Anche settembre se n’è andato. Tra meno di cento giorni ci saremo fumati anche questo caloroso 2026. Che però non è ancora finito e può riservarci ancora delle sorprese prima di Natale, quando ancora una volta ci prenderà la mania della merce, tanto che non sanno più cosa inventare pure in Cina.
La nostra vita è sempre più una vita di giorni incerti e dunque non c’è da farsi illusioni anche per i giorni che verranno, anzi. La stupidità si è cristallizzata, ed è un risultato cumulativo di troppe negligenze, del fatto che ognuno s’è sentito assolto da responsabilità proprie. Abbiamo fatto passare con noncuranza certe idee, ed adesso assistiamo a una reazione a catena fuori controllo, che non si può fermare.
Questo presente indicibile non è segreto, sta travolgendo il pianeta. Le contese internazionali non si combattono più solo con le cannoniere e le baionette. La tecnologia non si limita al ruolo di supporto, le macchine possono agire autonomamente. Il passato che ritorna è anche peggio.
In fondo non ce ne frega nulla o non più di tanto. Lo percepisco anche quando racconto delle “storie”. Sarà che non le saprò raccontare bene, che le racconto per sfuggire alla mia vita di periferia, in un quartiere grigio e quasi benestante, ma ad ogni modo è indicativa l’indifferenza col quale è stato accolto anche l’ultimo racconto, che mi ha preso ore e ore per ricostruirlo con la precisione che mi è stata possibile. Ha raccolto un solo commento, che peraltro non avrei dovuto pubblicare.
Mi chiedo, ma non vi annoiate a leggere le solite puttanate sulla misure delle gonne e altra pornografia del genere?
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