Ho accolto con molto favore la notizia che a scuola si potrà anche fare a meno, tra gli altri, di Spinoza, di Marx e di altri astrusi fuori di testa. Era ora. Il più contento di tutti, ritengo con qualche cognizione di causa, sarebbe il Marx stesso. Se dico questo, diventa quindi semplice intuire il motivo del mio favore a tale programmatica iniziativa ministeriale. Del resto, non aver studiato il pensiero e a maggior ragione l’opera dell’ipocondriaco di Treviri, non ha precluso a molti di poter sedere in scranni accademici e ministeriali. Né ha impedito ai molti marxisti del tempo che fu e ai sempiterni furieri della divulgazione culturale di parlarci in lungo e in largo dell’interessato, soprattutto spiandone le mosse dal buco della serratura con la propria fedele Lenchen.
Eppure, torno a ripetere un mio vecchio vaticinio, il grande Vecchio tornerà a far parlare si sé, forse anche molto presto. Ci troverà un po’ impreparati, tuttavia, come per altre questioni, non servirà averlo frequentato nei banchi di scuola e tantomeno nelle biblioteche, pubbliche e domestiche, per poter dipingere dei ritratti esaustivi ed esatti sul suo conto, scavandone a fondo la psicologia. Queste mie parole sono di vena polemica? Ma neanche per idea, esse rappresentano esattamente e semplicemente la descrizione della distruzione della ragione, strada sulla quale siamo ottimamente avviati.
Sarebbe sufficiente presentarlo agli studenti medi come “un conversatore semplice e persino bonario, con storie inesauribili, pieno di umorismo e sempre pronto a scherzare con sé stesso”. Sottolineando, tra l’altro, ciò che un suo giovane amico ebbe a dire, dopo i suoi due anni di contatti piuttosto frequenti con l’autore del Capitale: «Non ricordo», disse, «alcun episodio che assomigliasse minimamente a questo modo di trattare i giovani come anziani, che avevo riscontrato occasionalmente con Chicherin e Lev Tolstoj. Karl Marx era più europeo e, sebbene forse non apprezzasse particolarmente i suoi amici scienziati, preferendo i compagni di lotta di classe del proletariato, era sufficientemente ben educato da non dare alcuna indicazione delle sue preferenze personali nel suo comportamento.»
In un adolescente sarà così la semplice scoperta che l’astruso e severo Marx in realtà rinvia a una curiosa combinazione di una prodigiosa superiorità intellettuale con uno spirito bonario e persino con una certa infantilità. Stupiva tutti coloro che entravano in contatto con lui. Sua moglie lo chiamava sempre “bambinone”, ed egli si sentiva a suo agio soprattutto in compagnia dei bambini. Lo possiamo veder trasportare con disinvoltura per tutta la casa il suo nipote prediletto, Johnny, appollaiato sulle sue spalle.
Ogni forma di ipocrisia e diplomazia gli era insopportabile, l’assenza di rigidità nei confronti delle debolezze umane altrui, unita a un’implacabile autocritica: tutto ciò era celato agli occhi del mondo sotto un’armatura impenetrabile. Un ritratto, questo, troppo agiografico? Anche i suoi critici e perfino i suoi nemici lo descrivevano come un uomo bonario e di straordinaria modestia e semplicità.
Ciò non toglie che s’incazzasse (l’insegnante usi esattamente questa espressione, per far più presa sull’alunno), non solo con i suoi maldestri avversari, ma anche con parenti ed amici come Lafargue e Liebknecht. Spesso li rimproverava verbalmente e per corrispondenza, in quanto politici, senza curarsi del loro orgoglio. Ma essi erano uomini troppo straordinari per non comprendere il motivo delle sue sfuriate, e non pensarono mai di serbargli il minimo rancore.
Poi, all’alunno si potrà anche dire che Marx scrisse, quale critico dell’economia politica, delle opere un tempo ritenute importanti, e che, magari durante le vacanze, sempre se l’alunno curioso vorrà, potrà leggerle di sua sponte e di prima mano. Ma subito gli si dovrà dire che nelle opere pubblicate da Marx non troverà mai nulla che anche solo alluda a come dovrebbe essere strutturata e organizzata una società comunista. Anzi, gli si dovrà precisare, mettendolo in guardia, che la sola idea di una società improntata alla proprietà comune dei mezzi di produzione è un’aberrazione sia sotto il profilo ideologico che storico.
Però così l'alunno curioso rimane insoddisfatto. Non vorrei che si assimilasse Karl a Michelangelo. È pacifico che alla Pietà Rondanini non va messa mano da parte di scultorelli posteriori: ma all'assenza di una descrizione compiuta della società comunista qualcuno avrebbe dovuto porre rimedio, in un secolo e mezzo. Altrimenti si legittima il ricorso alla realtà sovietica come unico modello disponibile.
RispondiEliminaall'alunno curioso, Karl spiega perché omette di dire cose che non è possibile stabilire in anticipo e in dettaglio.
EliminaAnche Zinoviev la pensava più o meno così
Elimina"Ma subito gli si dovrà dire che nelle opere pubblicate da Marx non troverà mai nulla che anche solo alluda a come dovrebbe essere strutturata e organizzata una società comunista. Anzi, gli si dovrà precisare, mettendolo in guardia, che la sola idea di una società improntata alla proprietà comune dei mezzi di produzione è un’aberrazione sia sotto il profilo ideologico che storico."
RispondiEliminaBirbante!
😁😁😁😁
Un vecchio lettore