mercoledì 20 novembre 2019

Tragicommedie


Tra pochi giorni della marea che ha allagato Venezia non si parlerà più, fino al prossimo evento.

Picchi di marea sostenuti, noti come "acqua alta", si verificano periodicamente tra l'autunno e la primavera, quando le maree astronomiche sono rafforzate in concomitanza con i venti di scirocco che dal Canale d'Otranto raggiungono il loro massimo nella Laguna Veneta. È sufficiente un’occhiata a questi dati per rendersi conto che le alte maree eccezionali sono aumentate di gravità e di frequenza negli ultimi sessant’anni.

Alte maree =+140 cm. dal 1872 al 2019:
16 aprile 1936, 147 cm;
12 novembre 1951, 151 cm;
15 ottobre 1960, 145 cm;
4 novembre 1966, 194;
3 novembre 1968, 144;
17 febbraio 1979, 140;
22 dicembre 1979, 166;
1 febbraio 1986, 159;
6 novembre 2000, 144;
16 novembre 2002, 147;
23 dicembre 2009, 144;
25 dicembre 2009, 145;
11 novembre 2012, 149;
12 febbraio 2013, 143;
29 ottobre 2018, 156;
29 ottobre 2018, 148;
12 novembre 2019, 187;
13 novembre 2019, 144;
15 novembre 2019, 154.

In 78 anni, dal 1872 al 1950, l’alta marea solo in 1 caso ha superato i 140 cm, e in nessun caso i 150 cm. Inoltre, solo in 5 casi ha superato i 130 cm..

Dal 1960 a oggi i 130 cm. sono stati raggiunti o superati in 41 casi, e in molti altri casi la marea ha superato i 120 cm.. Pertanto l’accentuazione dei fenomeni estremi di "acqua alta" e la loro frequenza è databile.

Sulla base di tale tendenza, nel prossimo decennio è prevedibile il ripetersi di eventi simili a quelli degli ultimi vent’anni,  anche con cadenza più frequente e maggiore intensità.

martedì 19 novembre 2019

La pancia piena e il capitalismo ubriaco



Non esiste nulla senza contraddizione e nessuna società è o sarà senza conflitto. Proprio per questo non verrà mai meno la lotta per una società migliore. Anche il carattere assiomatico dell’odierna società, intesa come male minore, presto andrà a farsi friggere.

*

Se molti secoli or sono, un qualche riformatore sociale avesse lanciato questo messaggio: “bisogna cambiare il feudalesimo”, ebbene avrebbe riso tutta l’Europa. Se, ancor prima, Cicerone o Seneca avessero detto: “bisogna abolire la schiavitù”, ebbene le matrone romane li avrebbero rincorsi con un grosso bastone e poi costretti a spicciare domestiche faccende (*).

Errore esiziale è stato credere che mutando la forma giuridica dei rapporti economici, ossia procedendo al mero passaggio dalla proprietà privata a quella statale dei mezzi di produzione, ipso facto venissero a modificarsi i presupposti essenziali del rapporto tra capitale e lavoro, così come altri tipi di rapporti economici e sociali. E oggi noi vediamo chiaramente quali effetti sociali, istituzionali e politici produce la concentrazione della proprietà privata in poche mani private, che di fatto l’abolisce. Quanti ondeggiamenti su torrenti d’inchiostro nell’epoca nostra per dire che si vuole cambiare il capitalismo però mantenendo inalterati i suoi rapporti sociali essenziali.

Tutte le trasformazioni avvenute nei modi di produzione precedenti non hanno mutato sostanzialmente i rapporti di produzione, limitandosi a sostituire una forma di proprietà ad un’altra, una forma di sfruttamento con un’altra: dalla proprietà schiavista, alla proprietà feudale, alla proprietà borghese, alla proprietà di Stato; dallo sfruttamento degli schiavi, degli affittuari regi, dei coloni, allo sfruttamento dei servi della gleba, allo sfruttamento del lavoro salariato nelle forme della produzione moderna (**).

«Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione» (Per la critica dell'economia, 1859).

(*) La rivolta degli schiavi guidata da Spartaco ha fatto epoca, però non sarebbe sensato pensare che essa potesse realmente mutare i rapporti di produzione allora vigenti e prevalenti. Viceversa Abramo Lincon poté legiferare per l’abrogazione della schiavitù poiché il mantenimento di tale forma di sfruttamento non era più conveniente come un tempo e riguardava una dimensione marginale dell’economia, ancorché localmente importante.

(**) Non fu il cristianesimo a mettere in crisi l’impero romano e con esso la schiavitù antica; fu bensì la crisi degli istituti economici, politici, religiosi a favorire la manumissio in ecclesia. Già se ne ebbero i prodromi molto tempo prima quando nell'atrium libertatis avvenivano le cerimonie di manomissione degli schiavi. Vi fu dunque un lento processo di trasformazione sociale ed economica, che, a un dato momento, divenne impetuoso e inarrestabile. Quella trasformazione, non potendo per varie ragioni assumere i connotati di un processo a guida politica quale lo intendiamo modernamente, assunse quelli di una contesa religiosa.

Gli schiavi non hanno decretato la fine del sistema schiavile, né i servi della gleba hanno creato la società borghese, né saranno i soli operai di fabbrica a dare la spallata definitiva al capitalismo.

lunedì 18 novembre 2019

L'esperto di capitalismo immateriale


Stefano Quintarelli, Capitalismo immateriale. Le tecnologie digitali e nuovo conflitto sociale, Bollati Boringhieri 2019, euro 16.

