La dichiarazione congiunta dei leader di Germania, Gran Bretagna e Francia di domenica sulla guerra con l’Iran è la prova che questi tre criminali sulla scena mondiale vogliono una fetta del bottino che Stati Uniti e Israele potrebbero mietere, e stanno quindi offrendo “misure difensive” per distruggere le strutture iraniane “alla fonte”. C’è molta salivazione imperiale in corso; i diritti e la vita umana giocano un ruolo solo nella propaganda. Dopotutto, dichiarano di non essere fascisti.
Anche la “deterrenza anticipata” di Emmanuel Macron, la nuova dottrina francese sulle armi nucleari, è la risposta di un predatore che trova la base dei suoi affari in uno stato di anarchia. Approfitta della fine di tutti i trattati sul controllo degli armamenti strategici, l’ultimo scaduto a febbraio.
L’offerta di Macron di fornire ora a otto paesi la “protezione” di caccia Rafale dotati di armi nucleari, integrando così l’accordo di “condivisione nucleare” garantito a parole da Trump, e garantendo al contempo alla Germania un “ruolo chiave”, difficilmente è stata presa bene da Washington, e a Mosca e Pechino potrebbero coglierla come una ribellione di non modesta entità.
Macron e Merz hanno ben chiaro che Trump è tutt’altro che pazzo. Considera gli europei dei perdenti politici globali che non hanno colto il pericolo esiziale dell’ascesa della Cina e della multipolarità in generale. Ecco perché vuole rimodellare il panorama politico, nella misura in cui ciò è ancora possibile, e considera la costruzione dell’UE come un elemento di fastidio, una cosa persino ridicola.
Dove tutti combattono contro tutti, addirittura per dei “valori”, vuol dire che regna l’autoinganno, ovvero la frode. Proprio come nelle bande di rapinatori. Un film proiettato più volte nel Novecento. Un remake che però questa volta si gioca con le armi nucleari sotto il tavolo. Sopra il tavolo, noi.

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