo.

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Note a margine di una biografia: l'obiezione di Keynes


La prima carneficina mondiale – come del resto altre guerre – non può essere compresa appieno senza considerare che essa fu essenzialmente una questione di calcolo di mercanti e banchieri. Pochi individui che, per esempio sotto bandiera a stelle e strisce, negarono nel 1917 un armistizio tra i belligeranti, poiché ciò metteva a rischio i prestiti concessi largamente alle potenze dell’Intesa. Era necessario che vi fossero degli sconfitti sui campi di battaglia e che questi pagassero fino all’ultimo scellino i debiti di guerra ai vincitori.

Noi possiamo considerarci gli eredi di coloro che riuscirono a salvare la pelle in quel disastro, soprattutto europeo, subìto per fede in un qualche calcolo assurdo o fallito.

Ancora e sempre dei morti in nome dei tornaconti venali come lo sono i morti di oggi in Ucraina seguiti al rifiuto del presidente Viktor Yanukovich di firmare quegli stessi accordi che il suo successore, dopo il colpo di stato, ha baldanzosamente siglato in queste ore a Bruxelles. Come lo sono i morti in Iraq, in Afghanistan, in Siria, e dovunque vi siano dei sacri valori della democrazia capitalistica da difendere armi in pugno (*). Quando ci sarà una Norimberga per questi criminali?

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