Più debole è lo stato sociale, più forte è lo stato militare. È ciò che sta avvenendo in Europa e ovunque. Chiunque privatizzi i servizi pubblici, dall’acqua alla sanità, dall’energia alle comunicazioni, crea deliberatamente maggiore disuguaglianza, malattia e morte prematura. L’esperienza ci insegna che non si fermeranno davanti a nulla, lasciando dietro di sé una scia di cadaveri.
Le nostre società si sono trasformate in modo decisivo in entità totalitarie e imperialiste, laddove i diritti sociali ed umani funzionano come strumento morale per valutare gli obiettivi politici. Questo include non solo il “normale” darwinismo sociale come principio guida della “sinistra” liberal-imperialista (quella che su Repubblica celebra Habermas “erede dei Lumi e profeta d’Europa”), ma ora la rinascita tout court dell’ideologia fascista.
Un punto di svolta in questo processo fu la guerra di aggressione della NATO contro la Jugoslavia nel 1999, alla quale parteciparono tutti i governi. Un “intervento umanitario” che fu, come al solito, preparato con menzogne grottesche, che mostrò un livello di demagogia che non si vedeva dagli anni Trenta, fatta eccezione per le “giustificazioni” degli Stati Uniti per le loro guerre, tipo il Vietnam e poi, in seguito, l’Iraq, lo sterminio dei palestinesi e oggi l’Iran.
Gli Stati Uniti avevano ribattezzato la loro guerra contro l’Iraq nel 1991 “Desert Storm”, un titolo hollywoodiano, con una schiera di liberal intellettuali che identificavano Saddam Hussein come una reincarnazione di Hitler, quando in realtà non era altro che uno de tanti dittatori che governano quell’area e tante altre nel mondo. Al massimo ci si limitava a criticare le modalità con cui era stata attuata la giustificazione giuridica internazionale per Desert Storm, ottenuta dagli Stati Uniti con mezzi discutibili in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Stava risorgendo, ancora una volta, un’epoca in cui il mondo avrebbe fatto della guerra una categoria fondamentale della storia mondiale.
La mentalità civile del dopoguerra da parte della maggioranza della popolazione europea era volta al rifiuto del riarmo e della guerra. Questa mentalità non cambiò nemmeno dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Nella primavera del 1999, mentre si prendeva il primo sole sulle spiagge, l’aviazione italiana e della NATO ci sorvolava diretta a bombardare, con bombe all’uranio e a grappolo, città e paesi, impianti chimici, stazioni tv e centrali elettriche in Jugoslavia per oltre un mese. L’“intervento umanitario”, si diceva, era volto a scongiurare presunti crimini contro l’umanità, la “precisione chirurgica” degli attacchi aerei non era altro che la continuazione della “retorica dell’emergenza” con mezzi particolarmente menzogneri.
Con lo spezzatino jugoslavo, la UE controlla i Balcani occidentali, che assolvono bene al loro compito di prevenire l’immigrazione da quel lato. Dal 1999, gli Stati Uniti mantengono nel Kossovo (Camp Bondsteel, come lo chiamano loro), la seconda base militare più grande d’Europa, una portaerei inaffondabile con oltre 7.000 soldati, da cui è possibile raggiungere rapidamente il Mar Nero, la costa russa, il Medio Oriente e il Nord Africa.
Lo smantellamento di un movimento pacifista che si faceva sentire, fu merito in Italia e nel resto d’Europa di tutti gli schieramenti politici. E venne il turno della Russia, con tutti unanimi nel fare uno spezzatino, un piatto succulento di materie prime e idrocarburi nel quali intingere il pane. Si puntava a un nuovo ordine giuridico democratico globale, che in realtà nascondeva le mire del vecchio ordine imperialistico, fino ad arrivare al genocidio perpetrato dai sionisti, i quali s’innervosiscono per ogni bambino palestinese che si sottrae alla morte con la fuga. Eretz Israel, come avevo facilmente vaticinato, non riguarda solo la Palestina, ma ora il Libano e poi andranno oltre.
Oggi siamo giunti ad un altro punto di svolta e non è difficile immaginare dove ci porterà.
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