Questo post è stato vergato tra le ore 1.15 e le 3, complice l’abbondante cena ben
innaffiata. Del resto, gli anniversari vanno festeggiati. La festa è una delle
massime espressioni della cultura umana. I cani e gli economisti non hanno
nulla da festeggiare, salvo scodinzolare quanto i loro padroni con
condiscendenza li gratificano di una carezza o un lucroso incarico. A volte può
capitare che un cane azzanni il proprio padrone; un economista non lo farebbe
mai.
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Gli economisti borghesi e certi loro seguaci
“ultrasinistri” considerano la circolazione
come la base dell’economia capitalista. Al fine di non imbattersi nel problema
della teoria del valore, e nelle conseguenze pericolose per l’ordine sociale
esistente che essa comporta, tutti costoro evitano qualsiasi analisi del processo di produzione, limitandosi a
quello dei fenomeni di mercato.
Questa caratteristica è comune a tutte le scuole
economiche borghesi moderne, da quella marginalista, a quella keynesiana e a
tutte le altre.
La tendenza a considerare solo il valore di scambio,
riduce l’economia borghese all’analisi delle relazioni tra prezzi, così come
esse sono date sul mercato. Procedendo dai prezzi, invece che dai valori, non
si è in grado di andare di là della superficiale apparenza delle merci e si
finisce col cadere vittime del feticismo di esse.