L’Iran mina lo Stretto di Hormuz. Le promesse di sicurezza di Trump agli armatori sono parole vuote. È bastata una settimana e mezza dopo l’inizio della guerra da parte degli USA e Israele per scoprire il bluff. Hanno sbagliato i loro conti: l’Iran non è l’Iraq, come del resto già scrissi e documentai sei anni fa.
La cronaca: l’attenzione internazionale si è rivolta allo Stretto di Hormuz. L’Iran aveva iniziato a minare la vitale rotta marittima, e però Donald Trump dichiarava che “non c’erano segnalazioni” di mine posate, e ha minacciato conseguenze di “proporzioni senza precedenti” qualora la situazione dovesse cambiare. Poco dopo, gli Stati Uniti hanno segnalato la distruzione di diverse imbarcazioni presumibilmente utilizzate come posamine.
La tecnica di posa nautica: le mine marine possono essere piazzate dai pescherecci o dai sottomarini tascabili. Gli esperti stimano che l’arsenale iraniano comprenda tra 2.000 e 6.000 mine di questo tipo. Particolarmente temute sono le mine da fondale di progettazione cinese: giacciono immobili sul fondale, vengono attivate da sensori passivi delle navi e colpiscono lo scafo della nave dal basso.
Quella di lancio: oltre allo schieramento via nave, l’Iran possiede anche capacità di dispiegamento a lungo raggio altamente avanzate: il sistema di lancio missilistico iraniano Fajr-5, ad esempio, può essere modificato in modo che le mine marine vengano trasportate dall’artiglieria e sganciate con il paracadute sull’area bersaglio. È mobile e può essere schierato dall’entroterra, il che contrasta i tentativi degli Stati Uniti di impedire la chiusura dello Stretto di Hormuz bombardando singole imbarcazioni (*).
La risposta americana: la ricerca di mine è un processo complesso e costoso: la sola possibilità della loro presenza è sufficiente a mettere in stato di massima allerta le compagnie di navigazione (e i loro assicuratori) e a impedire il transito navale. Inoltre, secondo Reuters, solo mercoledì tre navi mercantili sono state colpite nel giro di poche ore. Dall’inizio della guerra, la British Maritime Watchtower (UKMTO) ha registrato 13 attacchi confermati a navi civili.
Il bluff: la scorta militare statunitense per le navi mercantili, ripetutamente annunciata dal presidente degli Stati Uniti, è più un’esibizione. Martedì, Reuters ha riferito che la Marina statunitense ha finora respinto tutte le richieste di protezione tramite scorta, citando l’elevato rischio di attacco. Secondo l’agenzia di stampa, circa 150 soldati statunitensi sono rimasti feriti finora. In precedenza, le dichiarazioni ufficiali avevano menzionato solo otto feriti.
Le conseguenze: la chiusura dello Stretto di Hormuz comporta conseguenze economiche devastanti che vanno oltre il petrolio: circa un terzo dei precursori dei fertilizzanti azotati del mondo attraversa lo stretto. Sono colpite anche le riserve di gas naturale liquefatto e di zolfo, una materia prima fondamentale per le batterie.
Aumenteranno ancora i prezzi dei prodotti petroliferi e non solo quelli, nonostante l’Agenzia Internazionale per l’Energia abbia proposto il più grande svincolo di riserve petrolifere della sua storia: 400 milioni di barili, misura cui hanno aderito i 32 Stati membri. Se si dovesse verificare un crollo di Wall Street, Trump sarà appeso a testa in giù al pennone della Casa Bianca.
La situazione: a Teheran, i residenti hanno segnalato il bombardamento più pesante dall’inizio della guerra. L’ambasciatore iraniano all’ONU ha parlato di 1.300 civili uccisi finora. Da parte israeliana, i funzionari hanno espresso costernazione per il fatto che gli attacchi non abbiano ancora portato al collasso dello Stato iraniano. Nonostante i bombardamenti, non si sono visti segni di rivolta tra la popolazione iraniana, riporta Reuters.
(*) In un articolo specialistico di 12 anni or sono si legge: «A volte l’Iran annuncia nuovi programmi missilistici, nomi e prestazioni che appaiono discutibili, ma attendibili sono le armi in dotazione a corto raggio, come i missili balistici (Srbm, short-range ballistic missiles) Naze’at (100-130 km.), la famiglia degli Zelzal (Zelzal-1, 150 km.; Zelzal -2, 210 km.; Zelzal- 3, 200-250 km., Fateh-110, 200-300 km.; Shahab-1 Scud B, 350 km.; Shahab-2 Scud C, Hwasong-6, 750 km., e Qiam 1, 700-800 km.).
«Si può quindi affermare che qualsiasi sistema con una gittata di 200 km. lanciato da una delle basi missilistiche iraniane situate lungo le coste del Golfo Persico, è in grado di colpire qualsiasi posizione nella parte meridionale del Golfo situata di fronte alla Repubblica Islamica.»
Dodici anni più tardi, si può ragionevolmente supporre che l’Iran abbia notevolmente migliorato i suoi sistemi di lancio e i sui missili. E le capacità di difesa israeliane reggeranno a lungo?

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