Nulla di nuovo sotto il sole. Come avevo già scritto in passato l’elettorato ebraico di Palestina non vuole alcun accordo con i palestinesi, può al massimo tollerarli come infermieri, camerieri autisti, giardinieri, personale di servizio. Quanto alla borghesia palestinese è meglio stendere un velo pietoso, non da oggi.
L'errore fondamentale compiuto dai palestinesi non è stato quello del 1948, ma risale a molto tempo prima, e ormai non c’è più nulla da fare. L’unica speranza che avevano i popoli arabi di liberarsi degli ebrei in Medioriente è stata offerta dal terzo Reich, ma sappiamo com’è andata a finire.
Chi leggerà queste parole storcerà il naso, per non dire altro, ma si tratta della pragmatica storica, ossia del realismo cinico di cui essa è intrisa, e che riguarda non solo le sorti dell’ebraismo ma anche quello dell’umanità intera e, come vediamo ora, dei palestinesi. Del resto, la storia è storia di stermini e di assassinii di massa.
Poi, nel dettaglio lo schema è ben noto: queste atrocità sono commesse da individui imbevuti da idee estremiste elaborate e diffuse da ideologi. Va anche detto che non si può mettere nessuno in prigione per le sue idee, ossia dimostrare fin dall’inizio un nesso causale tra questa retorica e atti criminali, così in tal modo nascono e si diffondono ideologie che fanno presa come quelle di Hitler e Netanyahu.
Quando bambini e adolescenti manifestano qui nella civile Europa per il diritto all’istruzione e vengono picchiati, gasati, mutilati e accecati per strada dalla polizia, tutto può improvvisamente degenerare in criminalità. Basta sentire in giro con quanta sicurezza marziale la gente più o meno comune confonde il potere con l’oppressione.
È il sogno inespresso della borghesia benestante quello di provare cosa significhi dominare: un piacere che raramente le viene concesso dai mercanti e dai banchieri.
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