lunedì 28 settembre 2026

Il programma minimo della sinistra

 

La guerra ha sempre spaccato la sinistra. Il 4 agosto 1914, quando i socialdemocratici al Reichstag votarono i crediti militari, l’Internazionale si dissolse in un giorno. Così scrive il manifesto. Quale sinistra? I lacerti del PDS e della Margherita? Veltroni, Franceschini, Serracchiani e compagnia bella? Oppure Conte? Di sinistra costui? Ma andiamo, è una delle tante scorregge sfuggite al controllo di Grillo.

Per essere un partito di sinistra, sempre nell’ambito del contesto parlamentare borghese, bisognerebbe essere quantomeno dei riformisti radicali. E cioè? Il “nodo” non può essere solo l’Ucraina, ma avere un programma incompatibile con la UE, con la BCE e con la NATO.

Dunque condannarsi per sempre a una posizione minoritaria? Ma appunto in ciò consiste la contraddizione immanente – il dilemma della nostra epoca – al riformismo quando vuole essere di sinistra. Berlinguer, per esempio, dal cosiddetto compromesso storico ne uscì con le ossa rotte.

Se oggi vuoi essere di sinistra, devi mettere in conto l’accusa di essere contro l’Unione Europea, quindi l’accusa di antisemitismo, di intelligenza con Putin, l’antipatriottismo e insomma l’accusa di avventurismo e di estremismo. La battaglia ideologica è la battaglia più importante. La Chiesa cattolica lo sa da millenni, la borghesia da secoli.

Mettiamola più semplice: possono dirsi di sinistra solo coloro che non vogliono o non hanno le energie per lavorare oltre una certa età, magari con precari contratti a tempo determinato; che vogliono essere sicuri che i propri cari ricevano le cure di cui hanno bisogno, o che non sopportano più le sempre più amare pillole di un sistema sanitario a due livelli; che credono che coloro che traggono profitto dallo smantellamento dello stato sociale debbano essere chiamati a risponderne e non solo in via ipotetica. Insomma, roba simile.

Possiamo immaginarceli Schlein e Conte aderire senza se e senza ma a un programma minimo del genere?

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