«Internet è una cosa molto reale. Nel XXI secolo è la sede della dimensione immateriale del mondo che è la maggiore base delle relazioni sociali ed economiche delle persone e delle aziende».

Si può iniziare a scrivere un libro anche peggio di così, ma bisogna impegnarsi. Più che con il computer, il libro sembra scritto da un computer. Un libro denso di truismi che si rincorrono l’un l’altro, del tipo:

«Resta tuttavia indubbio le società sono plasmate dalla tecnologia».

D’accordo, ma un qualunque chierico borghese potrebbe obiettare che in tal modo si avvilisce la vita umana al rango di una mera rappresentazione materiale, pertanto sarebbe da evitare di assumere apoditticamente che tutti i mutamenti sociali siano i sottoprodotti automatici dello sviluppo tecnologico, altrimenti ripiombiamo nel materialismo feuerbachiano: l’uomo è ciò che mangia.

Come possiamo credere che l’antica società egizia sia stata plasmata dalla tecnologia più ancora che dalle condizioni naturali? E quella romana antica lo fu sicuramente molto di più dalle conquiste territoriali, dal costituirsi della grande proprietà fondiaria e dalla disponibilità di schiavi. Quindi l’enorme impatto che ebbe l’espansione europea dei secc. XV-XVI. Inoltre e senza nulla togliere al ruolo centrale svolto dalla scienza e dalla tecnologia nello sviluppo dell’economia moderna, non va sottaciuto il cambiamento apportato nella storia mondiale dalle grandi rivoluzioni come quella americana, francese, russa e cinese.

sabato 16 novembre 2019

Il litio della discordia


Le proteste popolari in Cile causate dalla crisi economica hanno avuto come effetto l’annullamento del vertice sul clima, COP25. Già l’anno scorso fu annullato il vertice sul clima che si doveva tenere in Brasile motivando ragioni finanziarie. Tale decisione arrivò un mese prima dell'insediamento del presidente fascista Jair Bolsonaro, il cui ministro degli Esteri respingeva la tesi del cambiamento climatico ritenendola fondata su una cospirazione “culturale marxista” volta a indebolire l'Occidente.

Tra l’altro la cancellazione del vertice decisa dal presidente Piñera ha mandato a monte il piano di Trump e di Xi Jinping per la firma di un nuovo e sostanziale accordo sul commercio. Quanto alla Bolivia, con la scusa dei brogli elettorali (gli Usa se ne intendono), la senatrice Jeanine Áñez, appoggiata dall’esercito, si è autoproclamata presidente.

Si tenga conto che il lago salato boliviano di Salar de Uyuni ha la caratteristica di contenere il 47% delle riserve mondiali calcolate di litio (oltre a potassio, manganese, ecc.). Il governo boliviano aveva intenzione di sfruttare tali risorse in partnership tra la boliviana YLB (Yacimientos de Litio Boliviano) e la ACI Systems Alemania (ACISA) per la realizzazione a Potosí di un impianto di idrossido di litio e una fabbrica di batterie per veicoli elettrici (40.000 tonnellate all'anno di idrossido di litio dal 2022, per un periodo di 70 anni), accordo concluso nel gennaio 2019. Oltre l'80% del litio doveva essere esportato in Germania, aveva dichiarato lo scorso dicembre Wolfgang Schmutz, CEO di ACI Group, la società madre di ACISA.

La realizzazione del progetto si è però ufficialmente interrotta il 3 novembre, quando con il decreto supremo 4070 è stato abrogato il decreto supremo 3738 del 7 dicembre 2018, cancellando l’autorizzazione al progetto. Questa mossa mette in crisi il futuro della mobilità elettrica tedesca, dunque europea.

Prima delle elezioni, Morales aveva accusato l'opposizione di aver organizzato le proteste contro il progetto al litio per minare il suo governo. In seguito alle proteste Morales è stato spinto a firmare il decreto di revoca della joint venture. Anche i leader del partito MAS William Cervantes (sindaco di Potosí), Juan Carlos Cejas (governatore di Potosí), Iván Arciénega (sindaco di Sucre) e Orlando Careaga (senatore di Potosí), rinunciavano alle rispettive cariche. A capo delle proteste figura tal Marco Antonio Pumari Arriaga, presidente del Comité Cívico Potosinista (Comcipo), taxista e uomo di paglia della protesta, che chiede una maggiorazione dei canoni di sfruttamento da parte ACI Systems. A far da concorrenti alla società tedesca nella gara per la joint venture c’erano società canadesi, russe e cinesi, ma nulla esclude che a metterci lo zampino per far saltare l’accordo vi siano gli Usa.

giovedì 14 novembre 2019

Venezia, la luna e tu


La metà del permafrost si trova in Russia.  Oltre la metà del territorio russo è costituita da permafrost. Grandi città e piccoli villaggi sono costruiti su tale terreno ghiacciato che ha una profondità media di duecento metri. Il permafrost si sta scongelando, tanto che gli immobili (case e ospedali) vengono dapprima puntellati e poi abbandonati. Lo scongelamento dei permafrost sta provocando enormi crateri che si allargano di circa 15 metri ogni anno, e sprigiona metano, un gas serra molto più pericoloso della stessa anidride carbonica.

Tuttavia non c’è di che preoccuparsi, la Russia è lontana.

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