venerdì 11 novembre 2011

L'ammucchiata



È chiaro da quanto sta succedendo e accadrà di conseguenza che la borghesia non è interessata, dopo averci fatto vivere per quasi un ventennio sotto la caricatura berlusconiana, a un effettivo cambiamento. Non sto parlando di un cambiamento radicale, ma solo di un mutamento delle cose dal punto di vista riformistico. Si doveva mandare a casa Berlusconi e andare alle urne a gennaio. Invece siamo al pastrocchio, mettiamo tutto in mano ai dipendenti delle banche e alle camarille romane.

Lo spread è una mistificazione, una scusa. Ben oltre l’80 per cento del debito per quest’anno è già stato rinnovato per cui l’impatto dell’aumento dei tassi sarebbe molto limitato anche se il differenziale si mantenesse alto. La maggior parte di quelli che in Tv e nei giornali parlano di queste cose o mentono o sono degli idioti. Spesso entrambe le cose. Chi ha memoria ricorda che in Italia sono stati pagati tassi d’interesse a due cifre per anni, perciò pagare per qualche mese dei tassi più alti non sarebbe stata la catastrofe (una volta eliminato Berlusconi ed indetto elezioni).

Ma i mercanti hanno in testa ben altro, sanno bene che con la vendita dei beni statali ad un prezzo di mercato in capo a sei mesi dimezzerebbe il debito. Invece ad approfittarne saranno quelli che si possono permettere di acquistare a prezzi di saldo il patrimonio statale, con la mediazione delle banche d’affari, a cominciare da industrie e società, quindi i terreni demaniali che dopo cinque anni possono cambiare destinazione d’uso, cioè da verdi a cemento. Insomma, il Britannia II.

Il problema è un altro: da questa situazione non si esce e ci avviamo a un bagno di sangue per le classi più deboli. Le pensioni, anzitutto, cuore del sistema sociale. E il lavoro che non c’è e non lo puoi creare artificialmente. La soluzione migliore sarebbe uscire dall’euro, ma ne siamo prigionieri. Quando si concede a altri di battere moneta diventi un suo servo. Dichiarare fallimento come ha fatto l’Argentina è semplicemente folle. Bisogna sapere cosa è successo lì prima di dire queste cose. In Italia la cosa prenderebbe poi anche un’altra piega.

In generale andiamo verso una situazione esplosiva (non si parla più dei famigerati derivati, attendo di vedere le banche americane, francesi e tedesche) e mutamenti violenti. La storia ha cambiato pagina e la politica è ancora ferma al Novecento, a degli attori fuori tempo. Sul piano interno, nostro, si richiederanno sempre e nuovi sacrifici e con un progressivo restringimento degli spazi di democrazia (farlocca quanto si vuole) e perciò si andrà verso derive pericolose, con proteste di piazza e dove prima o poi un sistema autoritario sarà visto da molti come una provvidenza del cielo.

giovedì 10 novembre 2011

Senza freni


Un esempio di come funziona Goldman Sachs la banca d’affari americana per cui lavora anche il liberista di ferro Mario Monti?

Il CEO (amministratore delegato) di Goldman Sachs è Lloyd Blankfein, colui che ha dichiarato di fare il lavoro di Dio ("I'm doing God's work"), che è poi quello di raggirare la gente. Un esempio? È stato chiamato a deporre davanti alla Commissione d’inchiesta sulla crisi finanziaria per l’accusa di avere, tra l’altro, mentito ai propri clienti vendendo loro titoli garantiti da mutui casa senza menzionare che la Goldman stessa avrebbe tratto profitti da un calo di valore dei titoli stessi.

Il presidente della giuria, Philip Angelides, ha detto che questo modo di fare è come vendere una macchina con freni difettosi e quindi acquistare una polizza assicurativa sugli acquirenti di queste vetture. Blankfein si è difeso dicendo che lui ha venduto ai propri clienti ciò che essi volevano. Esatto, essi volevano un’automobile, ma non con i freni difettosi e coperta da una rischio che in caso d’incidente a guadagnarci è il proprietario dell’autosalone.

Blankfein, nel 2006 ha guadagnato 54.400.000 dollari, ma gli è andata peggio l’anno dopo, quando ha portato a casa solo 53.965.418 dollari. È stato finanziatore della campagna di Hillary Diane Rodham Clinton, così come gli alti papaveri della Goldman hanno versato un milione di dollari per la campagna di Obama, il quale non ha mancato di far giungere una montagna di dollari alla banca quando è stato il momento di salvarla. Nel solo mese di febbraio 2011 è stato ricevuto alla Casa bianca 11 volte.

