La guerra ha sempre spaccato la sinistra. Il 4 agosto 1914, quando i socialdemocratici al Reichstag votarono i crediti militari, l’Internazionale si dissolse in un giorno. Così scrive il manifesto. Quale sinistra? I lacerti del PDS e della Margherita? Veltroni, Franceschini, Serracchiani e compagnia bella? Oppure Conte? Di sinistra costui? Ma andiamo, è una delle tante scorregge sfuggite al controllo di Grillo.
Per essere un partito di sinistra, sempre nell’ambito del contesto parlamentare borghese, bisognerebbe essere quantomeno dei riformisti radicali. E cioè? Il “nodo” non può essere solo l’Ucraina, ma avere un programma incompatibile con la UE, con la BCE e con la NATO.
Dunque condannarsi per sempre a una posizione minoritaria? Ma appunto in ciò consiste la contraddizione immanente – il dilemma della nostra epoca – al riformismo quando vuole essere di sinistra. Berlinguer, per esempio, dal cosiddetto compromesso storico ne uscì con le ossa rotte.
Se oggi vuoi essere di sinistra, devi mettere in conto l’accusa di essere contro l’Unione Europea, quindi l’accusa di antisemitismo, di intelligenza con Putin, l’antipatriottismo e insomma l’accusa di avventurismo e di estremismo. La battaglia ideologica è la battaglia più importante. La Chiesa cattolica lo sa da millenni, la borghesia da secoli.
Mettiamola più semplice: possono dirsi di sinistra solo coloro che non vogliono o non hanno le energie per lavorare oltre una certa età, magari con precari contratti a tempo determinato; che vogliono essere sicuri che i propri cari ricevano le cure di cui hanno bisogno, o che non sopportano più le sempre più amare pillole di un sistema sanitario a due livelli; che credono che coloro che traggono profitto dallo smantellamento dello stato sociale debbano essere chiamati a risponderne e non solo in via ipotetica. Insomma, roba simile.
Possiamo immaginarceli Schlein e Conte aderire senza se e senza ma a un programma minimo del genere?
No!
RispondiEliminaNon credo che ne abbiano bisogno. Basta guardare alla storia recente. Gli ultimi tre casi di ricorso alle urne (chiamando tutto il popolo) sono stati: 1.elezioni politiche, set. 2022; 2. Referendum sul lavoro, giu 2025; 3. Referendum costituzionale, mar 2026. Purtroppo, i media riportano solo percentuali, per cui mi sono andato a calcolare personalmente i valori assoluti: in tutti e tre i casi, incredibilmente, il voto allineato con i partiti di sinistra è stato espresso da 15 milioni di elettori: suppongo sempre gli stessi, detratti i morti e aggiunti i neoelettori, che si presumono in uguale numero. Se invece guardiamo allo schieramento opposto, vediamo una fluttuazione consistente: dalla chiara maggioranza nel 2022, al non voto del 2025, al palpabile astensionismo del 2026.
RispondiEliminaSe ne desume che, con molta evidenza, l'elettorato di sinistra è fedele. Poiché nei contenuti programmatici (e nelle precedenti esperienze di governo) non c'è quello che tu poni come requisito per essere chiamati di sinistra, si deve pensare che la ragione per cui i 15 milioni votano come votano è: battere le destre. Se questa è la motivazione, è chiaro che per le c.d. sinistre le elezioni sono una sinecura: infatti, battere gli avversari è un altro modo per dire: far vincere i nostri, indipendentemente dal programma. Pertanto, Schlein, Conte, Bonelli possono fregarsene di tutto, fino a che esisteranno Meloni,Salvini, Marina B. e -gioia!- Vannacci.
Sono troppo impegnati con minigonne e scollature per trovare tempo per queste quisquilie.
RispondiEliminaPietro