mercoledì 18 marzo 2026

Asettici e selettivi


Un raid aereo pakistano sulla capitale afghana, Kabul, ha ucciso più di 400 persone e ne ha ferite altre 265 lunedì sera. I rapporti indicano che il bombardamento ha colpito l’ospedale Omid, una clinica specializzata per tossicodipendenti. È una notizia passata quasi inosservata. E ormai dimenticata è anche quella delle giovani vittime della scuola di Minab assassinate con un missile Tomahawk.

Nulla è più banale della morte, nessuna vita può esistere senza la partecipazione della morte. Ma c’è modo e modo di morire. Nei conflitti bellici attuali una parola non usa più: “assassinio”. Si preferisce parlare di “uccisioni”. Anche nel caso di vere e proprie stragi. Come sappiamo essere asettici quando la morte riguarda gli altri. Ieri sera, alla radio, ascoltavo un “esperto” di questioni internazionali. Com’era asettico parlando di bombardamenti questo “teorico” del massacro. Di personaggi simili ne possiamo annoverare di illustri, da Giulio Cesare a Giulio Douhet.

A Firenze la Scuola Militare Aeronautica è intitolata al generale italiano Giulio Douhet. È il liceo “dove si formano i cittadini di domani”.

Nel 1921, fu pubblicato un libro intitolato Il Dominio dell’Aria, scritto dal generale Douhet. In esso, egli delineava una dottrina secondo la quale le guerre future sarebbero state vinte grazie all’aviazione, capace di radere al suolo le infrastrutture industriali del paese nemico, costringendolo così alla capitolazione. Douhet includeva nel suo piano il bombardamento di massa dei civili, perché, a suo dire, “le popolazioni, spinte unicamente dall’istinto di autoconservazione, esigeranno a qualsiasi costo la cessazione dei combattimenti, forse anche prima della mobilitazione dell’esercito”. Tutti gli stati maggiori volevano attuare questa allettante strategia, e i suoi effetti si videro a Guernica, Shanghai, Rotterdam, Londra, Berlino, Le Havre, Dresda, Tokyo, Hanoi e, più recentemente, a Gaza. Il risultato di questa nobile teoria è che non ha mai funzionato e però ha ucciso un numero enorme di civili innocenti.

E poi c’è la censura. In Israele è in vigore dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. Un esempio. Quando un missile iraniano ha colpito un obiettivo militare di Tel Aviv il 3 marzo, e le schegge hanno raggiunto una scuola vicina, era consentito riprendere solo la scuola. Poiché due giornalisti di CNN Türk avevano filmato anche il quartier generale militare durante una diretta, i due sono stati arrestati. Asettici e selettivi, se non si vogliono passare dei guai.


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