Naturalmente Mario Monti – sia detto senza ombra d’ironia – non c’entra nulla con questa sporca vicenda (così come Goldman & C. non c’entrano con le vendite dei titoli di stato italiani di ieri) e anzi siamo sicuri che da presidente del consiglio saprà fare solo gli interessi dell’Italia quando si tratterà di vendere il patrimonio pubblico. Come faranno del resto Giuliano Amato, senior advisor per l’Italia di Deutsche Bank, e Domenico Siniscalco, già ministro di due governi Berlusconi (ricordate?) e managing director e vicepresidente di Morgan Stanley International, nonché country head per l'Italia, sempre di Morgan Stanley (il galantuomo il 7 marzo 2011, in merito alla vicenda della nomina di Alfredo Meocci alla direzione generale della RAI, è stato condannato dalla Corte dei conti al risarcimento di undici milioni di euro, insieme ad alcuni consiglieri Rai).

Il golpe e i suoi notai



Oggigiorno è altrettanto grave essere ignoranti che disonesti. E per quanto riguarda la disonestà vi è una lieve differenza tra essere disonesti e il non essere onesti. Una sfumatura che si può apprezzare soprattutto in paesi a tradizione cattolica, laddove, per esempio, è considerato meno grave coprire un crimine con l’omertà anziché con la menzogna.

Non cedo di dover ribadire il mio trentennale giudizio sulla torva figura di Silvio Berlusconi o sulla melma del suo governo, né quindi sul suo colossale conflitto d’interessi favorito in vari modi e ripetutamente dai cascami di quello che fu il partito comunista. Un conflitto d’interessi, scrivevo l’altro giorno, che a differenza di altri, è alla luce del sole. Punto.

Il laticlavio conferito a Mario Monti è una mossa maldestra, poiché rivela anche a chi non voleva vedere quanto galleggia da mesi. Quali meriti possa vantare il Monti rispetto a moltissimi altri è cosa tutta da dimostrare. Che la sua nomina arrivi nel giorno più topico della crisi finanziaria dell’Italia è un altro indicatore della strumentalità di tale conferimento.

Pertanto, ci dice il Quirinale, Mario Monti sarà, a meno di colpi di scena sempre possibili in un ambiente torbido come quello romano, il prossimo presidente del consiglio. Non l’ha eletto nessuno e il laticlavio conferitogli è appunto solo un’ammuina in stile borbonico. Suo sottosegretario sarà Letta (quello vero, non il nipotino) a garanzia degli interessi di Berlusconi.

Ma chi è Mario Monti? È il presidente del gruppo europeo della Commissione Trilaterale. Da chi è composta tale commissione? Da industriali e banchieri, gente d’affari. E qual è il passatempo di questi galantuomini? Consigliare. È una commissione di consigliori. Inoltre Monti è un dipendente della Banca privata americana Goldman Sachs, un consigliere speciale per le questioni internazionali. Di cosa si occupa, oltre che di speculazione, questa banca? Anzitutto di mediazioni sulla compravendita dei beni patrimoniali che gli Stati sono costretti a privatizzare.

Andreste mai da un notaio per la vendita della vostra abitazione sapendo che egli è un dipendente dell’acquirente della vostra casa?

mercoledì 9 novembre 2011

Il segreto di Pulcinella



Il centrosinistra, le cosiddette opposizioni, di errori nei riguardi di Berlusconi ne hanno compiuti parecchi. Ma l’errore di ieri, di non aver votato contro, è possibile che si riveli anche più grave e denso di conseguenze. Magari non subito, ma nel tempo, nei prossimi mesi.

Il centrosinistra, non meno che il centrodestra, è composto da personaggi che si ritengono molto astuti e da vent’anni insistono sul sistema elettorale maggioritario, ignorando che la prima preoccupazione di Mussolini una volta salito al potere fu quella di eliminare quello proporzionale. Il maggioritario è un espediente tecnico, un trucco per ottenere una maggioranza che l’elettorato altrimenti non esprimerebbe. Essi sanno benissimo che la sinistra non è maggioranza nel paese, ma con questo stratagemma pensavano di forzare i numeri e avere in mano il governo del paese. Ed infatti, il vero passaggio dalla prima repubblica all’attuale è stato dato dal cambio del sistema elettorale (dapprima col mattarellum, 1993, più uso delle liste civetta, dal 2001, che elude la quota proporzionale), solo che ad approfittarne non è stata la "gioiosa macchina da guerra", ma soprattutto un venditore d’illusioni più esperto.

