Scrive il New York Times: “L’Italia ha una strada molto lunga da percorrere prima di poter essere nuovamente considerata un paese democratico affidabile” (Italy has a long way to go before it can be considered a reliably democratic country once again). La crisi politica italiana è “la triste storia di un paese dove buona parte della classe politica ha dimenticato che essere rappresentante in una repubblica democratica significa essere al servizio del bene comune, non di un uomo”. Non basterà liberarsi di Berlusconi – al quale non sarà difficile manovrare dietro le quinte tramite Angelino Alfano – per liberarsi anche di quel sistema di potere e delle sue cattive abitudini morali e politiche senza che gli italiani facciano propria la convinzione “che essere liberi non significa essere liberi da leggi e responsabilità civiche”.
Del resto – sintetizzo – l’articolista esprime forti dubbi, anzi è decisamente pessimista sul fatto che il sistema berlusconiano sia stato messo fuori gioco fino a quando in Italia non si troverà un’opposizione, un leader, decente. Sarà difficile sconfiggere la sua “corte signorile, dove servi corrotti gli debbono ricchezza e fama”. Insomma tutte cose che noi in Italia sappiamo bene, ma ci piace illuderci con caroselli e spumante davanti al Quirinale.
Ecco perché, insisto, da un punto di vista riformista, che le elezioni sarebbero state una tappa obbligata per mettere fuori gioco se non altro la forza politica di Berlusconi, il quale nella situazione attuale è l’ago della bilancia, colui che può – come ha già minacciato – staccare la spina in ogni momento. Ecco perché mercoledì scorso, nel pieno dell’euforia per la presunta sconfitta alla camera di Berlusconi – scrivevo: Il centrosinistra, le cosiddette opposizioni, di errori nei riguardi di Berlusconi ne hanno compiuti parecchi. Ma l’errore di ieri, di non aver votato contro, è possibile che si riveli anche più grave e denso di conseguenze. Magari non subito, ma nel tempo, nei prossimi mesi.
Dal punto di vista delle classi subalterne cambia poco, nel senso che continueranno a essere purgate e illuse (compreso Grillo & C.). Le questioni che ci riguardano realmente continueranno a essre trattate in maniera speculativa invece che in modo radicale, con ampio ricorso ai sondaggi che hanno la funzione di non farci capire a chi giovi l'ideologia (non solo strategia) della confusione. E questo, al punto in cui siamo, dipende da noi, non da Berlusconi o Bersani.