Scrivevo a febbraio che Berlusconi non ha inventato nulla, egli è la sintesi organica di questo sistema che le elezioni e nuovi attori non potrebbero cambiare, se non e al massimo su questioni secondarie. Berlusconi non ha vinto e stravinto solo perché ha manipolato il consenso elettorale, egli ha vinto soprattutto perché ha saputo cavalcare un sogno e dare credito al culto della ricchezza, della felicità merceologica per tutti. Un sogno e un credito profusi a piene mani dai media, senza sosta, messaggi subliminali disseminati come mine empatiche ovunque, in pubblicità, telenovela e reality che hanno conformato la mentalità e il gusto più di ogni ideologia politica diretta, che in ogni momento ammaliano, spingono a desiderare, consumare, emulare. Berlusconi prima ancora di vincere nell’urna ha addomesticato l’anima del suo “pubblico”.

Ora, come un prodotto commerciale che non funziona più, come una merce che ha superato la data di scadenza, sta per finire nella pattumiera. Ma non deve disperare, c’è sempre la possibilità che le cosiddette opposizioni gli servano l’occasione di ritornare. Come J.R..

Ma di quale democrazia state parlando?


Ieri su Raitre, in una trasmissione condotta da Corrado Augias, c’era un tipo che presentava un proprio libro, il quale ha affermato che il presupposto della democrazia è il capitalismo. Non si tratta di una considerazione – ha sottolineato – ma di un’evidenza storica. Augias di rincalzo: non dobbiamo santificare la democrazia ateniese, poiché essa era un’altra cosa.

Non si rendono conto, questi propagandisti borghesi, che la democrazia è una nozione relativa sul piano storico, economico e politico e come essa si presti facilmente alla mistificazione, tanto è vero che i liberali inglesi difesero per secoli e armi in pugno l’istituto della schiavitù, così come nella costituzione americana la schiavitù, fino alla sua formale abolizione, fu il convitato di pietra. E del resto, allo stesso modo, con la medesima evidenza storica, si può sostenere che il fascismo e il nazismo hanno avuto come presupposto il capitalismo, così come le loro isomorfosi  sparse qua e là nei vari continenti.

Per democrazia moderna s’intende comunemente ed essenzialmente un regime sociale che ottiene la sua legittimazione per via elettorale, ma sappiamo bene come il voto sia condizionato dal potere detenuto dalle élite capitalistiche. Pertanto la democrazia attuale è una particolare forma politica del dominio di classe e solo fino a quando questa forma è conveniente e compatibile con i relativi interessi. Se invece per democrazia s’intende il “potere del popolo” tout cour, allora non è della nostra epoca che stiamo parlando ma forse di una futura.

Pertanto è vero che la libertà e la democrazia borghesi non sono altro che il prodotto storico dello sviluppo economico della società e hanno per presupposto i caratteri tipici e generali del modo di produzione capitalistico, ma va aggiunto, come tratto saliente, che l’unica vera libertà difesa strenuamente dallo Stato della borghesia è la libertà della stessa classe proprietaria di sfruttare il lavoro dei proletari così come la democrazia ateniese era il potere esercitato dai cittadini liberi (maschi) sulla massa degli schiavi.

Nell’antichità, quale fosse la forma di governo, le società annoveravano un’enorme quantità di schiavi. La società contemporanea, quale sia la sua forma di governo, annovera un’enorme quantità di salariati. Accanto alla libertà formale si trova collocata in ogni dove la schiavitù del bisogno. Come ebbe ben a rilevare Marx, “ne consegue che tutte le lotte nell’ambito dello Stato, la lotta fra democrazia, aristocrazia e monarchia, la lotta per il diritto di voto, ecc. ecc., altro non sono che le forme illusorie nelle quali vengono condotte le lotte reali delle diverse classi”.

La democrazia americana o inglese di due secoli fa, non esigeva ancora la scomparsa del modo di produzione schiavistico. In seguito, nell’epoca del trionfo del capitalismo, le antiche forme di schiavitù non servono più e anzi sono d’intralcio poiché “per trasformare il denaro in capitale il possessore del denaro deve trovare sul mercato delle merci il lavoratore libero, libero nella duplice accezione che usi, quale persona libera, la propria forza lavorativa come propria merce, e che d’altronde non debba vendere altre merci, che sia libero e spogliato, privo di tutte le cose che occorrono per poter realizzare la sua forza lavorativa”.

Ecco quindi la vera base della democrazia attuale, il suo presupposto. Ma anche sul piano elettorale, su quello della rappresentanza, la democrazia sta subendo una rapida involuzione in quanto a decidere non sono più i parlamenti e i governi eletti, ma gli organismi sovrannazionali, economici e finanziari, sulla base dei “parametri” dei vari trattati. Ciò è reso evidente dal fatto, proprio in questo periodo, che chiunque sia al governo in Italia (come altrove), non può adottare nessuna iniziativa autonoma se non nel rispetto del dettato della Banca centrale europea e di chi la controlla di fatto, cioè il capitale finanziario.